“Workers – Storie di infanzia negata” è la mostra fotografica ospitata in questi giorni, sino al 6 dicembre, dalla Feltrinelli di Napoli. La triste realt  del lavoro minorile è messa sotto i nostri occhi, grazie al sensibile obiettivo della fotografa Cristina Francesconi. L’artista di Lucca, impegnata dal 2003 come volontaria nel CESVI ( Cooperazione e sviluppo), mette ancora una volta a fuoco la tremenda realt  di alcuni territori, come la Repubblica Democratica del Congo, l’Ecuador e il Nord Uganda.necessario salvaguardare i diritti dei bambini al fine di rendere vivibile, non solo il loro presente, ma anche perch abbiano chiaro il ricordo della loro infanzia. Ogni foto è un ricordo, cos le 24 foto in bianco e nero che “popolano” le pareti dello Spazio Feltrinelli, imprimono il ricordo della realt  di oggi. Questa è la realt  raccontata anche attraverso le parole della fotografa stessa, Cristina Francesconi.

Come si è avvicinata al CESVI?

“In maniera naturale. Una mattina, ascoltavo una trasmissione radiofonica, nella quale era ospite una dottoressa di un ospedale dello Zimbabwe che faceva un appello per procurarsi delle vernici, in modo da ridipingere le pareti dell’ospedale. Allora decisi di rispondere a quest’invito con una mail in cui davo la mia disponibilit  a tinteggiare, non solo di bianco le pareti del reparto di pediatria, ma a colorarle per dare allegria all’ambiente. Dopo tre minuti la risposta: ” Parti pure!”. Solo successivamente ho scoperto che l’iniziativa era sostenuta dal CESVI”.

Cosa l’ha colpita di questa difficile esperienza?

“Al Cesvi sono stati molto chiari e professionali. Mi hanno avvertito, delle estreme difficolt  cui andavo incontro, invitandomi persino a non partire. Ma sono comunque partita. L’impatto è stato durissimo. Il 90% dei bambini di quel reparto era malato di AIDS. Poi era impressionante il silenzio che rendeva l’ospedale ancora più opprimente”.

Come si trova poi la forza in queste circostanze?

“All’inizio è dura. Devo ammettere che i primi giorni piangevo tutte le sere. Vedere morire dei bambini cos! Però sono proprio i piccoli a darti la forza, con il loro sorriso. Quando ho incominciato a dipingere, il reparto si è trasformato, si è colorato. Vedevo rinascere i sorrisi sui loro visi. Per non parlare del coraggio delle mamme, anche loro mi hanno dato l’energia per continuare. Ce ne fu una in particolare che ricordo; al suo bambino mi ero particolarmente affezionata perch era stato il primo a sorridermi. Questo bambino non ce l’ha fatta; però la mamma mi è stata vicina nel corso degli anni e mi ringraziava sempre per averle dato il conforto di aver visto il sorriso sul volto del suo bambino prima di morire”.

In base a cosa sceglie quali foto esporre?

“Naturalmente sono legata ad ogni singola fotografia, perch ciascuna di loro per me rappresenta una storia. Le seleziono a livello emozionale, però talvolta ci sono ragioni di tipo tecnico e a volte non sono io a selezionarle e il criterio ovviamente cambia”.

A quale foto della mostra è più legata?

“Alan è un bambino sieropositivo, che fa parte di un campo profughi, rientra in un programma di cure per cui può guardare ad un futuro. La foto, in cui Alan è ripreso con un sorriso esploso all’improvviso sul suo volto, è fra quelle a cui mi sento più legata. Un’altra è quella di Alima, è una ragazza del Congo arrestata per prostituzione. La mia intenzione era di rapire nella foto quell’innocenza della sua et . Particolare per quello che stava dicendo alla polizia”.

Anche a Napoli ci sono delle realt  difficili, per esempio quella di Scampia. Ha mai pensato di mettere la sua arte al servizio di questa realt ?

“Mi piacerebbe. Però, anche se c’è l’interesse a fotografare questo tipo di situazioni, talvolta è difficile accedervi”.

Questa mostra è un tassello di quello che è un più ampio progetto: ” Stop child labour school is the best place to work”. La finalit  del progetto, sostenuto dalla Commissione Europea e portato avanti attraverso il network Alliance 2015, è quella di dare l’opportunit , entro il 2015, a tutti i bambini sino all’et  di 15 anni di frequentare la scuola con continuit . E’ bello immaginare una nuova mostra nel 2015 che riprenda una realt  meno buia.

Altro momento di riflessione su questa delicata questione è la giornata del 20 novembre. Nello stesso giorno, 20 anni fa si stipulava l’importante convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Per questo motivo questa data è consacrata oggi al dibattito sui diritti del fanciullo. Proprio in quest’occasione s’incontreranno Stefano Piziali per la Cesvi, Veronica Cardinale e Nicola Giuliano per l’Abio e Padre Fabrizio Valletti, padre gesuita sostenitore del progetto Scampia.

Per informazioni:
www.stoplavorominorile.it

www.cesvi.org

www.abionapoli.org

Nelle foto, la locandina e uno degli scatti in mostra