I vagabondaggi di un turista colto. “Solitaire. Viaggio “clandestino” nell’infinito letterario e umano del Novecento” (Edizioni Kairos, pagg. 392, euro 16) è l’ultimo libro di Francesco Alberto Giunta, una rievocazione dei numerosi viaggi ed incontri che hanno segnato le esperienze di vita dell’autore. Giunta è un poeta, scrittore, saggista e giornalista impegnato nella ricerca espressiva e protagonista di brillanti interviste con straordinari personaggi della cultura mondiale.
L’autore racconta nelle pagine del libro: “del viaggio ho fatto una delle ragioni del mio intendere e comprendere il mondo”. Dai cafs letterari di Saint-Germain-des-Prs, affollati di intellettuali, pittori e artisti, al fascino mistico e arcano di Praga; dalla mitica Route 66 nel cuore degli Stati Uniti ai marciapiedi di Shangai, dove la vita si svolge sulla strada nella confusione e nel caos: tutti i racconti di viaggio sono caratterizzati da sentimenti di sorpresa e gioia per le esperienze vissute e le persone incontrate.
struggente il ricordo dei lavoratori italiani nelle miniere di carbone in Belgio, che “lasciavano le regioni povere dell’Italia, il sole che li riscaldava e gli affetti per un mondo di sofferenza e di umiliazioni dove la realt  immediata erano i terrificanti terrils e il cielo grigio che intristiva l’anima”. Giunta dedica anche pagine sincere e affettuose a Napoli, una citt  attraversata di giorno e di notte nel mistero dei suoi vicoli “carichi di ombre e di dolori”.
Nella seconda parte del volume sono presentati gli incontri con alcuni protagonisti letterari del Novecento: Saul Bellow, Nagib Mahfuz, John Osborne e Imre Kertsz tra gli altri. Di ciascun personaggio Giunta tratteggia la personalit  e il percorso letterario, attraverso un confronto che diventa ricerca psicologica, dialogo e confessione.
I saggi conclusivi di “Solitaire” sono dedicati alla crisi del comunismo, al futuro del libro e della cultura, ai cambiamenti della societ  moderna e alle prospettive per le nuove generazioni. Dalle pagine di “Solitaire” emerge la straordinaria esperienza di vita dell’autore, ispirata al desiderio di avventura, alla scoperta di luoghi sconosciuti e nuove conoscenze. Nel lungo cammino di un viaggiatore “fai da te”, che ha sempre amato perdersi nelle vie deserte e silenziose, c’è una regola essenziale da seguire: mantenere gli occhi aperti e la mente libera.

Abbiamo parlato con l’autore
Giunta: il viaggio come ricerca di s

Francesco Alberto Giunta è un poeta, scrittore, saggista e giornalista. Ha pubblicato diverse opere di narrativa e raccolte in versi, è autore di racconti e di saggi. presente in molte antologie letterarie e ha conseguito numerosi riconoscimenti per le sue opere e premi per l’attivit  di giornalista.

Il viaggio è al centro della narrazione nelle pagine del libro. Lei lo definisce “una delle ragioni del mio intendere e comprendere il mondo”. Il viaggio come ricerca di s?
“Si tratta in verit  di un viaggio’ dentro e fuori di me, non solo per una ricerca di quel profondo patrimonio di identit ‘ di cui ognuno di noi è portatore inconsapevole e, quindi, di una identit  non sufficientemente a noi stessi rivelata, ma anche, come ha scritto Piero Antonio Toma: “Un viaggio periegetico senza spazio e senza fine dentro la filosofia dei luoghi, il tempo degli incontri, la memoria delle idee. Un poliedro infine che emana da ogni sfaccettatura rivelazioni e scoperte” dove spesso nasce, per dirla con Carmelo Ciccia, la poesia nel ricordo di un’emozione, “d’un profumo, d’un aroma o di un sapore, di una luce o di un colore “. Il mio viaggio’, modesto o ambizioso, breve perch limitato dalle contingenze o interminabile è stato un viaggio alla ricerca di qualcosa di curioso, di eccezionale se non di unico, ma sempre sorretto dallo spirito di un giovane Diogene alla ricerca di se stesso attraverso vie e visi nuovi’, ma anche di altre certezze: tramonti e aurore e lingue e sapori disuguali’.Del resto Solitaire non è altro che il seguito di Atupertu/ journal di luoghi, persone, vagabondaggi letterari’ (1993) e ai quali a breve seguir  un altro corposo volume dal titolo (provvisorio) di Odisseus”.

