Dubitare e credere, i due volti della fede sul lettino di Freud.

Il visitatore, opera del drammaturgo e scrittore di origini franco irlandesi ric-Emmanuel Schmitt (1960), prima a Parigi nel 1993, tre premi Molière per il teatro, rappresentata in 15 lingue e in oltre 25 paesi ma in Italia solo due volte, arriva per la prima volta a Napoli e apre con successo la stagione teatrale 2013-14 del Teatro Acacia, nel segno della innovazione strutturale voluta da Emma Naldi e della svolta culturale che reca la firma del neodirettore artistico Francesco Sorrentino.
L’intento del cartellone è molto chiaro lasciarsi alle spalle la formula da teatro di quartiere, eccessivamente attento ai titoli facili e ammiccanti e ai gusti più corrivi per lanciare una sfida e restituire l’Acacia alla più nobile tradizione di teatro che coniuga in felice sintesi cultura, riflessione e intrattenimento.
Vienna 1938, l’Austria annessa al III Reich, la Gestapo che incombe, annunciata dalla eco dei canti di guerra che giungono dalla finestra aperta. L’ottantaduenne Freud (Alessandro Haber), torturato da lesioni cancerose alla bocca, le gambe malsalde, un anno ancora di vita, l’incedere incerto dei vecchi, nell’atmosfera claustrofobica del suo studio, trascina sulla schiena ricurva il peso di un fallimento storico-generazionale, due guerre mondiali, e il suo dramma esistenziale di ebreo non praticante, eppure minacciato, assieme alla figlia Anna (Nicoletta Robello Bracciforti), dall’ossessione antisemita e dalle vilt  ricattatorie di un caporale in divisa (Francesco Bonomo).
Questo sfondo storico, gi  riproposto da un’ampia letteratura filmica e teatrale, Schmitt adduce a pretesto per una serrata argomentazione teologico- filosofico, lucida, serrata, avvincente, resa nei modi espressivi della tradizione novecentesca del teatro della parola restituzione della centralit  all’attore, introduzione della figura del regista e trasformazione della parola stessa in azione fisica, gesto, emozione interpretativa che fa della voce, lo strumento principe della macchina attoriale, estendendo al massimo il ventaglio timbrico e tonale. Il testo de Il visitatore si muove nel solco di questa tradizione, con un linguaggio chiaro e elegante che accosta audacemente l’asciuttezza dell’aforisma alla forma parapoetica, il ragionamento al rovesciamento parodico e al paradosso.
Nello studio irrompe in modo surreale un personaggio sconcertante, non è un paziente, conosce di Freud particolari intimi mai rivelati ad altri il suo nascere alla vita cosciente nella infanzia e la sua crisi adolescenziale, segnata dalla scoperta della fallibilit  del suo padre biologico e dalla conseguente proiezione della necessit  della Legge del Padre in una confusa ricerca di certezze che oscillanti tra la scienza e il divino.
Il visitatore (AlessioBoni) non può essere un millantatore, è Dio o meglio la sua epifania in forme umane, spinta fino alla necessit  del bisogni fisiologici legati alla incarnazione. Inizia uno scontro serrato la incrollabile fede positivista del padre della psicoanalisi che rinfaccia a Dio l’esistenza del Male, il dolore del mondo, la sua insensibilit  nei confronti di quelle che chiama le sue creature, la sua cattiveria per aver dato loro una ragione capace di porre problemi ma non di risolverli. E il contrappunto di Dio che gli rimprovera la tracotanza tutta umana di voler sostituirsi a Lui, di non volerlo accettare come Mistero.
Fin qui saremmo nel solco tradizionale della antica diatriba religiosa sul problema del Male, se il genio teatrale di Schmitt non la osservasse da una diversa angolazione, condendo l’argomentazione con intuizioni folgoranti, sortite ironiche, riflessioni originali e una confusione dei ruoli dei due personaggi spinta ai limiti del rovesciamento Freud e Dio ovvero ragione e fede, il dubbio e la certezza.
L’uomo di scienza nei momenti di maggiore debolezza sta per aprire alla fede e implora il visitatore a che non se ne vada. Dio rinfaccia al medico di formazione ebraica di essere legato ancora al Dio-Giustizia del Vecchio Testamento, più che al Dio-Amore e Misericordia del Nuovo; confessa la noia dell’essere rinchiuso nella fortezza parmenidea della sua perfezione e chiede al mondo di farsi amare.
Il momento più alto e toccante dello spettacolo, intuito dal pubblico e accolto da uno spontaneo applauso di sortita. I due personaggi principali, la versione teatralizzata del duplice sentire del drammaturgo francese, filosofo e fine psicologo che ha voluto sottoporre alla attenzione del pubblico il dramma forse anche suo?- o di quanti, lontani da un facile ateismo, vanno alla ricerca della fede senza trovarla, approdando a un odio-amore nei confronti del divino, teatralmente materializzatosi nel finale in un colpo che Freud esplode contro il divino bersaglio. Mancandolo.
Magistrali le prove di Alessandro Haber, con la sua voce “sporca”,funzionale alla esaltazione drammatica di un Freud furioso e dolente; e quella di u            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBn Alessio Boni, deuteragonista a pieno titolo,
che conferisce al Dio incarnato i tratti di una fisicit  esuberante e baldanzosa, non esente da accenti anticonvenzionali, irriverenti, talvolta dolenti.
Molto convincenti Nicoletta Rovello Bracciforti nella irruenza conferita ad un’ Anna Freud, insofferente al sopruso, e quella di Francesco Bonomo attento ad evidenziare gli aspetti di meschinit  e insicurezza di un prototipo altrimenti scontatamente odioso.
Attenta e curata la regia di Valerio Binasco, garante di ritmo serrato della recitazione e una giusta dinamica di gesti e i movimenti scenici. Funzionali alle intenzioni di regia le luci sobrie di Tommaso Le Pera, le scene di Carlo De Marino e le musiche di Arturo Annechino un leit-motiv minimale e di atmosfera, espressione in chiave sonora del clima extragravitazione in cui fluttuano le coscienze in dubbio. Pubblico particolarmente attento e applausi convinti.

L’ultima replica è andata in scena il 3 novembre

Il prossimo appuntamento del teatro
Dal 14 al 17 dicembre
Maurizio Micheli
“Anche nelle migliori famiglie”

Per saperne di più
www.teatroacacia.com

Nella foto, in scena Haber (a destra) e Boni