Mancava al San Carlo da 60 anni l’Onegin di Čajkovskij e la qualit  in scena ha scagliato un fendente alle nubi minacciose che avvolgono i destini del Massimo napoletano. Una risposta che lascia ben sperare, in linea con gli sforzi sostenuti dall’amministrazione e da tutte le maestranze per valorizzare il brand. I conti economici, infatti, sono in equilibrio, come testimonia l’incremento degli incassi registrati nell’ultimo triennio. Sono i 40 milioni di esposizione debitoria che hanno reso inevitabile il commissariamento. E in questa situazione di preoccupante instabilit , coloro che sono gli artefici di lunga storia di successi, dall’orchestra al coro passando per il corpo di ballo, ancora una volta, con una professionalit  e una dedizione encomiabili, hanno fatto s che l’incanto della bellezza tenesse in scacco i particolarismi e le meschinit .
grazie a loro che prendono forma i quadri viventi di un dramma esistenziale radicato nell’eterno conflitto tra le ragioni del sentimento e le regole del consorzio umano. Come ha sottolineato l’antropologa Amalia Signorelli, intervenuta nel corso dell’ultima replica, (domenica 9 marzo, ndr) l’opera dovrebbe recare il nome di Tatiana e non quello di Evgenij Onegin, perch è costei la vera protagonista della vicenda.
L’eroina è l’incarnazione dell’innocenza dell’amore, intesa come energia vitale, mentre Onegin è un uomo senza qualit , nient’altro che la proiezione di ideale vagheggiato. La fragilit  non la vince, come una lettura sommaria potrebbe dare a intendere. Infatti, ella non soccombe all’umiliazione del rifiuto, ma è pronta a rialzarsi fino all’ingresso nell’alta societ  grazie al matrimonio con il principe Gremin. Quando il caso porta di nuovo Onegin sulla sua strada, Tatiana sceglie autonomamente di opporsi ai dettami dell’amore, anche se stavolta il narciso dandy si è trasformato in un innamorato appassionato.
Il ghiaccio si scioglie in acqua, letteralmente sul palcoscenico, ma Tatiana non cambia il proprio stato. Resta una moglie fedele e questa scelta autonoma getter  Onegin nella disperazione. Nella vita reale, però, dominata da una cultura maschile diffusa, che continua a considerare le donne alla stregua di oggetti da possedere, quel senso di frustrazione troppo spesso diventa brutale violenza che uccide non solo il corpo, ma soprattutto la libera espressione della sessualit  femminile.

da gioved 20 marzo a gioved 27 marzo

biglietto da 35 euro

Tratto da un poema giovanile di Lord Byron, Le Corsaire debuttò a Parigi nel 1856 e si rivelò immediatamente un successo strepitoso, anche grazie all’ambientazione esotica e alla coinvolgente storia d’amore di Medora e del pirata Conrad.
Per saperne di più

www.teatrosancarlo.it

Nelle foto, una scena di Onegin e Amalia Signorelli