Ritorna per decima volta al San Carlo “La vedova allegra” di Franz Lehr, la favola bella dell’ochetta di campagna che diventa uccello del paradiso. Gli elementi su cui ruota questa che per antonomasia rappresenta il genere dell’operetta sono amore, gelosia e soldi.
«Una geniale parentesi disneyana nella Vienna di Schnberg e Berg», la definisce il regista Federico Tiezzi, sospesa in quella mescidanza di culture e di stili, che costituisce la cifra del travagliato avvio del XX secolo. Finita la Belle poque, nuovi scenari si profilavano all’orizzonte, sempre più dominati dall’economia, che cominciava ad assumere quella dimensione mondiale, che fu a tutti chiara nel 1929. E proprio nell’anno della crisi di Wall Street il regista ha collocato questo allestimento, concepito quando si cominciava ad avvertire la gravit  del caso Lehman Brothers.

Il denaro diventa il motivo conduttore di tutta la vicenda, anche se la favola non può che chiudersi con il matrimonio della bella e ricchissima vedova. Il carattere sensuale ed erotico della trama si dipana sullo sfondo di una Parigi festosa, protagonista di quella “apocalisse leggera” che caratterizzava quel periodo, nel quale Vienna affossava, sotto la minaccia della bancarotta. Il matrimonio della vedova diventa un affare di stato, indispensabile per salvare l’economia del Pontevedro, stato fittizio, ma confinante con l’impero asburgico. Insomma, l’operetta, pur nella sua apparente leggerezza, è il ritratto di un’epoca, dipinto con mano delicata e con tratto elegante, non senza riferimenti alla psicoanalisi freudiana.
Il regista ha voluto evidenziare il sapore profetico del capolavoro in scena al Massimo napoletano, spostandola nel tempo dal 1905 al 1929 e proiettandola nell’universo culturale di Kurt Weill, di Pina Bausch, del musical basti osservare la pettinatura di Hanna, che richiama Jean Harlow e i suoi cavalieri vistiti alla Fred Astaire. Il punto di forza di questo allestimento è la regia, con il suo chiaro intento di approfondire il testo e il senso della vicenda e dell’intera operetta, senza incupirla, anzi donandole maggiore spessore e intensit .

Nella rappresentazione del 23 gennaio, a cui si riferiscono queste cronache, sul podio Alfred Eschw guidava con polso sicuro i complessi del San Carlo e un cast vocale davvero rispettabile
nel ruolo del Barone Mirko Zeta il bravissimo Bruno Praticò, Carmela Remigio, convincente Hanna Glawari e Marco Di Sapia, non sempre a suo agio, tuttavia, nei panni del Conte Danilo Danilowitsch. Degna di nota anche Annamaria Sarra (Valencienne). Simpatico e trascinante Peppe Barra che interpretava Njegus, cancelliere dell’Ambasciatore.

Le prossime rappresentazioni
marted 26 gennaio 2016, ore 20.00 (turno C/D)
mercoled 27 gennaio 2016, ore 20.00 (fuori abbonamento)
gioved 28 gennaio 2016, ore 18.00 (turno B)
venerd 29 gennaio 2016, ore 20.30 (fuori abbonamento)
sabato 30 gennaio 2016, ore 19.00 (fuori abbonamento)
domenica 31 gennaio 2016, ore 17.00 (turno F)
marted 2 febbraio 2016, ore 20.00 (turno M Opera)
mercoled 3 febbraio 2016, ore18.00 (fuori abbonamento)

Per saperne di più

www.teatrosancarlo.it

Nella foto, una scena dello spettacolo