Edito da Kairòs, per la collana Sherazade, “Il broncio” primo romanzo della napoletana Vanina Iodice (pag. 204, €14) è un racconto-poesia: attraverso le parole si svolge la trama, i versi descrivono l’anima della protagonista e l’ensemble è armonico e avvincente.

Giornalista inviato di guerra, Jacopo torna a casa dopo un periodo nelle terre in conflitto. Ad accoglierlo non trova la sua compagna, Teresa, ma un diario da lei scritto per spiegargli il suo addio. E’ praticamente scomparsa, ha spento il cellulare e non si fa vedere in giro: cosa è successo realmente?

Le pagine del diario si fanno pretesto per raccontare la storia d’amore dagli esordi e le dinamiche di una famiglia borghese “illuminata”, moderna nel gestire i rapporti e nel rispetto degli spazi reciproci.
Tradimento? Forse Teresa ha incontrato un altro uomo e non ha avuto il coraggio di confessarlo a Jacopo? La verit  emerge inaspettata, vi conduce un ritratto “Il broncio”, che aveva segnato l’avvio della relazione e finisce per segnarne misteriosamente la fine.

Sullo sfondo, una citt  indefinita, dove si combatte la battaglia della disparit  e del disagio sociale: anche tra le righe, Napoli si fa sentire.

La guerra, l’amore, la famiglia, l’aborto, il lavoro, l’amicizia: sono tanti gli spunti proposti con intelligenza attraverso la trama. La prosa si alterna alla poesia, e il risultato è un esordio letterario femminile e concreto, ottime premesse per lo scrivere futuro. A seguire, l’intervista all’autrice.

Iodice: "La mia vita col gatto"

Il broncio è il quadro che d  l’avvio alla trama, è un dipinto che esiste davvero e campeggia in copertina: qual è la sua storia?

L’artista autore è Fulvio Iodice, cugino di mio padre: nel ’97 lo andai a trovare mentre preparava una mostra, aveva tutti i quadri poggiati al muro di spalle con i nomi scritti sul retro della tela, lessi “Il broncio” e decretai “Quel quadro è mio!”. Dal ’97 a oggi il ritratto mi ha seguito in tutti i miei spostamenti ed è stato decisivo per l’elaborazione del romanzo: ero intrappolata in una scrittura introspettiva che non riuscivo a far maturare in una narrazione, poi un giorno guardandolo ho improvvisamente immaginato la trama”.

Sin dall’inizio della storia Teresa è profondamente gelosa della sua indipendenza, e al contrario di quanto accade in molta letteratura contemporanea al femminile, scardina lo stereotipo di donna in cerca di stabilit  sentimentale. Come nasce il suo profilo?
Nasce dal fatto che quello è uno stereotipo che non mi appartiene perch sono cresciuta in una famiglia moderna. Infatti vivo sola con il mio gatto e fuggo da quell’assestamento strutturale che sembra tipico della coppia classica. Il percorso di libert  di Teresa nasce dalla paura di non riuscire a riprodurre la perfezione di una relazione sentimentale e allo stesso tempo il desiderio di riuscirci.

Anche il personaggio di Isabella, madre comprensiva di Jacopo, sembra essere diverso dal modello di mamma chioccia e invadente a cui siamo abituati…

In effetti in ogni romanzo la madre è problematica, Isabella invece nasce come madre tipica ma poi, in seguito alla morte del marito, si ritrova sola e quindi ha la possibilit  di sperimentare una nuova dimensione di donna e di maternit . Ho volutamente scelto personaggi borghesi ma di rottura, una rottura gentile che possa suggerire dei dubbi e delle nuove possibilit  che noi, incastrati in certi schemi, non riusciamo neanche a immaginare.
Napoli non è mai citata eppure si percepisce tra le righe, c’è un parallelismo tra la guerra in un indefinito paese lontano, che Jacopo segue come giornalista, e la guerra urbana della citt  in cui si svolge la storia…
Napoli c’è anche se il libro è ambientato in un luogo sospeso, se fosse stata dichiaratamente Napoli, il libro sarebbe stato più incazzato perch il mio rapporto con la citt  è di amore e odio, soprattutto adesso che viverci sta diventando sempre più difficile.

Nelle immagini, Vanina Iodice e la copertina del libro