“Sulla cultura tagli e mance alle clientele”. Cos titola oggi il quotidiano Il Mattino il lungo intervento di Eduardo Cicelyn, direttore del Museo Madre. L’articolo inizia dalla prima pagina del giornale e prosegue con ampio risalto all’interno. Due righe di sommario ne sintetizzano il contenuto: “Il liberismo spettrale della Regione è un alibi per sottrarre fondi ai grandi progetti”. Sotto accusa, la delibera regionale 610 del 5 agosto che punta “su un piccolo orizzonte con molti eventi e molti territori”, a discapito, tra gli altri, della Fondazione Donnaregina da lui diretta. Dunque, per essere più chiari: “fondi che l’Unione Europea ha deciso di investire nel Mezzogiorno d’Italia anche per consentire lo sviluppo di strutture e organizzazioni culturali di spessore internazionale sono sequestrati e distratti dalla Giunta della Campania…”.
DOVE SONO GLI ARTISTI CAMPANI?
Eppure Cicelyn non cita la recente visita di Vittorio Sgarbi nell’antico palazzo di via Settembrini dove il critico d’arte è arrivato per cercare le opere degli artisti campani da proporre, come curatore, nel padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, ma non li trovati, se si esclude qualche (rara) eccezione. Per vedere i loro lavori, Sgarbi potrebbe andare nei loro studi o cercarne tracce altrove. Per esempio, nella magnifica Basilica di San Gennaro extra Moenia alla Sanit  dove la forza del dolore diventa potenza emotiva nel mosaico/crocefisso e nel cono metallico del Golgota forgiati da Annamaria Bova. E ancora, per restare a Napoli, nel museo religioso d’arte contemporanea nato nel complesso monumentale di Santa Maria La Nova. Oppure, fare tappa nel salernitano, dove il suggestivo convento francescano SS.Trinit  di Baronissi raccoglie il fondo regionale dedicato agli artisti di oggi… Senza mancare di fare un salto a Pompei dove il Comune ha sostenuto il progetto artistico di Rosaria Iazzetta, collocando i suoi otto giganteschi banner permanenti contro la camorra (simili a cartelloni pubblicitari) in punti chiave della cittadina, testimonianze di “Progresso, non pubblicit “, dove l’arte si fa denuncia.
CLANDESTINI IN PATRIA
Dalla met  degli anni novanta, sotto il Vesuvio e dintorni, chi ha guidato tatticismi culturali metropolitani (e non) si è dimostrato cieco nei confronti del talento locale, relegandolo a una condizione di sofferta clandestinit , promuovendo rassegne di nomi celebri e globalizzati.
Ma innovare significa dare vita a un mercato che non esiste, non subire quello dominante. E la nostra regione ha un potenziale creativo unico al mondo, che però non si conosce, e che invece dovrebbe essere esportato, diffuso, mostrato nei musei e nelle gallerie del globo.
Il Madre, lo ha ribadito anche Sgarbi, è una bellissima struttura, ma potrebbe trovarsi in qualsiasi parte del mondo. Non ha identit , perch Napoli e le sue sorelle, con il loro geniale Kitsch, la loro regolare irregolarit , i loro eterni conflitti, sono assenti …
Ed è doloroso sentirsi dire, come ci è capitato, nel corso di un dibattito culturale sull’Italia, nella scuola di francese più gettonata della Costa azzurra, a Nizza: “Per noi il vostro paese si ferma a Roma… Di Napoli non avevamo nemmeno sentito parlare, se non per la spazzatura…”. Forse ci siamo trovati di fronte a interlocutori disinformati, ma per informarli occorre far conoscere un’anima che negli ultimi decenni è stata, invece, velata dal burqa di un potere arrogante e saccente.

< Nella foto in alto, un’opera della collezione Migros di Zurigo