In…canto in Basilica. Per il organizzato dal Consolato francese nella basilica di San Giovanni Maggiore dove si è esibito il coro di voci bianche del Conservatorio di Toulose con musiche dal Rinascimento ai giorni d’oggi diretto dall’inglese Mark Opstad. Programma colto e molto articolato, particolarmente interessante Tota pulchra es di Guillaume (n.1587), Memento Salutis Auctor di William (n.1543), Deus Canticum Novum di Giovanni Matteo Asola(1540), Extraits du Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi (n.1710), Ave Verum di Gabriel Faur(n.1845), Tota pulchra es di Maurice Durufl(n.1902), Ave verum di Francis Poulenc(n.1899), Extraits du ceremony of Carols di Benjamin Britten(n.1913), Turot eszik a cig ny di Zoltan Kodaly(n.1882), Mary’s Lullaby di John Rutter(n.1945).
Si accendono i fari da teatro ed entrano ventiquattro ragazzini dai sei anni a meno di quindici. Primo colpo di scena il futuro in un tempio pagano dedicato a Ercole e poi dal IV sec.d.C a San Giovanni Battista. Si dispongono seri come professionisti a semicerchio sotto la grande cupola con le spalle all’ampio abside che conserva due colonne corinzie e nicchie cieche del periodo augusteo a memoria delle sue origini. Si susseguono le voci ritmicamente armoniose amplificate dalla presenza di rosoni racchiusi in ottagoni presenti sulle volte che rendono molto apprezzabile l’acustica.
Qualcuno dimostra di conoscere a memoria il brano perch non ha sempre lo sguardo sullo spartito. Il protagonista è senza dubbio il giovane Opstad. Regola con le dita come su una tastiera i toni. Elegante come un gabbiano vola sulla scia di una Caravella fantastica fatta solo di note musicali o della “nave che va” del sogno di Fellini con le braccia aperte sulle teste dei cantori. Si tuffa nelle bianche onde sonore per far suo il ritmo e quando è al piano, non potendo dirigere con le mani, usa la bocca per imbeccare ad ognuno il tono giusto.
Nella composizione del programma si nota una ottima didattica evidenzia stili e sonorit  diverse scegliendo autori che compongono lo stesso tema. Movimenta visivamente la scena facendo spostare di posto senza far alcun cenno. Muto non come il gabbiano trattiene alcuni sulla pedana mentre gli altri scendono insieme tutto di un fiato silenziosamente. Ora il mare mormora pacato con toni bassi. Risalgono come un’alta onda silenziosa e fulminea e il mare canta a viva voce. Sono azioni sceniche molto dinamiche come “la citt  che sale” e il “discobolo” di Boccioni. Il gruppo compatto si frantuma, si ricompone come un caleidoscopio, vibra nello spazio con gli esilicorpi degli adolescenti. Le voci si colorano con tonalit  diverse e volano con ritmo avvolgente in alto come aquiloni per farsi inseguire da ogni udito.

Il Maestro offre a tutti l’attimo da protagonista sogno sognato da ogni artista ed in particolare da chi fa i primi verso il “fare arte”.
I ragazzi sono belli quando si esprimono artisticamente. Una ragazzina del coro, minuta bionda con la gioia sul viso porta alla memoria la scena finale del film “La dolce vita”. La giovane saluta Marcello assonnato e apatico sulla spiaggia. Lui parla ma lei distante non riesce ad ascoltarlo. Il futuro è troppo lontano dal passato. Tocca a noi, soggetti di una vita a lungo vissuta spesso colma di errori, ascoltare anche muti i giovani. Uno ricorda “Morte a Venezia”.
Il gruppo fa sognare di vedere un drappello di soldati senza armi che difendono la Pace con la Cultura. Alla fine il pubblico inonda la navata di applausi su cui galleggiano soddisfazioni e sorrisi di Opstad e dei ragazzi che si tuffano gioiosi più volte come delfini. Ogni espressione d’arte emoziona quando sussurra ricordi lontani e costruisce nella nostra mente altre immagini viste o vissute.
Il prossimo appuntamento nella stessa Basilica è per sabato 10 aprile alle ore 19 col Coro Universitario “Joseph Grima” nel concerto “Stabat Mater Dolorosa” con le musiche di C. Goumod e di J. Rheinberger diretto da Luigi Grima. Ingresso libero. La musica lievita la nostra cultura.

In foto, bambini del coro