"…Il fine dell’architettura è quello di riuscire a emozionare" scrive Paolo Giardiello (professore associato della facolt  di architettura dell’Universit  di Napoli Federico II, redattore della rivista di architettura Area), puntando al Minimo in:"Smallness" (pagg.128, euro 10) breve saggio di architettura con gli interventi di Marella Santangelo e Viviana Saitto, pubblicato per i tipi della Clean. Presentato alla Feltrinelli di Napoli, con l’autore ne hanno discusso lo scrittore Massimo Cacciapuoti, lo psicologo Antonio Gentile, l’architetto dello studio Lot-Ek di New York Ada Tolla.

Giardiello da appassionato lettore qual è, spera che l’architettura racconti oltre a costruire spazi, cos come fa la letteratura e certamente con questo libro l’impresa è riuscita pienamente: breve e intenso, l’affascinante pamphlet si fa leggere e rileggere anche dai non addetti ai lavori. L’autore ci accompagna nel mondo complesso delle forme, degli spazi, dei luoghi e sceglie, per introdurli, una sorprendente semplicit  . Nell’esergo parole di JoaquinTorres Garcia, (La recuperacion de l’objeto) che Giardiello dedica al maestro e amico Adriano: poche righe per una straordinaria descrizione di un mondo fatto da altri mondi contenuti in s, sempre più piccoli, in cui ogni individuo lavora per esserne al centro con lo scopo di costituire insieme un mondo completo.

L’uomo non ha bisogno di grandi spazi da abitare, "il proprio perch misurato con il metro delle proporzioni umane può contenere significati e ragioni dell’abitare enormi, ciò che conta, si legge tra le pagine, è che lo spazio si configuri come un in cui riuscire a soddisfare effettivamente i sensi dell’abitare" la casa è in grado di dare protezione, riparo, privatizzazione. l’interno è, spiega il professore "un’estensione dell’essere", esiste un ponte con l’esterno creato dall’uomo che fruisce di entrambi.

Dello scrittore Alessandro Baricco, Giardiello legge e condivide il fascino di quei luoghi in bilico tra interno e esterno: i porch (spazi antistanti l’ingresso delle case coloniali tradizionali), le verande, luoghi particolarmente amati dall’uomo forse proprio perch,sostiene l’autore, ne incarnano la precariet , ne evidenziano "l’essere creatura allo scoperto e di confine". "Abitare al minimo", inondati dalla grandezza delle citt , fa riscoprire i luoghi dell’anima, lo spazio piccolo, vicino, prossimo, intensifica il vivere.

Di notevole interesse inoltre il progetto illustrato nel bel libro da Ada Tolla che, con l’architetto Giuseppe Lignano, ha pensato alla casa contenuta in un container,una casa mobile che può girare il mondo salendo su treni, navi, camion, e, una volta giunta a destinazione, si trasforma, si apre. Il Mdu (Mobile Dwelling Unit) unit  mobile abitabile. Tolla sottolinea l’attenzione per un mondo gi  esistente, il presente, e mette a fuoco gli oggetti da trasformare e importare in architettura questa la visione e missione di Lot-Ek creare spazi di raccoglimento, di riflessione, in cui l’interno e l’esterno sono sempre in discussione.

Ne parliamo con l’autore

Giardiello: il vuoto diventa spazio


L’idea per questo libro

“Nell’ambito delle attivit  didattiche del Laboratorio di Arredamento al II anno del Corso di Laurea in Interno Architettonico, Arredamento e Design, presso la Facolt  di Architettura dell’Universit  degli Studi di Napoli “Federico II”, nel periodo 2005/2008, i temi da assegnare agli studenti sono
stati scelti, di anno in anno, con il fine di focalizzare l’attenzione dei partecipanti, esclusivamente sulla definizione dello spazio interno. Portandoli ci a lavorare sullo spazio attraverso il disegno e la conformazione dei margini, di quella parte della “scatola architettonica” rivolta verso l’interno dell’architettura, senza preoccuparsi direttamente delle implicazioni sull’aspetto volumetrico esteriore. […] Cos, nel tempo, il tema, sempre di tipo domestico, si è via via ridotto di dimensione e, soprattutto, ha teso ad escludere sempre di più la possibilit  di intervenire sull’involucro che, da “limite” entro il quale dover progettare, è diventato, alla fine, vero “vincolo” con cui confrontarsi. L’esperimento di progettare uno spazio domestico completo (per una solo persona) all’interno del volume di un normale container, assegnato nel 2007/2008, è stato quello che ha dato i risultati didattici migliori e che ha, nel contempo, aperto nuovi orizzonti teorici, di ricerca e sperimentali
del tutto inaspettati. […] La “piccola scala” dell’architettura è propria delle ricerche e dell’ambito didattico del settore disciplinare ICAR 16 al quale appartengono, tra altri, insegnamenti quali l’Arredamento e l’Architettura degli Interni, e con essa si vuole indicare un’attenzione al progetto di
architettura, nella sua interezza, che comporta una visione dal dettaglio al generale. Altro è invece quando nel “piccolo” si cerca di concentrare il tu            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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Abitare al minimo significa abitare in una casa piccola?

