Una citt  in perenne fermento creativo, dove tutto è sound, ritmo e melodia. Questo è il motivo ricorrente di “Sound e Napoli”, l’ultimo libro di Carmine Aymone pubblicato dalla casa editrice Guida (pagg. 352, euro 25). Aymone, giornalista e critico musicale napoletano che coordina anche il corso “school of rock” organizzato dalla Fnac di Napoli, ha voluto raccontare l’inesauribile energia che pervade le piazze, i vicoli e i mercati partenopei, l’incrocio di sonorit  mediterranee e africane sedimentate nel corso dei secoli e approdate sulle sponde del golfo di Napoli, a sprigionare la magia canora della citt . Lo ha fatto con un volume di agile e intrigante lettura, attraverso rapidi passaggi storici, frammenti di vita vissuta, aneddoti e soprattutto valutazioni critiche approfondite e mai banali.
Il libro, acquistabile anche separatamente, si accompagna alla doppia raccolta (Suoni del Sud – Blu & Blu Music) contenente 38 brani di altrettanti artisti che raccontano un periodo straordinario, dagli anni ’60 a oggi, durante il quale si è affermata la "nuova" canzone partenopea. La prima parte del libro è dedicata a un veloce excursus storico, che parte dal racconto del canto delle lavandaie sulle colline del Vomero ai tempi di Federico II. L’autore inserisce nel testo anche stralci di suoi vecchi articoli e interviste dedicate ad alcuni protagonisti come Renato Carosone, Roberto Murolo, Sergio Bruni e Pino Daniele; particolarmente interessante è l’intervista a Willy David, produttore, impresario e discografico ma soprattutto pap  del cosiddetto “neapolitan power”, il movimento nato nei primi anni ’70 che portò al successo Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese e Tony Esposito.
Uno spazio è riservato al contributo del maestro Roberto De Simone, che dedica pagine meravigliose alla figura di Salvatore Di Giacomo, “anima sospesa tra malinconia e amorosa esultanza”. De Simone sottolinea l’estrema cura del sommo artista nell’elaborazione del suo linguaggio poetico, debitore della letteratura napoletana del Seicento, del teatro musicale settecentesco e delle parlate popolari nei quartieri più antichi della citt .
Da Vincenzo Russo a Tito Manlio, da Eduardo Nicolardi a Totò, il volume rende omaggio alla tradizione classica della musica napoletana e alla sua immortale fortuna in tutto il mondo, testimoniata dalle tante versioni in varie lingue straniere incise dai più grandi artisti internazionali nel corso degli anni.
Nella seconda parte del libro, le schede curate da Carmine Aymone sugli artisti presenti nel doppio cd allegato. Ciascuna scheda è corredata dalle foto dei gruppi e dei solisti, a completamento del ricchissimo materiale iconografico pubblicato, frutto di un’accurata ricerca storica raramente riscontrabile in opere analoghe. Aymone riversa nel volume tutta la sua competenza e passione, forte di una quasi ventennale carriera nel giornalismo e nella critica musicale. Il suo lavoro non ha la presunzione di imporre una parola definitiva sull’argomento, n di rivaleggiare con ponderosi tomi accademici. L’autore si propone di stimolare la curiosit  del lettore e appassionarlo alla musica napoletana, tratteggiando con efficacia i percorsi artistici dei protagonisti e le loro biografie personali. Il risultato è un coinvolgente intreccio di vita vissuta e ricerca musicale, da cui emergono alcuni personaggi come Mario Musella, James Senese e Tullio De Piscopo, che assurgono a una dimensione quasi romanzesca. Al termine della lettura si ha voglia di scegliere un disco e riascoltare qualche vecchio brano. Per non interrompere un’emozione.

