Temperature polari nei lager della morte. Il riverbero è accecante. A tratti sinistro. Come un velo di ghiaccio posato sulle lapidi invisibili. “Saremo a -13” spiega Thomas, la guida polacca ai campi di sterminio. “Ieri eravamo a -22”. Il freddo è intenso. Ti entra nelle ossa. C’è una fitta coltre di neve sui block di Auschwitz-Birkenau. E’stesa sui ruderi del crematorio e le rovine delle camere a gas fatte saltare dai tedeschi in fuga. Camminare è un’impresa. Scarponi comodi, cappelli di lana, tute imbottite: servono a poco quando la temperatura cala a questi livelli, toccando quote vertiginose. Sessant’anni fa, in queste stesse lande ghiacciate, i prigionieri si muovevano con indosso un solo lembo di stoffa e ai piedi un paio di rigidi zoccoli di legno: il freddo glaciale era un nemico terribile, quasi sempre letale. Impossibile non pensarci oggi. Impossibile non ritornare indietro con la mente.

Sotto tutta quella neve, il sistema dei campi nazisti costruiti a Sud di Cracovia più di mezzo secolo fa, ha un aspetto angosciante. A dir poco spettrale. L’emozione è intensa. Fortissima. Ti sembra quasi di rivederli i deportati: trascinano i piedi, appoggiati gli uni agli altri, nel disperato tentativo di proteggersi a vicenda. “Musulmani” li chiamavano gli altri prigionieri. Gente che si era arresa, che aveva smesso di lottare. Che non aspettava altro che di spegnersi. Cos, per consunzione. Oppure uccisa nelle camere a gas. Come i dannati di un girone dantesco. Padre Franco Pisa, sacerdote dell’Ipia Bernini di Napoli, scuote il capo: “Quale Dio avr  mai potuto perdonare chi ha fatto tutto questo?”. Poco più in l  un gruppo di bambini si diverte, scherzando con la neve: ridono felici, inseguendosi a vicenda. Sono troppo piccoli per capire. Non sanno che più di sessant’anni fa, in quello stesso luogo, furono massacrate quasi un milione di persone. Ebrei, la maggior parte. Ma furono sterminati anche zingari, testimoni di Geova, omosessuali, oppositori politici. Uccisi col gas e poi bruciati. “Perch da Auschwitz – ammonivano le guardie con la divisa delle SS – si esce solo dal camino”. Il Paese della Stella di David la chiama “Shoah” a testimonianza dello sterminio di un popolo, quello di Israele, che ha pagato lo scotto più grande: in sei milioni furono cancellati dalla faccia della terra dai nazisti durante l’ultima guerra. Olocausto, diciamo noi. Oppure genocidio. Le cui prove si presentano davanti agli occhi dei visitatori nel museo della Shoah allestito nelle tante baracche del lager di Auschwitz, un’ex caserma dell’esercito polacco trasformata in campo di sterminio dai tedeschi, nel modo più agghiacciante: montagne e montagne di capelli, scarpe, protesi, valigie, oggetti di uso comune, documenti, fotografie. Ma anche le scatole vuote del terribile Cyclon B, i cristalli di gas che venivano versato nelle camere della morte stipate di condannati. Un dramma nel dramma. Che racconta di mille e mille storie finite letteralmente in cenere nei forni del campo. Cancellate dalla barbarie scatenata da Hitler nei territori occupati dalla Wermacht. Ma di cui, fortunatamente, non si è persa ancora la memoria. E proprio per non dimenticare. Proprio per far s che tutto questo resti ben impresso nelle menti delle generazioni future, anche quest’anno, il 27 gennaio, la Provincia di Napoli si è recata ad Auschwitz-Birkenau, in Polonia, affinch ciò che si scopr il 27 gennaio 1945 alle 11.45, ora esatta in cui le truppe dell’Armata Rossa liberarono nel lager, costituisca un monito all’umanit  tutta a non ripetere mai più simili atti di crudelt .

La delegazione dell’Ente di Piazza Matteotti, rappresentata dai consiglieri Tommaso Di Minico Scotto, Raffaele Apreda (PdL) e Carlo Morra (Sinistra e Libert ), era composta da studenti e insegnanti di istituti superiori del napoletano. Per il “Bernini”, oltre a padre Franco Pisa, c’erano la professoressa Maria Giordano e il preside Carmine Notaro. I ragazzi della scuola media “Annecchino” di Pozzuoli, erano accompagnati da Luigi Arionte (il preside) e dalla professoressa Aloisa Semler; quelli dell’Itc “Torrente” di Casoria erano guidati da Patrizia Arenga e Marisa Speranza; il liceo scientifico di Sant’Antimo da Angela Sarubbi; l’Itc “Moscati” di Sant’Antimo da Pasquale De Cristofaro; la delegazione dell’istituto Vitruvio di Castellammare di Stabia era coordinata dalla professoressa Adriana Maria Loredana Miro e dal dirigente Sebastiano Piccolo. Il liceo classico “Umberto” dal professor Domenico Bianco; l’Ips Miglio di Frattamaggiore da Alberto De Vincenzis; l’Itis Galileo Ferraris di Napoli da Giuseppina Marino. Presenti anche gli allievi dell’Itg “Della Porta” di Napoli, i ragazzi dello scientifico Braucci di Caivano e gli alunni dell’Itis “Marie Curie” di Napoli (professoressa Maria Filippone). La delegazione, composta anche dal consigliere comunale (Napoli) Raffaele Ambrosino (PdL), ha visitato la cittadina polacca di Oswiecim, tristemente conosciuta con il nome tedesco di Auschwitz, poi si è recata nel secondo campo, un’autentica industria dello sterminio costruita dai tedeschi a 3             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
tnRpeKKchilometri di distanza dal primo lager: quello di Birkenau, dove ha omaggiato il monumento alle vittime della Shoah, depositando una corona di fiori con la scritta, sia in italiano che ebraico: “Mai più”.

La visita a Birkenau è proseguita all’interno delle baracche di legno dove dal 1941 al 1945 migliaia di prigionieri furono costretti a vivere in condizioni disumane, prima di trovare la più orribile delle morti. La delegazione ha infine preso parte, insieme a alle tantissime persone provenienti da ogni parte del mondo, alla coinvolgente fiaccolata che ha percorso il campo per far s che questi luoghi siano, oltre che occasione di apprendimento, anche spazi concreti di riflessione.

“Vedere con i propri occhi quello che ha potuto produrre la follia dell’uomo – ha sottolineato il presidente Luigi Cesaro che ha fortemente voluto che l’iniziativa della Provincia, giunta al suo quinto anno, continuasse – è un qualcosa che i nostri ragazzi non dimenticheranno facilmente. Il nostro obiettivo è rinsaldare il ricordo nelle nostre coscienze e, soprattutto, fa riflettere per costruire meglio il domani”.

Nelle foto, alcune immagini del lager