Gi  in uno studio del 1997 realizzato in Veneto era stato notato che le aree di “deserto lichenico”, ossia i territori in cui queste forme di vita, estremamente sensibili all’inquinamento in special modo da metalli pesanti, scompaiono, coincidono con le aree di maggior mortalit  per cancro al polmone. Nel 2008 un’ampia indagine condotta in 398 individui residenti da almeno 5 anni in 8 distretti delle Fiandre, caratterizzati da insediamenti industriali/produttivi di vario tipo, ha evidenziato che l’espressione di geni che regolano attivit  cruciali quali quelle metaboliche e la risposta immunitaria si modifica in modo significativo in relazione all’esposizione a cancerogeni ambientali presenti anche in sangue od urine. Anche in 196 Comuni della Campania interessati da sversamento illegale di rifiuti tossici, suddivisi in 5 classi di rischio crescente sulla base di un indice connesso al livello di inquinamento dovuto ai rifiuti si è registrato un trend statisticamente significativo di aumento sia delle malformazioni che della mortalit  generale e per tutti i tumori al crescere dell’indice di esposizione. Gi  oltre 30 anni fa Lorenzo Tomatis aveva ipotizzato la possibilit  di un passaggio transplacentare di agenti cancerogeni, spiegando le ragioni del drammatico aumento dei tumori infantili che si registra in tutti paesi occidentali, ma che appare particolarmente preoccupante proprio nel nostro paese +2% annuo versus una media europea di +1,1% e del + 0,6% in USA. Addirittura da 0 a 12 mesi l’incremento di tumori in Italia è del +3,2%. In generale ormai in Italia la probabilit  di ricevere una diagnosi di cancro (considerando una media di 84 anni di vita) è del 50% per ambo i sessi.
I RISCHI PER LA SALUTE
Si calcola siano oltre 100.000 le sostanze chimiche sintetiche prodotte su larga scala, ubiquitarie e persistenti di cui solo il 2% è stato indagato e che sono tonnellate gli agenti tossici e cancerogeni (metalli, pesanti, IPA, benzene ecc.) immessi “a norma di legge” ogni anno solo nel nostro paese; a cui vanno aggiunte 150.000 tonnellate all’anno di pesticidi. L’esposizione agli inquinanti prodotti dalle combustioni, in particolare quella proveniente dall’incenerimento di rifiuti, è quella più assurda ed inaccettabile. La combustione di per s comporta la produzione di agenti tossici e nocivi anche partendo da materiali inerti e le elevate temperature raggiunte dagli impianti oggi in esercizio non garantiscono affatto la salute con le alte temperature si avr  infatti una formazione ancor più massiva della frazione più pericolosa, quella del particolato ultrafine e delle nanoparticelle, non trattenute da alcun sistema di filtrazione. Il prof. David Kriebel del Dipartimento Salute ed Ambiente del Massachussets ha cos commentato un recentissimo studio dell’Universit  di Lione, pubblicato sulla rivista Occup Environ Med, sulla correlazione tra inceneritori e malformazioni neonatali “Lo studio … suscita serie preoccupazioni in relazione ai rischi per la salute dovuti alle emissioni di impianti urbani di incenerimento dei rifiuti. Questo dato, combinato con l’evidenza di altri effetti negativi di questa tecnologia, dovrebbe essere di per s determinante nella scelta della gestione dei rifiuti. Infatti, oltre ad essere molto pericolosi per la salute, tali impianti provocano la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire, contribuiscono al riscaldamento globale e impediscono la riduzione dei rifiuti e il riciclaggio, poich una volta che questi impianti costosissimi sono stati costruiti, i gestori vogliono avere garantita una sorgente continua di rifiuti per alimentarli”.
PRESSIONI ECONOMICHE
Continuano a pesare le pressioni dei poteri economici sulle politiche sanitarie tanto che dal momento del riconoscimento della pericolosit  di una sostanza a quello in cui vengono adottate misure di protezione per la salute pubblica posso trascorre anche dieci anni e gli stessi studi epidemiologici non sono esenti dai condizionamenti finalizzati ad offuscarne obiettivit  e scientificit . L’epidemiologa americana Devra Davis ha scritto che “ogniqualvolta si solleva una questione di salute pubblica che ha ripercussioni per miliardi di dollari sulla vendita di un determinato tipo di beni l’onere della prova imposto a chi esamina i rischi può diventare tanto elevato da risultare insostenibile”.
MISURE DI PREVENZIONE
Se vogliamo davvero ridurre i rischi per le popolazioni e soprattutto difendere la salute dei nostri bambini dobbiamo con urgenza adottare misure di Prevenzione Primaria, perch solo cos si potr  ridurre il carico globale nell’ambiente di agenti tossici, mutageni e cancerogeni. Avviare una gestione corretta dei rifiuti basata sulla riduzione, sul riuso e sul riciclo totale opportunit  immediatamente percorribile è uno dei passi fondamentali andare in questa direzione.

*ISDE (International Society of Doctors for Environment) – Italia

In foto, particolare della locandina del film di Vittorio De Sica, "I bambini ci guardano"