Lutto cittadino luned 30 novembre a Napoli dove il sindaco de Magistris ha ricordato Luca De Filippo in Consiglio di Napoli mettendo in rilievo la sua dedizione nel continuare l’impegno del padre Eduardo per i ragazzi del Filangieri, con un obiettivo combattere il disagio giovanile con l’arte e la creativit . “Se n’è andato con la passione della sua vita e la scuola pubblica di drammaturgia in lingua napoletana che aveva orgoliosamente lanciato sar  intitolata a lui, diventando punto di riferimento per i troppi talenti che non trovano sbocco”.

La prima volta l’ho visto in televisione, in uno sceneggiato televisivo intorno alla fine degli anni 60, era giovanissimo, si chiamava Luca Della Porta e forse in molti non erano a conoscenza che lui era il figlio di Eduardo De Filippo e dell’attrice torinese Thea Prandi. Eppure aveva debuttato, a sette anni con il padre nello storico ruolo di “Peppeniello” di “Miseria e Nobilt ” di Eduardo Scarpetta, lo stesso ruolo che avevano interpretato, bambini, Eduardo, Titina De Filippo e Vincenzino Scarpetta. Una eredit , una sorta d’investitura che il padre gli aveva dato fin dall’et  di sette anni. Ma lui, schivo e modesto, quel cognome l’aveva cambiato sin dal primo vero debutto teatrale con Eduardo, a vent’anni, con “Il figlio di Pulcinella”.
Quella modestia che l’aveva contraddistinto negli esordi, gli aveva fatto riacquistare sulla scena il suo vero cognome solo successivamente, quando i panni dell’attore teatrale erano diventati per lui definitivi, in una scelta fatta di rigore, seriet  e riservatezza come era nel suo carattere.
Luca De Filippo aveva sposato la lezione paterna in tutte le sue variegate sfumature, recependone regole e disciplina.
Eduardo De Filippo, in una rara uscita pubblica, in un famoso discorso fatto a Taormina durante una serata dedicata al teatro, il 31 ottobre 1984, poco più di un mese prima di morire, aveva detto, tra l’altro «Sono cresciuti i figli e io non me ne sono accorto. Meno male che mio figlio è cresciuto bene. Questo è il dono più grosso, più importante che ho avuto dalla natura. Senza mio figlio, forse, io me ne sarei andato all’altro mondo tanti anni fa. Io devo a lui il resto della mia vita. Lui ha contraccambiato in pieno. Scusate se faccio questo discorso e parlo di mio figlio. Non ne ho mai parlato. Si è presentato da s, è venuto dalla gavetta, dal niente, sotto il gelo delle mie abitudini teatrali. Quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare, è stata tutta una vita di sacrifici. E di gelo. Cos si fa il Teatro. Cos ho fatto!».
Questo discorso dimostrava il grande amore che Eduardo aveva per il figlio, cresciuto all’ombra sua e del “gelo”, appunto, del palcoscenico. Una vita in simbiosi con il padre, dunque,di questa vita che il padre aveva dedicato al teatro, di questa eredit  importante e di certo pesante, Luca De Filippo se ne era appropriato con grande seriet  e partecipazione sperimentandosi in uno svariato ventaglio di ruoli eduardiani, senza dimenticare mai le regole e la disciplina che il padre gli aveva insegnato e che tutto questo comportava.

Dagli esordi, si diceva, alle tante commedie interpretate al fianco di Eduardo, anche nelle famose riprese televisive della fine degli anni ’70.

Come dimenticare il petulante e comicissimo “Nennillo” di “Natale in casa Cupiello”, che ruba nelle tasche dello zio? Un ruolo che Luca De Filippo aveva interpretato con grande ironia e bravura, tanto da rimanere nell’immaginario collettivo degli italiani, con la frase iterativa e ormai storica “Nun me piace o presepio!”. Ancora l’affascinante e accorato “mariunciello” “De Pretore Vincenzo”, pice che Eduardo aveva tratto da una sua lunga e bella poesia. Tantissimi ruoli al fianco di Eduardo, tante indimenticabili caratterizzazioni, come il falso amico Furio La Spina di “Gli esami non finiscono mai”, alcune commedie di Scarpetta che Eduardo mette in scena dirigendolo e tanto altro.

