Il titolo è familiare, richiama alla mente teneri ricordi scolastici. Verga, il verismo, l’inapplicabile canone della impersonalit  dell’arte’, la religione della roba’ di cui sono vittima tanti personaggi che antepongono l’avere all’essere. Un microcosmo segnato dalla antropologia e dal linguaggio del mondo contadino siciliano, dai valori di una societ  dei ranghi che preclude ogni possibilit  di ascesa sociale e inchioda alla classe di origine. Difficile trarre un testo drammatico da un’opera nata per la narrativa. Non sapevo cosa mi attendeva, mi mancavano i termini di paragone non ricordavo la pregevole edizione televisiva del 1964 con Enrico Maria Salerno, n conoscevo la memorabile edizione del 1967 con Turi Ferro.
Nato nel 1888 come feuilleton, romanzo d’appendice pubblicato su una rivista e raccolto l’anno successivo in volume, il Mastro Don Gesualdo ebbe gestione travagliata e struttura complessa.
Il successo di questa felice messinscena (foto) è stato garantito a monte della rielaborazione drammaturgica di Micaela Miano, l’originaria quadripartizione ridotta in due atti agili e di durata contenuta pochi eventi essenziali per dar ragione della parabola esistenziale di Gesualdo Motta, che crede di poter fare il sospirato salto di classe impalmando donna Bianca Traho, aristocratica decaduta e gi  incinta di un altro; che sbaglia trasferendo a “sua figlia” l’ambizione di un buon matrimonio, negandole l’amore e imponendole il cinquantenne duca di Leyra; che si illude di poter ottenere con la “roba” affetti ed elevazione sociale. Il mancato salto di qualit  simboleggiato dal doppio appellativo di mastro’ e don’, dominus, signore, simbolo di una ibridacondizione mai superata di “pezzente resagliuto”.

La regia di Guglielmo Ferro è opera egregia, tributo all’arte paterna, segno di profondo attaccamento e viscerale appartenenza di una dinastia di attori alla propria terra e alla grande tradizione teatrale siciliana che, passando per Pirandello, giunge fino a Leonardo Sciascia.
La sua lettura registica si impone per asciuttezza, ritmo e forza drammatica, oltre che reggersi su una intelligente operazione di rinverdimento, giocata sullo spostamento del focus dal possesso della “roba”, divenuta ai nostri giorni vero e proprio passepartout, ai temi evergreen quali solitudine, microconflittualit  familiare, la vita vissuta come scacco esistenziale.

L’incipit è cinematografico inizio dalla fine, ampi ricorsi al flashback.
La cronologia soppiantata da gocce di memoria. Gesualdo, vecchio relegato in una stanza, ignorato da tutti, persino dai camerieri, consumato dal desiderio che la figlia gli dia un segno di affetto, al di l  della visita formale di un minuto. Il “ciclo del vinto” inizia dalla solitudine, ancora più esacerbata dalla morte per emottisi della moglie Bianca, rimpianta, seppure in vita algida anche nella intimit ; e si conclude con la morte, l’atto nel quale si è sempre soli, peraltro commentato dal sospiro di sollievo di un cinico cameriere.

All’interno di questa ciclicit , il succedersi dei ricordi che seguono la dimensione atemporale dei sogni.
La nudit  della stanza e il vuoto interiore, efficacemente espresso dalla scenografia di Salvo Manciagli un aprirsi delle parete di fondo, pannelli che di tanto in tanto si schiudono su uno schermo sul quale si avvicendano in successione immagini squarci di interni, sfondi paesistici e spazi aperti che danno forma e colore a rimpianti di Gesualdo.
Di sobria e misurata eleganza i costumi di Carmen Ragonese, dominati dal grigio, qui elevato a traduzione cromatica del diffuso stato d’animo che attraversa tutta la pièce. Impeccabile tutto il cast, sul quale si staglia imponente la figura di Enrico Guarneri che riempie la scena con il suo physique du rle ideale per rappresentare il siculo rude, di scorza dura eppure grondante di una umanit  dolente, in bilico tra rabbia e desolazione, servite da un timbrica seducente, una ricca gamma di modulazioni. Un virtuosismo che tocca i vertici della drammaticit  nei monologhi gridati il silenzio. Una performance che, travalicando l’interpretazione, realizza la perfetta identificazione tra Persona e Personaggio.

Personaggi e interpreti
Enrico Guarneri Mastro don Gesualdo
Ileana Rigano Baronessa Rubiera
Rosario Minardi Canonico Lupi
Francesca Ferro Bianca Trao
Vincenzo Volo Barone Zacco, Nanni Lorbo
Rosario Marco Amato Nun Rubiera
Pietro Barbaro Don Diego Trao, Notaio
Giovanna Centamore Zia Cirmena
Nadia De Luca Diodata
Giovanni Fontanarosa Segretario
Maddalena Longo Chiavaro Isabella

dal 20 al 25 gennaio 2015
Orari feriali ore 2100, mercoled e domenica ore 1730
Prezzi da euro 30,00 a euro 12,00
Durata 110 min + intervallo