Ero molto diverso dieci anni fa. Cocco dei miei genitori, ero viziato in tutto pretendevo regali costosi, vestiti firmati, orologi all’ultima moda. Soprattutto a Natale pretendevo qualcosa di sbalorditivo.
Dieci anni fa cominciai la mia avventura nel volontariato… e a dirla tutta, anche se spinto dalla voglia di dare una mano, la causa scatenante si chiamava Teresa… la ragazza più bella che avessi mai visto, la mia prima cotta delle elementari e mai dimenticata. Fu lei a invitarmi ad andare dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta, a via dei Tribunali, dove si cucinava per un centinaio di senzatetto tutti i giorni.
Restai con le suore qualche anno, anche dopo che Teresa lasciò per farsi essa stessa suora (mamma e quando me lo disse come i rimasi) ma c’era qualcosa che non quadrava… mi piaceva aiutare ma volevo stare con i bambini… cos chiesi se conoscessero un posto dove poter giocare con piccoli mocciosi.
Reparto di Oncologia Pediatrica, ma non ci va mai nessuno… è un posto difficile.

Il mio primo giorno non lo dimenticherò mai, non avevo mai visto un bambino senza capelli… e non ero mai entrato in un ospedale. Mi fu facile diventarne amico… andavo in reparto con un cuore grande, da spendere per gli altri… e anche se ero imbranato, mi veniva facile stare con loro. Arrivò il mio primo natale in reparto. 24 dicembre.

Fortunatamente sono un uomo e come ogni uomo che si rispetti, il 24 dicembre ci presentiamo al cenone di Natale solo verso le 19 quando tutto è pronto, mentre mamme, nonne zie e sorelle si sono fatte il culo a tarallo per preparare tutto…

Dicevo… 24 dicembre. In reparto c’è solo Giulia, 8 anni.

Sul comodino ha un contenitore trasparente pieno zeppo di caramelle gommose ai frutti.
Gliene chiedo una.
«Non, sono mie».
La mamma sorride senza aggiungere nulla.
Incasso la cantonata e faccio finta di nulla… iniziamo cos a giocare a carte.

Passo un piacevole pomeriggio e le nostre risate ravvivano un reparto vuoto. E’ ora di andarmene… mi alzo e saluto mamma e figlia.

Arrivo fino alla porta e vengo bloccato dalla bambina che prende il suo tesoro di caramelle e dice alla mamma
«Dagliene una, se l’è proprio meritata ! ».

Provate a entrare nei panni di quel ragazzo, voglioso di beni materiali costosi e inutili…

Provate a mettervi nei miei panni…
Rimasi a guardare quella caramella tra le mani con le lacrime agli occhi…
E ridevo felice perch avevo tra le mani un tesoro.

In foto, una bimba in terapia