Luca però si sperimento anche con un teatro diverso da quello del padre, oltre che nel cinema, interpretando testi di autori come
Samuel Beckett, Harold Pinter, Molière, Lina Wertmuller, Enzo Moscato, Manlio Santanelli, Gabriele Muccino e molti altri. In ciò, evidentemente, risiedeva la sua volont  di completare la sua caratura di artista a tutto tondo.
Quando il padre si ritira dalle scene fonda una sua compagnia la “Elledieffe” e con questa rinnova la tradizione del teatro eduardiano. Cos alla morte di Eduardo ne diventa unico erede (la sorella, Luisella, era morta a soli undici anni) raccogliendo il testimone di uno dei più grandi autori del Novecento e mettendone in scena drammi e commedie, usando uno stile maturo, personale e consolidato dalla sua ormai importante statura di attore e regista, evitando il pedissequo ricalco della figura paterna.

Famosa la trilogia “Napoli Milionaria”, “Le Voci di dentro”, “Filumena Marturano” diretta dal grande e compianto Francesco Rosi di cui aveva sposato la figlia, Carolina, ch            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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In seguito aveva interpretato e diretto “La grande magia”, “Sogno di una notte di mezza sbornia” di Eduardo De Filippo liberamente tratto da “La fortuna si diverte” di Athos Setti, “Le bugie con le gambe lunghe”. storia recente l’ultimo spettacolo “Non ti pago”. Ma vogliamo ricordare l’impegno civile di Luca De Filippo, presidente della Fondazione dedicata ad Eduardo, che aveva accettato con entusiasmo la nomina, da parte del Sindaco De Magistris, con l’Assessore alla Cultura Nino Daniele, di “direttore della prima scuola del teatro della drammaturgia in lingua napoletana”, facente capo al Teatro Stabile-Teatro Nazionale di Napoli. Inoltre non dimenticava i giovani emarginati, la gioventù negata, cos come aveva fatto il padre promulgando, da senatore a vita, la “Legge Eduardo” per i giovani a rischio, come quelli del carcere di Nisida, progettando nuove iniziative per questi ragazzi.
Un attore e regista a trecentosessanta gradi, con una personalit  artistica di tutto rilievo, una persona rigorosa ma nello stesso tempo dotato di uno spiccato senso dell’umorismo e di ironia salvifica, una persona seria, perbene, con un grande rispetto per l’umanit . Un uomo appassionato e vivificato dal suo senso di intendere il palcoscenico. Un maestro del teatro napoletano e italiano.

Ora Luca De Filippo non c’è più, è scomparso immaturamente lo scorso 27 novembre, nella sua casa romana, colpito da un male incurabile,
lasciando un vuoto immenso nel mondo del teatro, tra i napoletani ma anche in tutt’Italia che aveva avuto modo di seguirlo e applaudirlo in tanti anni di tourne in giro per il Paese.
La scomparsa di Luca De Filippo ci ha lasciati ancora una volta orfani, ancora una volta la mancanza di una presenza importante come la sua imprimer  un vuoto doloroso a questa citt  di cui era figlio. Un pezzo di storia napoletana che finisce. Un artista indimenticabile.

LA SPERANZA DEI GIOVANI DI METTERSI IN GIOCO

Di seguito la lettera di saluto a Luca De Filippo degli allievi della Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Napoli in occasione dei funerali dell’attore al Teatro Argentina di Roma di luned 30 novembre 2015.


Te piace o’ presebbio? No! Noi ti abbiamo conosciuto cos.
Noi che abbiamo avuto la fortuna di recitare per te, farti sorridere, stringerti la mano e forse regalarti qualche emozione. Grazie per averci dimostrato che la nostra citt  ha ancora qualcosa di buono da offrire, per la fiducia che hai saputo infonderci, rendendo possibile con la tua scelta, la nostra scelta! Avremmo voluto “rubare” e imparare il più possibile da te, facendo tesoro di tutti i tuoi insegnamenti ed è per questo che sentiamo in piccola parte il peso di un eredit  enorme che arriva in anticipo, ma che siamo onorati di ricevere, quella di uomo semplice che aveva radicato in s il rispetto per gli uomini che a volte sono attori. Ti vedremo ogni volta che riusciremo ad entrare a fondo dentro le cose, dentro alla vita. Per te, la nostra responsabilit  si carica del tuo medesimo desiderio, porteremo avanti questo progetto con tenacia e con la tua stessa cura, sicuri che tu ci accompagnerai, sperando di poter vivere di teatro come hai fatto tu! Per oggi il sipario rester  chiuso, ma sappiamo che lo spirito dei maestri non muore mai. Il tuo ricordo rester  nella speranza dei giovani pronti a mettersi in gioco.
Nenn te piace o’ presebbio? Si! Adesso si! Non è quindi un addio. A domani maestro.
Come hai voluto tu, i tuoi giovani colleghi.

In alto, una recente immagine di Luca De Filippo