[…] “piccolo” non è più meramente la miniaturizzazione di tutto ciò che è contenuto nella realt  oggettiva ma ne è la riduzione significante, capace di mantenerne inalterati i principi e i contenuti, ma che naturalmente opera delle scelte ragionate nell’insieme conosciuto. In architettura, quindi, una casa piccola non è una casa in miniatura, non è un modello perfetto in tutte le parti formali ma inabitabile: conservati intatti i principi propri di uno spazio destinato alla vita dell’uomo, mantenere inalterati i principi dell’abitare significa individuare quelle parti fondative dell’intero sistema narrativo capaci di definire un luogo come spazio domestico ed esaltarle nelle rispettive connotazioni pratiche, percettive e psicologiche, costruendo, in tal modo, un ponte partecipato e attivo tra la vita svolta al suo interno e la complessit  di cui necessita il soddisfacimento dei bisogni
dell’uomo”. (dal mio saggio presente nel libro)


Dover scegliere l’indispensabile è un limite?

[…] “la riduzione dello spazio domestico non è quindi una questione di “metri quadri” quanto piuttosto di condensazione dei luoghi che danno vita ai contenuti dell’abitare. […] Abitare al minimo non significa quindi abitare con povert  di mezzi o in spazi ridotti, la riduzione in questo caso vuole rappresentare la concentrazione, la selezione e la scelta attenta, e quindi l’accentuazione, di quanto necessario a costruire uno spazio abitabile, dei principi stessi che definiscono la capacit  dell’uomo di trasformare un “vuoto” in uno “spazio” e, nel contempo, di trascendere l’immagine strutturale della “scatola architettonica” e comunicare, tramite essa, il racconto stesso dell’abitare nel mondo”. (dal mio saggio presente nel libro)


In che modo l’architettura può emozionarci?

“L’architettura è l’arte di costruire spazi per l’uomo, e quindi il suo scopo non si esaurisce in s stessa; essa non è – o non dovrebbe essere – autoreferenziale, è piuttosto la costruzione “sensibile” degli spazi dove si svolge la vita dell’uomo e dove questa la vita prende forma, si pone in essere. Quindi il fine di “costruire con arte spazi destinati all’uomo” è quello di riuscire a rappresentare appieno il suo essere, di modificare i suoi stati d’animo, di restituire i sensi e di evocare i racconti di cui necessita, in una parola di “emozionarlo”, permettendogli di ritrovare contenuti in grado di commuoverlo, esattamente come ammoniva Le Corbusier quando ricordava che il “significato dell’architettura è commuovere”. (dal mio saggio presente nel libro)


Chi sceglie di abitare al minimo e perch?

“Abitare al minimo spesso non è una scelta ma una necessit . Chi invece coscientemente sceglie uno spazio minimo esistenziale evidentemente ha raggiunto la consapevolezza del superfluo e necessita di una concentrazione dello spazio in cui rappresentare se stesso in maniera essenziale e senza sovrastrutture formali”.


Prossime presentazioni del volume?

“Al momento non ne sono previste altre.”


Nuovi progetti letterari in cantiere?

“Moltissimi. Il prossimo sar  certamente un altro piccolo libro dedicato agli spazi di attesa nei luoghi di transito della citt  contemporanea. Per analogia a smallness, che è il mio primo libro con un titolo in inglese, lo chiamerò waiting. Gli altri progetti, per scaramanzia, anche se gi  in fase avanzata, saranno una sorpresa”.

Nelle foto, la copertina del libro e Paolo Giardiello ( Copyright fgp st.udio)