Di seguito, l’intervista all’autore

Aymone Qui la musica cerca casa…

“Nel libro non parlo specificamente della canzone napoletana, ma del sound partenopeo. Il mio è un racconto naturalmente molto soggettivo, che segue il flusso della mia ispirazione creativa”. Carmine Aymone spiega l’idea che lo ha guidato nella realizzazione di “Sound e Napoli”, un viaggio nei suoni della citt  all’insegna del ritmo e della passione. Nonostante la giovane et  (nato nel 1970), Aymone vanta una lunga esperienza giornalistica con diverse testate e ha precedentemente pubblicato alcuni importanti volumi dedicati a protagonisti della scena musicale la storia del gruppo degli Osanna, la biografia di James Senese e un libro-conversazione con Gigi D’Alessio.
Dalla lettura del libro emerge una Napoli in continuo fermento creativo musicale, in cui ciascuno si fa guidare dalle proprie emozioni…
” chiaro che le persone della mia generazione prediligono un certo tipo di musica, molto diversa dalla classica canzone napoletana. Con il mio lavoro ho cercato di stuzzicare la curiosit  dei lettori, proponendo loro un viaggio attraverso la storia di quella tavolozza composta da mille colori che è la musica napoletana. Gli artisti meritevoli di una citazione sarebbero stati centinaia se non migliaia, perch Napoli è la terra musicalmente più feconda che esista. Ho scelto quelli che mi sembravano più significativi, senza la pret            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
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     îî  îè  îèî  w  è  îïesa di scrivere un’opera definitiva sull’argomento”.
Si può parlare di scuola napoletana, da un punto di vista musicale?
“No, nessun critico musicale ha mai parlato di scuola napoletana. In questa citt  non c’è la capacit  di fare sistema, non so per quale motivo…forse è la troppa creativit  che impedisce agli artisti napoletani di trovare un’intesa tra di loro. Si può organizzare qualche progetto comune che li faccia collaborare, ma dopo poco tempo è sicuro che finiranno per litigare. D’altra parte, è sufficiente guardare alla biografia di un artista come Pino Daniele per capirlo. C’è stata la scuola genovese di Tenco, Paoli, Lauzi, De Andr, la scuola romana di Venditti e De Gregori ma difficilmente ci potr  essere una scuola napoletana”.
Quali sono gli album fondamentali della musica napoletana del dopoguerra?
“L’album degli Showmen, uno dei più grandi gruppi di rhythm and blues; “Mattanza” dei Napoli Centrale; “Terra mia” e “Vai mo’” di Pino Daniele; “Palepoli” degli Osanna; i primi dischi di Alan Sorrenti, quelli che precedettero il successo commerciale de “Figli delle stelle”; meritano una citazione anche i lavori di gruppi come i Bisca, gli Almamegretta e gli A 67″.
Napoli e gli spazi per i concerti…
“Siamo messi male. Abbiamo uno stadio San Paolo che non viene messo a disposizione per gli eventi musicali, una cosa assurda. come se fosse negato San Siro a Vasco Rossi! Le recenti vicissitudini legate al concerto di Pino Daniele, che poi è stato spostato a piazza Plebiscito, testimoniano questa vergogna. Il problema non è tanto per la stagione estiva, perch strutture che possano ospitare concerti all’aperto ce ne sono e funzionano anche bene. Il dramma riguarda i concerti al coperto in citt  non esiste una struttura che possa garantire posti per almeno ventimila spettatori. C’è il Palapartenope, che però ha una capienza di seimila posti e non è assolutamente adeguato. Morale della favola Napoli perder  i prossimi tour di Ligabue e Zucchero, che faranno invece tappa a Salerno ed Eboli. Bassolino aveva promesso la costruzione di un nuovo impianto per la musica, ma nulla è stato fatto”.
E le radio locali cosa fanno per la musica napoletana?
“Le radio ormai da tempo non trasmettono più cultura, perch le case discografiche impongono la programmazione secondo le loro esigenze. Questo non è un problema solo delle radio locali napoletane, ma di tutte le radio a livello nazionale. Oggi un pezzo della Nuova Compagnia di Canto Popolare non potrebbe mai andare in onda su una stazione radiofonica”.
Puoi raccontarci l’esperienza che stai facendo con la “school of rock” organizzata alla Fnac di Napoli?
” il primo corso di storia del rock dagli anni ’50 ad oggi, l’ho organizzato insieme al collega Michelangelo Iossa con il patrocinio morale del Suor Orsola Benincasa e dell’Ordine dei giornalisti della Campania. Da poco abbiamo concluso il primo ciclo di lezioni, ma ripartiremo nel mese di febbraio e le iscrizioni saranno di nuovo aperte. Abbiamo anche in progetto di tenere dei corsi alla villa Bruno di San Giorgio a Cremano, una trasmissione radiofonica e la realizzazione di un dvd sull’argomento. Siamo particolarmente soddisfatti, abbiamo tanti allievi di tutte le et , molto appassionati. Il rock continua a piacere e coinvolgere”.

Nelle foto, Carmine Aymone