Napoli accarezza se stessa attraverso i volti della propria umanit . Sorride sorniona e li osserva mentre percorrono i passi della vita. E con tutta la sua anima variegata non è venuta meno neanche sabato scorso, quando Rosa Panaro e Tony Stefanucci si sono ritrovati davanti all’altare della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli dove cinquant’anni fa hanno dato avvio alla lunga marcia di un matrimonio percorso con allegria e coraggio, tra gioie e avversit , emozioni e sofferenze, felicit  e lacrime, tenendosi per mano, senza mai interrompere il loro viaggio nella creativit .
Scultrice, Rosa. Scenografo, Tony. Registi, insieme, delle loro nozze d’oro. Palcoscenico, la strada di quell’Accademia dove hanno siglato l’avventura di una complicit  che ha lasciato tracce profonde nell’avanguardia napoletana. In giacca blu, lui. Per lei, abito bianco e nero, con cappellino in tema, ideati dalla sapienza di una costumista (Carla) che ha seguito con affetto e premura materne le sue due creature per tutta la serata, trascorsa, dopo la commozione di un rito semplice ma intenso, nel vicinissimo Caffè dell’Epoca. Collaudato ritrovo d’artisti, dove Amedeo e Giuseppe Pianese (sullo sfondo di un tableau con foto di coppia, ripresa mezzo secolo prima mentre si festeggia nella Cappella di Sansevero, accanto al Cristo velato) hanno accolto una colorata e incessante nuvola d’invitati per gli sposi d’arte.
Timballini di maccheroni, mini sartù di riso, piccoli cestini rustici colmi di melanzane a funghetti, danubio, mozzarelle, vino rosso, gateau mariage tradizionale…. Compagni di una serata conclusa con minuscoli melograni di terracotta, firmati e distribuiti da Rosa. Istantanee e sorrisi da una citt  che non smette di sorprendere…

Nelle immagini, Tony e Rosa, sposi d’arte da 50 anni, fotografati da Nando Calabrese