Nel nome, un destino. La sua stessa casa è il suo box. All’anagrafe Bosso Rosaria, Roxy per tutti. Da sempre. “In the box nasce quasi per gioco” spiega l’artista. “Lavoravo in un negozio dove attivavo contratti telefonici. Ognuno aveva il suo box dove ricevere i clienti… Quando eravamo in negozio… spesso i colleghi chiedevano: “dov’è Roxy? Nel box!”. nato l ed è rimasto”. E continua: “All’epoca non pensavo che i miei lavori potessero diventare di dominio pubblico” e ha un piccolo ripensamento… “Ogni tanto mi vien voglia di cambiare nome, rinascere… adottare un nome diverso, anche se sarebbe un po’ come ricominciare da zero. Cambiare nome è cambiare identit “.

Niente Accademia di belle arti, ma istituto d’arte ma, “dopo la scuola mi sono allontanata dall’ambiente artistico e dai miei colori per via di alcune delusioni. Poi mi si è riaccesa la passione. Sono stata a Bologna, ho studiato alla Doxa con un vecchio maestro la tecnica dell’affresco. L sono rinata artisticamente”. E Bologna le è rimasta nel cuore: “è la mia seconda citt . Le mie migliore amiche sono l. L’ho vissuta dai 23 ai 30 anni, un periodo importante in cui mi sono formata”. Ma ammette: “Ci torno spesso, ma non ci tornerei a vivere perch è cambiata molto”.

Quindi, ritorno a Napoli. “Il napoletano influisce nel mio modo di vivere. A Napoli siamo tutti condizionati in quello che facciamo e nella vita. Dobbiamo rispettare delle cose ed essere anarchici in altre. E questo di riflette in quello che fai, nel quotidiano”. Ma la sua arte è ispirata dalla citt  fino a un certo punto. “Quello che tratto si può collegare a Napoli, ma può essere associato anche ad altri luoghi”.

La sua è una personalit  “multicolor, anche se preferisco i colori freddi. Adoro il blu in tutte le sue tonalit . Mi piace associare i colori assurdi, quelli che non indosseresti. Io li metto nei quadri”. Quadri che risentono di un forte immaginario pop. “Vengo spesso associata al pop, per i colori e per certe ispirazioni dalla pubblicit . Ma nella mia opera, da sempre, c’è un messaggio sociale. Trovo che il pop sia un linguaggio semplice per parlare a più persone possibili”.

Una scelta decisa nel suo approccio artistico: “Uso solo acrilici. A m piacciono le campionature piatte. Gli acrilici li trovo molto finti e li preferisco agli olii”.

Di recente, nel vortice di una polemica, per via di un lavoro esposto al Pan per l’evento “Emergency room”. Superman Cristo, Padre Pio Robin e la Madonna Batman. La mia opera si riferiva all’importanza dei media nella nostra epoca. Di quanto le persone si lasciano fuorviare dai media. Il mio messaggio era quello di farsi coltivare dallo spirito e dalla fantasia. C’era anche una frase che diceva: “più lo ripeti più prendono potere”. I media ti bombardano. Hanno preso troppo piede sugli esseri umani”. Ma il messaggio è stato mal recepito. “Nello stesso periodo un altro artista aveva esposto, contro le dichiarazioni del papa, un Cristo col preservativo. Gran casino sui giornali che ha travolto anche me”. Un’artista che si dichiara credente: “Son credente. Non credo nella chiesa, ma nella forza delle persone. Cristo, Padre Pio, la Madonna sono figure esistite che hanno lasciato una traccia forte”.

E intanto, si dedica a un nuovo progetto. “Un grosso lavoro video e musicale, in collaborazione con la galleria Trisorio. Siamo ancora in fase progettuale. Da settembre comincer  il lavoro fisico”.

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano) Roxy in the box e un’opera dell’artista