Duplice anniversario rossiniano per il pubblico del San Carlo: il “Mosè in Egitto” torna in scena al Massimo napoletano duecento anni dopo la prima rappresentazione, avvenuta proprio a Napoli, a centocinquant’anni dalla morte dell’Autore. Il capolavoro di Rossini è riproposto nell’allestimento della Welsh National Opera con la regia di David Pountney, i costumi di Marie-Jeanne Lecca, le luci di Fabrice Hebour e le scenografie di Raimund Bauer. La direzione musicale è affidata a Stefano Montanari.
Nella replica del 18 marzo, cui si riferiscono queste cronache, i due ruoli maschili sono interpretati dai bassi Alex Esposito (Faraone) e Giorgio Giuseppini (Mosè). Nei panni di Osiride Enea Scala, a Carmela Remigio è affidato il ruolo di Elcìa. Gli altri interpreti: Christine Rice (Amaltea), Alisdair Kent (Mambre), Marco Ciapponi (Aronne) e Lucia Cirillo (Amenofi). A impreziosire l’evento una bella mostra rossiniana di documenti, cimeli e autografi, curata da Sergio Ragni.
L’opera, tratta dalla tragedia “Osiride” di Francesco Ringhieri, su libretto di  Andrea Leone Tottola, coniuga l’argomento biblico con la storia d’amore  tra la giovane ebrea Elcìa e Osiride, il figlio di Faraone.  Atteso dal pubblico, il terzo atto non ha deluso le aspettative: a connotare di sperimentalismo il brano, Rossini presenta un solo pezzo chiuso, la bellissima preghiera “Dal tuo stellato soglio”, presagio di quell’opera corale, tipicamente italiana, che esprimeva la volontà di unificazione nazionale e di libertà, sfociata poi nel Risorgimento.
Stefano Montanari ha diretto un cast d’eccezione, superbamente inserito in una cornice semplice e astratta, come l’ha definita il regista David Pountney: niente deserto, quindi; il Mar rosso è soltanto evocato e mai descritto; il palco è dominato da due soli colori, il rosso e il blu, che richiamano Chagall, ma anche la lotta fra il bene e il male, rappresentata, sulla scia di Rothko, dalle due macchie di colore.
Ancora una volta il San Carlo ha colto nel segno, riproponendo questo titolo, che rappresenta il culmine del rinnovamento di quel processo di rinnovamento dell’opera italiana, che era iniziato con “Otello”.
Convinto il successo tributato dal pubblico, che non ha esitato ad applaudire nei numerosi momenti di maggiore suggestione del “Mosé”.
In alto, una scena dello spettacolo fotografata da Luciano Romano
Ultima replica oggi, martedì 20 marzo alle 20
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