Sembrano racconti metropolitani. Forse tutto parte da un dialogo tra i fratelli Giacomo e Nicolò Sconditi che decisero di aprire una ruota per aiutare le madri che partorivano i loro figli per poi abbandonarli, chi per “scuorno”, la vergogna di essere mamme senza avere un marito, chi perch non poteva accudirli e sostenerli, insomma sembra un remoto storico racconto, ma ahimè, ancora oggi succede.
“Abbandono”
Il mio nome non ve lo posso dire, sono una ragazza zitella timorata di dio, vergine agli occhi della gente ma!… gi  ma! Conobbi uno scupatore ammogliato e con figli io al mattino presto scendevo per il vico per andare a prestare servizio come cameriera a casa e ‘na signora, lui stava l  a scopare la stradina, ci guardavamo tutte le mattine, al principio io mi coprivo il viso con lo scialle, poi sfacciatamente non lo feci più, anzi una volta gli sorrisi, lui ricambiò la mia resatella.
Note- Alla via dell’Annunziata, a sinistra dell’arco cinquecentesco d’ingresso, è ancora visibile – bench oggi chiuso ma visitabile- il pertugio attraverso il quale venivano introdotti nella ruota gli "esposti", ci i neonati che le madri abbandonavano, per miseria o perch illegittimi. La ruota e l’ambiente dove essi venivano ricevuti sono stati recentemente restaurati.
Una resatella che diventò con il tempo, un bacio, abbracci appassionati sotto i portoni dei palazzi, parole di fuoco, mi stringeva accuss forte che me ne andavo tutta allividuta. Fino a che un giorno scopro di aspettare un bambino. la mia grande gioia pensavo “mi sposa so sicuro ca me sposa” ma quando vidi la sua faccia al momento che gli diedi la notizia, capii.
Note- A partire dal XVI secolo esistono registri nei quali si annotavano il giorno e l’ora di ingresso, l’et  e lineamenti del piccolo, e gli eventuali segni distintivi – abiti, biglietti o piccole doti – con i quali era stato consegnato. A volte si trattava di una parte di una moneta o di un cartiglio, grazie ai quali chi lo lasciava pensava di poterlo riconoscere e riprendere in tempi di miglior fortuna, più spesso i piccoli arrivavano solo con gli stracci che li coprivano.
Ma poi dico io che ci stava da capire? Era ammogliato e io lo sapevo, adesso potevo lazzariarmi la faccia potevo urlare e disperarmi, lui era ammogliato. I nove mesi passarono nascondevo il pancione, andavo a lavorare non confidai mai a nessuno il mio stato, lui al mattino continuava a venire a scopare il vico e se mi avvicinavo lui sotto voce diceva “Vai via, me vuo’ inguaiare.. vattenneee” E io andavo asciugandomi con lo scialle le lagrime. Avevo sentito parlare della ruota dove si mettevano i bambini abbandonati, e sempre mi chiedevo ” Ma chi può essere cosi cattiva da abbandonare un figlio che si è cresciuto nella pancia per nove mesi? Hai ascoltato il suo cuore. il suo muoversi dentro di te, persino il suo respiro e mo’? Lo abbandoni, lo metti in mano a sconosciuti senza sapere chi sono, come lo tratteranno, come lo cresceranno???”
Note-Tutto quello che indossavano e qualsiasi segno particolare veniva annotato in un libro, in modo da rendere più facile un eventuale riconoscimento da parte dei genitori.
La ruota, con il suo triste fascino, era una delle più note d’Italia e non venne più utilizzata dal 22 giugno 1875, facciamo sempre riferimento al D’Addosio, il quale in appendice al suo libro, riporta il numero degli«esposti»-da qui il cognome «Esposito»tanto diffuso nella nostra regione- accolti ogni anno dalla Santa Casa dal 1650 al 1883. Ci fa sapere che la serie dei registri dei«proietti» ha origine nel 1650 e che in quell’anno la Casa accolse più di 500 bambini. Incerte e ambigue le storie sull’origine della fondazione della Real casa Dell’Annunziata di Napoli.

Mi facevo questi pensieri e mo’ capitava proprio a me di fare lo stesso gesto di donne che ritenevo iene, animali senza cuore, solo adesso capivo che erano donne disperate, chi lasciava il bambino perch era frutto di un peccato innominabile, chi spesso lo faceva perch non poteva dargli niente nemmeno da mangiare e chiaramente anche l’affetto, l’amore andava a farsi fottere. I problemi erano altri da affrontare non si poteva pensare al sentimento, le lagrime più importanti, più dolorose non erano però quelle che partorivi da sola , magari nel cesso che dividevi con gli abitanti del cortile,in quel momento dovevi partorire e nemmeno un gemito, nemmeno una richiesta di aiuto pensata doveva uscire dalla tua bocca.
Note- La ruota fu chiusa nel 1875, ma siccome l’unit  d’Italia non aveva certo debellato la miseria del popolo, ancora per diversi anni i piccoli continuarono a essere esposti, nottetempo, sui gradini della chiesa. Da questa condizione derivano i numerosissimi cognomi Esposito, Degli Esposti e cos via, cogni molto usuali nella nostra regione.
Non ti potevi permettere di urlare il tuo dolore. Ma dicevo che le lagrime più importanti erano quelle di quando abbandonavi il bambino .quello era il dolore più forte, fu tragico lo dov            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time Betti fare di notte, lasciai il fagottino sulle scale dell’Annunziata, avvolto nello scialle che aveva visto il mio peccato e mo’ ne vedeva un altro più drammatico “L’abbandono”. Sono stata per ore a guardare nascosta dietro un muro. Ma niente, nessuno ha preso il bambino, poi iniziato ad albeggiare , sono dovuta andare via. Sono andata a lavorare e dopo sono ritornata. Non ci stava più!!! Non si può spiegare, nemmeno immaginare cosa si prova, forse una donna, una madre può capire, ma io non vi so spiegare a parole il mio tormento, forse perch non mi sento madre, non mi sento donna…
Note- Poich dopo la Controriforma i figli innaturali erano considerati degli illegali, esclusi dalla societ , la scelta di mostrare la propria creatura affidandolo a un’opera pia poteva significare darle un avvenire, sempre che fosse sopravvissuta all’altissima percentuale di decessi che caratterizzava all’epoca questi tipi di educandato.
La collocazione dei neonati nella «Ruota» assumeva un valore figurativo poich il trapasso attraverso il muro per mezzo del «Tomo» trasformava il bambino in «figlio della Madonna» ed è con questo nome che per secoli furono chiamati gli«Esposti dell’Annunziata». Un “esposto” famoso? Lo scultore Vincenzo Gemito. Dalla ruota iniziò il suo percorso che lo rese uno dei più celebri figli di Napoli.

In alto, nella foto, la ruota dell’Annunziata