Le confidenze di un leader politico a dieci anni dalla sua scomparsa. Il rapporto personale tra Bettino Craxi e Carmelo Conte fu caratterizzato da una lunga consuetudine occasioni di discussione che il leader socialista amava riservarsi per verificare gli umori dei dirigenti del suo partito. Dai ricordi di questi incontri l’ex ministro delle Aree Urbane ha tratto il libro “Dialoghi nel tempo. Le verit  di un protagonista” (Guida Editore, pagg.114, euro 10), una lunga conversazione sotto forma di intervista per ricostruire il percorso politico craxiano e riflettere sulla delicata fase della caduta della Prima Repubblica e sulla drammatica storia di Tangentopoli, che vide Craxi prima coinvolto nelle vicende giudiziarie e poi costretto all’esilio tunisino di Hammamet fino alla morte prematura.

L’autore è consapevole di delineare la complessa personalit  di un leader politico molto discusso (“una delle caratteristiche di Craxi è stata la tendenza al sospetto”, scrive Conte nel libro), tuttavia intende lasciare spazio alla cronaca degli eventi storici, “impugnando l’arma dei fatti e non del pregiudizio”. Nella rievocazione del periodo di formazione di Craxi, della sua ascesa alla leadership del Psi culminata con l’elezione a segretario del partito nel 1976 e nell’analisi dei rapporti conflittuali con democristiani e comunisti Carmelo Conte riesce a mantenere un fermo distacco (“un’ammirevole obbiettivit ” la definisce Antonio Ghirelli nella introduzione del libro) dal ragionamento perentorio e assertivo del suo carismatico interlocutore.

Nelle pagine del libro Craxi si abbandona a confidenze sui temi più scottanti della recente storia politica italiana, proponendo una chiave di lettura delle singole questioni molto lontana dagli schemi della tradizionale vulgata storiografica. L’avversione per il progetto del compromesso storico, che intendeva escludere il Psi dalle forze di governo; l’accusa al Pci di aver causato il blocco del sistema democratico; la convinzione che il fenomeno dello stragismo fosse collegabile a lotte interne alla sinistra e non attribuibile all’estremismo di destra; il ruolo dei servizi segreti nel caso Moro; la falsa rappresentazione mediatica della politica del CAF come sinonimo di potere il leader socialista non accenna a momenti di autocritica n a ripensamenti sulle posizioni assunte nel corso degli anni. Particolarmente spiazzante è la riflessione sulla presunta eredit  berlusconiana del periodo craxiano, che Craxi nega con forza attribuendone invece la paternit  alla decisione del Pds di cavalcare l’ondata giustizialista del 1992-93, causando in tal modo la sottomissione del paese agli interessi della grande economia e la subalternit  politica della sinistra (“Berlusconi è figlio della politica del Pds, non della mia”).

Nella seconda parte del libro, intitolata “Lettere e discorsi inutili”, trova spazio la drammatica difesa dell’imputato Craxi di fronte alle accuse giudiziarie e la reiterata denuncia delle violazioni dei principi costituzionali, delle norme fondamentali dell’ordinamento giuridico e dei diritti inalienabili della persona verificatesi a suo giudizio nel periodo delle indagini di Tangentopoli. La triste vicenda umana del leader socialista negli ultimi anni trascorsi ad Hammamet come condannato e latitante culmina nell’ultima lettera scritta poche ore prima della sua morte, in cui Craxi afferma “Sono certo che la storia condanner  i miei assassini”.

In attesa di un’approfondita analisi storica sulla parabola umana e politica di Bettino Craxi, il libro di Carmelo Conte offre molti spunti di riflessione su una delle figure più autorevoli e più controverse del nostro recente passato. L’innovazione delle istituzioni e la degenerazione del sistema dei partiti sono due aspetti dell’eredit  craxiana, curiosamente in sintonia con le tante contraddizioni di un paese come l’Italia.

In foto, l’autore