Il bisogno di cambiare lo status quo che sia per definire un ordine e diritti interamente nuovi, o per far avanzare le politiche che proteggono gli interessi dei più deboli ha attecchito ed è esploso, come insegna la Storia, nei giovani che trascinano l’ intero tessuto sociale all’impegno nella lotta contro la discriminazione nelle sue varie forme e per l’uguaglianza. Le tensioni e le rivendicazioni sociali, la protesta contro una societ  dominata dai poteri forti e divisa in classi, la richiesta di vari tipi di intervento e di riforme sono problematiche che attraversano “Il sogno di Flora” ( Guida, pp. 219, euro 14,80 ) primo romanzo di Nicola Pagano, che ha pubblicato diversi articoli, saggi e libri, frutto della carriera nella scuola e della sua passione di studioso.

In questo testo narrativo, ambientato negli anni Cinquanta in una cittadina del Sud, la grande Storia, incandescente per l’acceso scontro politico tra DC e PCI, incontra la piccola storia, il cui protagonista è l’intero paese: i contadini, in primis, che altro non sono che braccianti, cui il padrone vuole dare solo sterpaglie al posto della terra tanto agognata, da gestire e lavorare, ma soprattutto luogo dove “posare il capo” come sospira uno dei tanti personaggi del romanzo – , dopo una vita di stenti, di angherie subite dai caporali e dai grandi proprietari terrieri. La terra e la difficile lotta per ottenerla è il filone centrale di questo romanzo corale, all’interno del quale si intrecciano il movimento operaio, dunque i giovani, il catalizzatore delle lotte di ieri, perch quelle di oggi forse sono combattute con un animo stanco e con il ghigno sarcastico di chi sa che nulla, in fondo, può cambiare. I giovani del romanzo respirano l’atmosfera dei comizi, vivono la piazza, ricorrono alla violenza per aprire le porte che non si vogliono aprire.

L’incipit è dato da una bomba posta nei pressi di una chiesa, e lo scoppio causa, oltre che scompiglio e paura, la morte di un ragazzo. Si tratta del gesto sconsiderato di un burlone, ma esso è spia dei conflitti sociali in atto. Non solo lotte nel teso di Pagano, ma anche la dimensione quotidiana e più intima della vita del paese: l’arrivo del Giro d’Italia, la frequentazione del bar, punto d’incontro nevralgico per i paesani, ove discorrere di tutto un po’, l’amore, da quello giovanile, acerbo e acceso, a quello mercenario, da tenere nascosto ai benpensanti, a quello più consapevole e maturo degli anni della vecchiaia.

Di seguito l’incontro con l’autore.

Pagano: La mia Flora è una dea

Quale spunto per iniziare a scrivere?
“La narrativa meridionalista, pensiamo a Iovine, Silone, che hanno fatto della terra il centro dei loro interessi e delle loro storie. Non solo, ma anche l’esperienza da piccolo sono nato a San Giacomo degli Schiavoni (CB), i racconti della nonna, dunque ho sentito il bisogno di riordinare i fatti storici e trasporli nella dimensione letteraria del romanzo, ove realt  e finzione si fondono per immergere il lettore in situazioni esperienziali da condividere e su cui riflettere, in uno scambio che va al di l  della pagina scritta”.
I personaggi del suo libro?
“I contadini, i giovani, gli intellettuali, in breve tutto il paese vive e tesse la trama, che altro non è che reticolo di storie e fatti che si intersecano toccando tutte le sensibili corde dell’animo umano, e creando una dimensione corale, frutto di armonica fusione di voci ed esperienze”.
Perch questo titolo?
“Flora è una ragazza piena di vitalit , volitiva e tenace, come molti personaggi femminili del romanzo, in più essa ha un nome evocativo, che rimanda non solo al suo mestiere ha un vivaio ma soprattutto alla natura, infatti Flora è la dea romana e italica della fioritura dei cereali e delle altre piante utili all’alimentazione, nonch dea della primavera. Il suo sogno è di una giustizia sociale da realizzare non più con la soluzione rivoluzionaria ma con le riforme, con il dialogo con le istituzioni per ottenere i diritti sociali”.

Nelle foto, la copertina del libro e dei contadini, protagonisti del romanzo