Che ci fa un cinema dalle gambe lunghe nella citt  dei piccoli passi in avanti e di quelli, sempre più frequenti, all’indietro?
Forse, la figura dell’ircocervo.
L’animale strano, met  caprone e met  cervo che dalla zoologia fantastica si affaccia nel reale per dare corpo all’ ibrido.
Quello che fa storcere il naso ai tutti i realisti, ai cultori del ” o bianco o nero”, a quelli che anche a tavola, un menù è sempre, invariabilmente “o carne o pesce”.
Spiegare a Napoli la necessit  di dare vita a un ibrido non è mai agevole, anche se abbiamo imparato che quasi mai si è rivelato uno sforzo del tutto idiota.
Sapevamo che vi erano molte e buone ragioni a favore del Cinema e che ve ne erano altrettante, se non più, a favore dei Diritti.
Ma il fatto è che le ragioni del Cinema risiedono nell’occhio.
Quelle dei Diritti nell’orecchio perch questi, che sono il contrario del rovescio, per esistere come anticorpi sociali, hanno bisogno di parole che sappiano spiegare.
Fortuna che il cinema ha smesso da un pezzo di essere muto.
E allora perch non imparentarlo ai Diritti i quali, dopo essere stati solennemente enunciati nelle carte, in fondo, chiedono a tutti noi una sola piccola cosa per esistere essere difesi. Sapevamo però, che più si prova a difenderli più sembra di essere tornati bambini, con un castello di sabbia sulla battigia che un’onda più carogna di altre ha buttato giù.
L’esperienza è frustrante.
Poi il bambino si ostina, come solo i bambini sanno ostinarsi, e riprende a trafficare ancora una volta con la sabbia bagnata e lo ricostruisce ancora e ancora e poi ancora. Alla fine di tanta commovente tenacia, per quante onde ci saranno, anche l’idea di un castello di sabbia vivr , l dove è difficile che stia, almeno fino a quando ci saranno bambini e battigie e secchielli. Si, c’era bisogno di una ostinazione bambina per immaginare il connubio del Cinema e dei Diritti e avere l’ardire di battezzarlo Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.

L’azzardo, se azzardo lo si vuole definire, era tutto nell’intento di chiamare a raccolta dal mondo, nel corpo antico della citt  stratificata, le sensibilit  filmiche che con una telecamera sapessero testimoniare l’ostinazione bambina di donne e uomini per i diritti.
Ossia per quelle idee fondanti il concetto stesso di dignit  umana.
Le idee, che col tempo, hanno saputo insegnare a i viventi del pianeta che loro sono qualcosa di più e di diverso dalle semplici “macchine parlanti”.
Le gambe lunghe del cinema del nostro festival consistono in questo.
Nel provare a dare conto di ciò che accade alle ragioni dell’umano in un mondo meticcio che sta diventando sempre più piccolo e uguale, specie nelle disuguaglianze.
Le gambe lunghe sono la pretesa di portare nei quartieri di Napoli, nelle sue scuole, nelle sue universit  un gioco dei rimandi che interroga i cinque continenti, i loro mari, le loro battigie, le loro umanissime ostinazioni.
Se avessimo istituzioni degne di questo nome, ci si sarebbe accorti senza sforzo che le gambe lunghe di questo strano Festival consentono a Napoli di arrivare anche dove forse non sa o non vuole andare, per stanchezza, per noia, per disincanto antico.
Sono gambe, volti, voci e corpi che raccontano di ragioni negate, ragioni che ci appartengono cos intimamente anche quando non sai quasi più dire perch.

*Si occupa professionalmente di problemi sociali, migranti e diritti umani e coordina le attivit  del Festival nei Quartieri e Comuni

In alto, nella foto di Diego Nunziata, Premio ai migliori elaborati delle scuole per il concorso “La scuola per l’Europa, Diritti e Cinema” edizione 2012