La lavorazione del ferro e la fotografia sono i mezzi usati da Rosaria Iazzetta per denuncia i soprusi della societ  in cui si vive. Summa dei suoi lavori è il volume “La mala tolleranza” (edito da Ulisse & Calipso Edizioni Mediterranee). La presentazione del libro è stata l’occasione anche di inaugurare la sua personale alla galleria napoletana “Franco Riccardo Artivisive” in piazzetta Nilo 7. La mostra, visitabile fino al 25 aprile, si compone di quattro sculture, di una sezione fotografica frutto del progetto P.N.P. progresso non Pubblicit  e di due installazioni in cui, grazie alla Fototeca della Soprintendenza per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della Citt  di Napoli, due straordinarie foto di opere pittoriche presenti al Museo di Capodimonte, “Madonna del Baldacchino” di Luca Giordano e “Il ritorno del figliol prodigo” di Mattia Preti, sposano due sculture. «Ho affiancato le mie opere a quelle di Luca Giordano e Mattia Preti, presenti a Capodimonte spiega Iazzetta per far capire come il bene con il tempo sia diventato male». Il ferro, pulito e liscio, si presta bene, con le sue contorsioni, a raccontare le storture della societ . L’instabilit  e precariet  della attuale realt  sono rappresentate dai tre piedi che danno squilibrio alla scultura. «Non ci trovo nulla di sbagliato ad affacciarmi alla finestra e gridare contro quello che c’è di male. continua Non dobbiamo tollerare le cose ingiuste». In un’opera il potere politico osanna la camorra e il popolo è una gallina al guinzaglio di questa malato rapporto. «Metto alla ribalta il sopruso che viviamo. Il testo raccoglie 160 testimonianze di vittorie del male e poi dieci interventi che raccontano la vittoria del bene. Ecco perch “mala tolleranza”». Io interpreto quelle voci che non hanno la possibilit  di urlare e di parlare.

Per informazioni e contatti www.riccardoartivisive.it

riccardoartivisive@libero.it

Per visitare la mostra dal luned al venerd ore 11/20

In alto, Rosaria Iazzetta. In basso, da sinistra, particolare da un’installazione dell’artista e una sua scultura
(foto Maria Volpe Prignano)