Sempre di corsa, si finisce per sbocconcellare un spuntino al bar e tornare in ufficio. Se il tempo non è stato poi cos tiranno e la mamma multitasking, tra ardite gimkane, è riuscita a portare in tavola qualcosa di più succulento di un omologato precotto, ecco che i sensi si risvegliano. Per una straordinaria alchimia le emozioni si mescolano alle pietanze e si attivano ricordi che sembravano dimenticati. Scorrono immagini che rimandano all’infanzia, a persone care venute a mancare, a episodi dolci o malinconici che hanno scandito le pagine della vita.
Questo potere evocativo del cibo, custode e testimone degli affetti, Rosi Padovani l’ha sperimentato nel suo privato, nella famiglia d’origine e nel nuovo nucleo che ha formato una volta sposatasi. Grazie all’editore Gino Giammarino, “che – come tiene a ricordare l’autrice stessa – ha pubblicato il libro sotto uno slancio emozionale, senza chiedere nulla, ma semplicemente per dare voce a quegli scrittori che altrimenti rischierebbero di non averne, schiacciati dal sistema”, gran parte delle esperienze attinte al suo spazio emozionale ciascuna associata a una particolare ricetta – sono confluite nel volume “Basilico a Natale” con la prefazione di Roberto Russo e le dodici originali illustrazioni di Lello Esposito.
Al suo primo libro, – presentato alla Feltrinelli di via San Tommaso D’Aquino lo scorso gioved 29 novembre- Rosi Padovani non è nuova al motivo gastronomico, che ha portato sul palcoscenico firmando la trilogia Genovese, Sartù e Ragù, presentata al Napoli Teatro Festival Italia nell’ambito del progetto Il teatro in cucina. Come gli attori che, cucinando dal vivo, abbattono la quarta parete e si accomunano agli spettatori, cos la scrittrice napoletana ci lascia entrare nel suo microcosmo domestico dove vicende familiari e personali diventano accidenti e sentimenti condivisi.
Per questa intrigante antologia di racconti autobiografici, in cui i sapori sono dei flashback, ha scelto un titolo davvero singolare il basilico, è un odore che rimanda al Natale, e lo stridente gioco di opposti funge da chiave di lettura del variegato repertorio di aneddoti, restituendo, al tempo stesso, le specificit  dei singoli protagonisti immersi in un vissuto quotidiano non alieno da divertenti contraddizioni.

Ne parliamo con l’autrice
La prima ricetta che presenti sono le alici indorate e fritte, protagoniste di un evento per te molto importante …
“S, la nascita di mio figlio Nicola, che ho avuto quand’ero molto giovane. Essendo il primo nipote, sia per i nonni materni che per quelli paterni, l’intera famiglia ha partecipato al parto ho impiegato due giorni per dare alla luce il “Bambinello”. Mio marito, sotto il peso delle imminenti responsabilit  genitoriali, aveva 37 e mezzo di febbre e sua madre, mentre io ero in travaglio, arrivò con un pacco di alice indorate e fritte. Quando il ginecologo bussò, perch era arrivato il momento, tutti i parenti si nascosero in bagno per mangiare le alici.
Facendo ricorso al registro del ironia, metti sempre sempre un po’ di pepe nelle vicende che racconti, come nella ricetta della parmigiana di melanzane …
“Esattamente. Quando ho conosciuto mio marito, non mangiava dolci e quando abbiamo festeggiato il primo anniversario di nozze, gli ho fatto spegnere la candelina sulla parmigiana, che adoro preparare. Tra l’altro la parmigiana di melanzane è stato anche l’escamotage con cui l’ho riconquistato”.
Con il marito preso per la gola, un posto determinante nell’architettura del libro occupano i tuoi figli …
Certo, e in particolare a loro è legata una contraddizione divertente della mia vita. Io, che ho la vocazione della mamma e della nonna, mi sono ritrovata a dover fare i conti con un destino per il quale entrambi sono lontani. E’ proprio vero che la quantit  non restituisce la profondit  di un legame, che a distanza si è addirittura rafforzato. Il libro, in realt , è nato proprio dall’intento di mantenere questo filo con loro attraverso la quotidianit . All’inizio mandavo le ricette a mia figlia legandole sempre con un po’ di racconti di casa, e devo dire che dopo quella fase giovanile di esplorazione e, al tempo stesso, di protesta, che ha giustificato il loro allontanamento dal nido e dalla citt  di Napoli, con tutte le sue contraddizioni e debolezze, hanno riscoperto molto forte il legame con le radici”.
Prossimi progetti in cantiere?
“Sto lavorando al prossimo spettacolo. Con Il teatro in cucina ho scritto la trilogia e un quarto testo che è stato messo in scena nell’ambito dei percorsi di avvicinamento al Forum Universale delle Culture . Ho avuto l’onore di avere tra gli interpreti Orazio Duran degli Inti Illimani che con Antonella Morea, protagonista della trilogia, ha cantato e cucinato insieme. Antonella e Orazio avevano gi  cantato come Compagnia di Canto Popolare e Inti Illimani venti anni fa. E’ stato un bellissimo ritrovarsi il loro vissuto personale e la storia dei rispettivi gruppi, senza             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«Bdimenticare l’esilio dello storico gruppo cileno, quale voce della rivoluzione, è passato attraverso il meraviglioso curanto preparato da Orazio e la parmigiana cucinata da Antonella. Dunque culture a confronto attraverso la musica, la cucina e la storia dei popoli. Il prossimo lavoro, sulla scia di questo, è uno spettacolo che debutter  in Romania la prossima primavera. La mia compagna di viaggio è Maria Varriale De Curtis de “L’Oro di Napoli”, e a lei mi unisce una straordinaria amicizia oltre che un legame lavorativo”.

In foto, l’autrice con Roberto Azzurro alla presentazione della Feltrinelli e la copertina del libro

10 dicembre 2012