Ogni anno, di questi tempi, celebro un rito, la chiusura del corso di lezioni, occasione per una personale introspezione.
Il rito impone riguardo.
Mi svelo censore di me stesso. Un ventaglio di sensazioni preme, costringe.
Rifletto ho fatto quanto dovevo per rappresentare l’essenza della storicit  del diritto, cos da descrivere ontologia e verit  del fenomeno giuridico? posso acquietarmi, sostenere con onest  intellettuale di esser riuscito a incutere i germi di un sapere, partecipato ai giovani che il cercare’, inverato dalla storia, è l’unica condizione per entrare nel pieno possesso delle proprie capacit  critiche, nell’esercizio consapevole del libero arbitrio?
Il rito impone modi puntuali.
Mi accorgo di giungervi in apparenza preparato; in realt , in preda a intermittenti sensazioni.
Prevale, infine, cauto pudore e la consapevolezza che non avrei potuto altrimenti evitare lacune e omissioni, n impedire che fossero persino vistose, in quanto la completezza è aspirazione ultra vires e il senso del limite non è certo estraneo alla funzione cos vera, cos sacra, del docere.
Il rito sarebbe misera cosa se omettessi di rivolgermi ai miei naturali interlocutori, giovani studenti del primo anno della facolt  di giurisprudenza.
Avverto, ora, un carico etico pesante.
Quella universitaria, del primo anno, è gioventù di colpo sbalzata’ da un ordine a un nuovo ordine di vita in un ambiente saturo dei valori di una Kultur che non ammette esitazioni, sbagli di percorso, che muta la proporzione delle cose introducendo processi di selezione.
Quel giovane studente scopre asperit  inopinate.
Le certezze faticosamente acquisite sono destinate a sfuggirgli, le nuove si presentano tutte da cogliere il sapere specialistico a cui si è avvicinato appare un arcano scientifico, un invalicabile muro e le prassi metodologiche, inedite, misurano le difficolt  concrete.
Per la giovane matricola onorare la scelta diviene la scommessa della vita. Cambiato il sistema di coordinate inizia a pensare con mentalit  di adulto.
La selezione fa il suo corso.
Chi per cultura familiare, propri costumi, struttura caratteriale si rivela attrezzato traduce in atteggiamento propositivo e finalizza l’impegno nell’obiettivo; altri, non pochi, restano invischiati nello stanco ripetersi di perduti rituali giovanili pagando un alto prezzo all’aspettativa di futuro.
Dunque, affinch il verdetto, per questi giovani, non sia inappellabile, la morsa della vita soffocante, va lasciato aperto un percorso, una possibilit .
Al docente l’onere di capire, operare senza radicalit .
Allo studente l’invito a rifuggire dalle consolazioni e dal compiacimento del’autoinganno.
E’ necessario soccorra, nei momenti più duri, la volont  di riuscire.
Quel giovane studente deve ripetere a se stesso " volo quia volo ".

* docente di Storia del diritto romano
Universit  degli Studi di Salerno

In alto, il campus universitario di Salerno