Scampia, una mattinata grigia umida, parcheggio la macchina in via Bakù, mi addentro in uno di quei palazzoni nei corridoi che mi ricordano il Bronx, topi, topi?? Mi sembrano dei grossi conigli neri, degrado e puzza di urina. “Ascensore” grido dopo qualche minuto, gi ! Perch gli ascensori sono due, ma uno è rotto da anni.
LE VELE E IL VESUVIO
Finalmente raggiungo il dodicesimo piano vado a trovare un mio amico malato di tumore, Salvatore ventinove anni diplomato in ragioneria, il classico bravo ragazzo. Salvatore ama quella casa, “Si vede il Vesuvio” mi dice. Gli rispondo che si vede anche il degrado delle Vele. “Gi  ma io guardo il Vesuvio, quel vulcano spento è la mia vita”. Annuisco, parliamo del più e del meno fumando sigarette e bevendo caffè. “Il problema sono i servizi, lenti, scomodi, a volte inesistenti, oggi nella mia condizione è castrante, anche solo uscire da casa, con la paura che al mio ritorno l’ascensore non funziona, io non ce la farei mai a salire dodici piani, se succedesse compro una brandina e dormo nell’androne”.
Ridiamo sull’idea, consapevoli che comunque la situazione e quella che è.
Nel frattempo arriva Sara un’amica e coetanea di Salvatore. Sara è una ragazza solare, vuole divertirsi uscire con gli amici, andare in discoteca, al Pub, insomma la classica giovane donna dei nostri tempi. ” Non hai paura di tornare a casa di notte?” le chiedo ” E che faccio? Mi chiudo in casa come una monaca, reclusa a vita? Certo un po’ di timore c’è, ma poi quasi ti abitui a questo stato di cose”.
Il CORAGGIO DI VIVERE
Continuiamo a scherzare, ci raggiunge un’altra vicina di Salvatore, Cinzia, una ragazza perbene che fa di mestiere la sarta per abiti ecclesiastici. Sua nonna le ha insegnato l’arte del cucito. Esce solo di sabato sera, con il suo fidanzatino. Durante la settimana lavora, la sera fa compagnia a Salvatore.
Ragazzi semplici che continuano a sognare, nonostante che quel quartiere venga additato, emarginato, e posto sotto i riflettori dei mass media per cattiva fama.
“Questo palazzone è pieno di amianto, ci sono stati casi di tumori, e di varie patologie.. ,vuoi andare via? E dove vai? Ho svolto vari lavori dopo il diploma ma niente che ti gratifica nemmeno economicamente, poi la malattia che sto combattendo. Ma quando sarò guarito di nuovo affronterò la realt  lavorativa”.
Mi piace la loro positivit .
Vado via, mentre guido vedo aggirarsi qualche tossico, alcuni in coppia che si sorreggono reciprocamente, mi viene tristezza a guardare questi giovani che si sono bruciati la vita, sembrano fantasmi,zombi senza nessun colore.

I BUONI SENTIMENTI
Quasi non vedo un mio amico che cerca di chiamarmi, Fabio un ragazzo che si è laureato da poco, insegna in un Istituto, non è pagato, lavora per acquisire punteggio, nel frattempo canta in un coro Gospel, e con una compagnia amatoriale mette in scena lavori teatrali in uno spazio all’interno di una chiesa ” E’ tutto a scopo benefico, d’altronde se vivi a Scampia, e hai buoni sentimenti ti adoperi per il sociale, prima che Salvatore si ammalasse, anche lui partecipava alle nostre iniziative, aspettiamo che guarisca cos ritorna a lavorare con noi”.
Mentre sorseggiamo l’ennesimo caffè si avvicinano altri amici di Fabio, qualcuno racconta i malesseri del quartiere, c’è chi si lamenta del fatto che gli amici sono restii a venirli a trovare o a studiare a casa loro. “Hanno paura, si sentono tante cose, e questo ci preclude il rapporto con gli altri. Quasi esci dalla normalit  del quotidiano”.
"LINDI E PINTI"
Si esprimono bene questi ragazzi con un linguaggio forbito pur mantenendo il “Napulegno”. Sono quasi tutti di estrazione prooletaria, figli di famiglie perbene, e, pur, abitando in un quartiere a rischio sono riusciti a rimanere “lindi e pinti”. Sarebbe stato facile spacciare o fare altri illeciti, ma Scampia, la 167 non è solo questa, Scampia è anche “la 167” dei bravi ragazzi che sognano un futuro semplice, sono i ragazzi che partecipano ai provini di X Factor, del GF e di tanti Format, lo fanno per uscire fuori da certi contesti per rientrare nella vita “Normale”.
Saluto i ragazzi, mi avvio verso casa,e quella cos’è? Mi chiedo, una sedia attaccata con una catena e un lucchetto vicino a un lampione della luce, mi fermo incuriosito per fare una foto, nel frattempo un ragazzo si avvicina al palo, con una chiave apre il lucchetto, prende la sedia, in due minuti abbiamo un banchetto per la vendita delle sigarette di contrabbando, arriva una macchina della finanza, due secondi e la bancarella sparisce insieme al ragazzo…
Solo la catena chiusa da un lucchetto che protegge la vecchia sedia da eventuali mariuoli.
LA FORZA DI UN URLO CORALE
Vado via e penso alle frasi della mamma di Salvatore, della mamma di Cinzia .”Ogni volta che i nostri figli escono è un penare, li chiami mille volte al cellulare, stai affacciata al balcone aspettando il loro ritorno, d’altronde gli vuoi impedire di uscire con gli amici?” Tutte l            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«Be mamme si preoccupano, ma se abiti nella “167” diventa una preoccupazione dolorosa, maniacale. Il grande Eduardo diceva agli intellettuali “fuitevenne” . Io invece penso che si debba essere più presenti, per il futuro dei giovani, non bastano solo le importantissime piccole iniziative fatte da ragazzi che si autogestiscono cercando di salvare una piccola fetta di gioventù, credo che dovrebbe esserci iniziative istituzionali forti,come se un urlo corale contro una condizione alienante, di una difficile vivibilit . Tutto questo è doveroso verso chi a il coraggio di vivere nella “167”.

Nelle foto, la sedia incatenata al lampione e uno scorcio delle vele