Il suo “Lego” sono stati gli acidi della camera oscura. Con nonno e padre fotografi, Riccardo Ruggiano abbraccia presto le vie dell’arte. Vie rafforzate dall’incontro con Nicola Russo, suo maestro di modellato al liceo artistico, che ripeteva sempre “fate, facite, mette in opera”. Ruggiano ne fa tesoro e un dictat “tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare”.

E fa. Cominciando dalla fotografia. La usa, ci lavora, ci arriva in Francia (al sud) verso la fine degli anni ’80. “Lavoravo con le agenzie di comunicazione e pubblicit  ricorda dalle brochure del comune al fotoreporter, passando per gli scatti alle automobili”. Oltralpe resta per 5 anni.

Nel ’91, mentre la guerra dilania la ex Jugoslavia, Ruggiano è l. “Ma non ero preparato, non ero li per quello, è accaduto. Ho scattato delle foto, ma non ho portato a termine nessun lavoro”. Poi il rientro in Italia “per problemi familiari” e la campagna toscana, dove porta un pezzo della sua Partenope con mostre di fotografia sull’architettura di Napoli”.

Infine, il ritorno nella sua citt , dove continua con la fotografia, “in b/n per conto terzi e per le cerimonie”, finch flash e obiettivi vengono appesi al chiodo arriva la scultura. A cui si dedica da una quindicina d’anni. In particolare, scultura applicata “E’ quando qualcuno arriva con un’idea e ti chiede di realizzarla”. Betty Bee, Gloria Pastore, Roxy in the box. Sono solo alcune delle artiste che hanno beneficiato dell’abilit  di Ruggiano.

Tanto lavoro per gli altri, poi quella domanda “perch non farlo da me? Per me?”. E cos, esperto conoscitore di materiali, firma le sue opere. Da oggetti che combinano il design con la praticit  d’uso di tutti i giorni caffettiere, portauova, bottiglie, cestini del pane, in un elegante bianco atossico (e in tiratura limitata). Alle maschere, dal teatro greco al kabuki. Tra queste, fa capolino una terrificante Linda Blair posseduta dal demonio ne “L’esorcista”. In lattice, indossabile. “Mi è stata commissionata da un cliente appassionato di horror”.

Il teatro si rivela ottimo palcoscenico per il talento di Ruggiano che firma scenografie per il San Carlo. Con particolare affetto ricorda il lavoro sul “Socrate immaginario” diretto da Roberto De Simone. “Un ottimo lavoro di squadra. Merito della costumista, Zaira De Vincentis, che mi portò dei precisissimi bozzetti”. I pezzi preferiti “il fantasma di Cecilia, la moglie morta del Socrate, una macchina teatrale, copiata dalla “Pudicizia” della cappella Sansevero, costituita da una scocca in lattice con struttura d’alluminio e il resto in stoffa. Il demone, interpretato dal rapper Polo, avvolto in un costume ispirato ai Bronzi di Riace, fatto di placche per dare l’idea che il metallo fosse spaccato, calzabile totalmente e in gommaspugna per mantenerne la mobilit . E le furie, dei colli alti oltre 2,5 metri, indossati in testa come cappelli”.

L’ultimo lavoro è “un’avventura intrapresa con don Sandro dei Girolomini”, su un Cristo ligneo bizantino. Avventura nata “per il mio affetto a quel ciocco di legno, più antico dello stesso complesso”. Amore a prima vista “Ho il culto dell’emozione che ti trasmette un’opera. Accanto al Cristo di Sanmartino, vidi questo Cristo monco nonostante le braccia troncate, lo trovi carico di solennit . Don Sandro mi illustrava le opere del complesso e io continuavo a guardarlo sott’occhio, finch mi chiese se mi piacesse quello”. Da qui, più che un restauro, “un’ipotesi di ricostruzione”. Un lavoro difficile. “Dovevo cercare di non emozionarmi troppo, di non perdermi in quello sguardo sereno, come se la figura non fosse inchiodata, ma in piedi davanti alla croce a osservarti fisso, impassibile, rispettoso delle tue turbe quotidiane. Il modellato bizantino non rappresenta il Cristo terreno, ma la divinit . La sofferenza non c’è, ci sono la consapevolezza, la coerenza di chi sa e sembra dire non vi turbate, sono qui per questo, il mio calvario era previsto”.

Riccardo Ruggiano è credente? “No, ma mi appassionano la figura di Cristo e il suo messaggio non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te e ama il prossimo tuo come te stesso hanno una forza dirompente e anarchica impareggiabile”.

Ruggiano sar  in collettiva il 28 ottobre (ore 19) per l’inaugurazione della galleria Nea in via Costantinopoli 53.

In foto, dall’alto, il fantasma di Cecilia e una maschera giapponese

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Ex Riccardo Ruggiano

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