Nello scrigno delle memorie della citt  del Vesuvio, il culto di San Gennaro appare come una costante, magari più evidente in momenti particolarmente critici, mai interrotta, tuttavia.

Da quando è stata istituita la Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro (1601), con l’intento di edificare la Cappella, che fu pronta nel 1646, il consesso di nobili rappresentanti dei Sedili di Napoli ha sempre avuto cura di celebrare le solennit  connesse con il culto del Santo con celebrazioni liturgiche, che trovavano nella musica la loro espressione più compiuta.

Nell’intricato dedalo di viuzze del centro cittadino, in un arcipelago di centri di creazione e di fruizione di musica, fior di compositori e di esecutori davano voce alla dedizione del popolo al Santo, affidando a turno ai sei Sedili Popolo, Capuana, Montagna, Nido, Porta, Portanuova- il compito di organizzare le celebrazioni. I due autori del volume svelano al lettore una miriade di avvenimenti, di cui viene ricostruita la memoria, interrogando i testimoni cartacei, scrupolose scolte del tempo. La Cappella del Tesoro, assai frequentata dai fedeli nelle varie ricorrenze, subisce molteplici metamorfosi dallo studio delle variazioni degli organici si possono ricavare informazioni sui cambiamenti stilistici e formali che caratterizzano il campo musicale, specchio fedele delle sensibilit  e degli umori della societ .

Il volume, prezioso per la messe di dati che racchiude, non è un’arida lista di musici e di strumenti; è piuttosto il ritratto di una realt  musicale, storica e culturale, che parte dall’osservazione dei fenomeni musicali legati al culto del Santo, per allargarsi, a giro d’orizzonte, a contemplare un intero ambiento, di cui il lettore può saggiare l’atmosfera e respirare il colore locale. A partire dalla celebrazione in occasione della posa della prima pietra, il 7 giugno 1608,si può rilevare la presenza autorevole della musica in tutte le stagioni della storia di Napoli e della sua gente. Alla direzione della Cappella si sono alternati musicisti generalmente di elevato spessore, tra cui spicca Francesco provenzale, che però non mantenne buoni rapporti con la Deputazione, al punto da essere invitato a cedere il posto. In seguito si scorgono i nomi di Nicola Fago, del figlio Lorenzo, del figlio di questo, Pasquale, e di Giacomo Insanguine, fino a Francesco Durante e al tramonto del Secolo dei Lumi, con cui termina la ricerca.

Marta Columbro Paologiovanni Maione, La cappella musicale del Tesoro di San Gennaro di Napoli tra Sei e Settecento, Turchini edizioni, Napoli 2008, pp. 634, € 32,00.

Maestri nella sacra folla dei suoni

Del libro e della sua lunga elaborazione parliamo con Marta Columbro, coautrice del volume, storica della musica e docente in Conservatorio.
Come è nata l’idea di studiare la vita musicale della Cappella del Tesoro di San Gennaro tra sei e settecento?
“Paologiovanni Maione e io sapevano che la Cappella era stato un centro di iniziative musicali importanti e che non era stata mai oggetto di studi approfonditi. Dobbiamo ringraziare l’abate della Cappella, don Vincenzo De Gregorio e il principe Giovan Battista De Medici di Ottaiano, uno dei deputati della Cappella del Tesoro, molto attivo e attento al recupero fu lui che, sette otto anni fa, puntò molto su questa ricerca. All’inizio volevamo soltanto chiedere di accedere ai documenti, non avevamo ancora in animo di realizzare la pubblicazione del nostro lavoro, che il principe stesso ha voluto”
.
Quali le caratteristiche salienti della produzione musicale napoletana nata all’ombra del Santo?
“A livello prettamente musicale, abbiamo rinvenuto notizie di tanti musicisti che si facevano merito di aver lavorato per san Gennaro. Giordano, Insanguine e tanti altri chiedevano addirittura di lavorare gratis per la Cappella per i musicisti del tempo era come lavorare per la Cappella Reale. C’era una sorta di graduatoria di attesa per occupare posti a pagamento e non. Si evincono notizie preziose per conoscere la professione dei musicisti in quel tempo, le glorie e i disagi della loro condizione.curioso notare come c’era una sorta di tutela della categoria, che operavano gli stessi musicisti tra di loro se un musicista si ammalava, il sostituto passava l’intera paga al collega ammalato. Tutto, ovviamente, veniva supervisionato dai Deputati. Altra cosa molto interessante è la connotazione fortemente legata al territorio la storia della musica sacra differiva in Italia da luogo a luogo, nel senso che a Napoli c’erano in organico strumenti che non si trovavano in Cappelle del Centro o del Nord. Per lungo tempo l’arpa e l’arciliuto sopravvivevano, mentre altrove erano scomparsi. D’altra parte, si può osservare una precoce introduzione degli oboi ai tempi del Viceregno austriaco, che evidentemente finiva con il condizionare, se non determinare, delle scelte. Particolarissimi erano gli organi napoletani, perch dotati di sonorit  tutte loro. C’erano dei registri, per esempio, che             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
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»E  »RLIKERESETeNULLSHARESLAVErPSIGNMIDptkoi8uRTRIMeROWS ptxxïïxaiutavano a eseguire le pastorali, imitando il suono delle zampogne”.
Quali personaggi hanno maggiormente contribuito alla grandezza della Cappella?
“Filippo Coppola è sicuramente il musicista che crea una svolta decisiva per la Cappella nei carteggi solitamente si parla di musica vocale in generale. Da quando arriva lui, aumentano gli strumenti e si trovano maggiori dettagli sui ruoli degli strumentisti. Queste precisazioni configurano l’importanza che la musica stava assumendo nella Cappella, non più qualcosa di sussidiario, ma di sempre più importante. Di rilievo, poi, è il caso di Provenzale che fu dapprima allontanato dalla Cappella e poi dalla Cappella Reale. Si possono creare relazioni, infatti, con quello che accadeva nelle altre istituzioni musicali ne scaturisce un quadro preciso delle storie dei musicisti napoletani. Questo studio serve a disegnare una mappa della musica napoletana, ma anche ad avere notizie su interpereti e compositori, le cui biografie spesso sono lacunose. Tempo fa è stato scritta una accurata monografia su Insanguine, il cui autore, però, non sapeva- e non poteva saperlo- che il musicista aveva lavorato per la Cappella”.
Una curiosit  quale fu il destino della Cappella nei due secoli successivi, l’otto e il novecento?
“I documenti dell’ottocento sono più numerosi di quelli del novecento abbiamo scelto sei e settecento perch in questi due secoli la Cappella ha costituito un centro di iniziative pregevoli. Dopo la Rivoluzione di Napoli del 1799 si riscontra una riduzione dell’attivit , che segnala un cambiamento di rotta epocale, che riguarda tutta la storia della musica del nostro ottocento. Dai documenti traspare una decadenza, un avvicinamento ad altri generi, altri stili, altri linguaggi”.

L’EVENTO
Il libro sar  presentato il 24 marzo 2009 nella Cappella del tesoro di San Gennaro in occasione del concerto “Passione” che l’orchestra della Piet  de’ Turchini proporr  in ricordo di Francesco Provenzale (1624-1704), autore delle musiche in programma, composte da maestro della Cappella reale.

Nella foto, uno scorcio della Cappella del tesoro di San Gennaro