Un compagno fedele dei suoi viaggi è stato sempre il libro. Lei ha grande fiducia nel futuro della parola scritta, non crede alla morte del libro.
“Certo, il mondo della scrittura (della cultura) è in rapida evoluzione e si va al passo con le trasformazioni delle societ  verso altre forme di culture, ma come ho scritto: i poeti, gli scrittori, i romanzieri ci saranno sempre e sempre saranno i precursori dell’avvenire di una societ ‘. L’uomo è avvenire e la fine della Storia’, come era stato preconizzata, non è avvenuta. Lo ha ricordato lo storico Jean d’Ormerson e la parola scritta resta la scoperta più sensazionale della storia umana, quella che maggiormente ha influito sull’evoluzione della storia della civilt . Umberto Eco ha affermato che la parola scritta è il veicolo più maneggevole e concreto per trasportare l’informazione; è lo scandaglio più appropriato            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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 èî       ï è  ï     î  î ïè è   per sondare la profondit  del cuore umano, le sorgenti della nostra personalit ; quel punto misterioso di noi nel quale ha origine la creativit , l’arditezza del pensiero. La nostra civilt  è stata costruita dai libri. Immaginate una generazione dell’intera umanit  tenuta del tutto lontana dalla parola stampata. Sarebbe un ritorno alla preistoria! Per me il libro è stato ed è l’amico di ogni tempo, il fedele compagno di ogni viaggio dello spirito, della coscienza, della confessione, ma anche il rifugio sicuro per l’introspezione nel profondo dei pensieri. E’ consolazione e molto altro il libro. Io vorrei essere un libro!”

Quali potranno essere le nuove forme di scrittura e letteratura nel prossimo futuro?
“Non saprei descrivere l’incessante evoluzione nella e della tecnica le quali certamente toccheranno o incideranno sulla scrittura irrompendo in nuove forme ora visive ora uditive, ma di certo la scrittura nelle sue raffinate forme di bellezza e di stile resteranno per sottolineare l’immarcescibilit  del mondo della civilt  delle lettere’ in alternativa al logorio o alla caducit  della cosiddetta cultura di massa”.

Nel libro vi è molta attenzione per le nuove generazioni. Lei scrive di aver notato un interesse dei giovani per un ritorno al passato, ai valori meno appariscenti e più semplici. Può raccontarci questa sua esperienza?
“L’incontro e la frequentazione, prima inconsueti, e in seguito ricorrenti con i poeti di ogni astrazione culturale e civile mi ha consentito di affinare lo spirito di osservazione e di cogliere aspetti apparentemente defilati nei discorsi dei giovani sempre alla ricerca di un qualcosa che potesse calmare, se non soddisfare, la loro sete nella ricerca di una tranquillit  interiore. Ho colto nei loro discorsi una ritrovata felicit  nel volere recuperare i valori fondamentali propri della civilt  cristiana, nel volersi impegnare con maggiore fervore nel mondo del sociale e riscoprire l’assopito filone religioso nelle varie sfumature del proprio sentire, ciò in quanto giovani moderni fiaccati nello spirito da una societ  che guarda con occhio benevolo o privilegia più la leggerezza del vivere facile e disimpegnato che non la ricerca e il recupero dei valori della fraternit  e della partecipazione attiva nella quotidianit  del vivere civile. Giovani avviati in tale faticoso cammino ne ho incontrati molti e da comuni viandanti ho proposto idee e suggerimenti nell’intento di contribuire alla realizzazione di un mondo migliore, più equanime e giusto verso ognuno, con una spiccata volont  di carit  verso la societ  in cui viviamo non esclusi se stessi e l’umanit  alla quale apparteniamo. Non ero io che parlavo, ma ero io che vendevo parole forti, chiare. Di azzardo verso l’assoluto. Erano le voci profetiche di modesti e grandi poeti, udite in differenti parti del mondo, che affioravano per sussurrare o gridare il proprio messaggio d’amore e di pace”.

Pagine molto belle del libro sono dedicate a Napoli. una citt  che ha attraversato di giorno e di notte: Napoli non è un sogno?
“A Napoli non si va soltanto per turismo ma precipuamente per respirare la sua anima dalle molte sfaccettature: quando manifesta la gioiosa linfa vitale e canta al sole l’immortale storia di ninfa ammaliatrice, ma anche quando grida e si ribella per le incomprensioni o per gli abbandoni subiti a cui, però, frappone la forza del suo vivere allegro quanto misterioso perch il segreto della invidiabile vitalit  e dell’umore fatalistico dei napoletani nessuno lo conosce se non gli stessi napoletani. Vivere a Napoli, accettando la filosofia e il vivere azzardato dei napoletani, è un privilegio che non è concesso a tutti in quanto citt  unica al mondo per bellezze e ricchezze naturali, per spirito umanitario, pensiero e cultura, costituendo un armonioso crogiuolo di buono e di bello simile ad una sconosciuta irresistibile favola dalla quale scoprire una verit  morale. Bisogna viverla Napoli per capirla dopo che si è amata incondizionatamente”.

Nelle foto, la copertina del libro e l’autore