«Il testo ci appare semplice e schematico come un’antica favola. La verit  di una favola che non c’è nessuna verit . Noi dobbiamo sforzarci di fare di questo Mercante una storia che possa essere capita e apprezzata anche dai bambini. Anzi, noi dobbiamo fare del Mercante una grande favola», si legge nelle note di regia, quattro pagine, di Valerio Binasco, regista di un’opera, commedia/dramma, più nota e tessuta nella realt  del poeta drammaturgo inglese “Il Mercante di Venezia” in scena al Teatro Bellini fino a domenica 16 novembre.
La favola dura tre ore. Troppo per bambini che possono trovarla difficile da capire e forse noiosa. In scena tre pannelli giganteschi, due obliqui azzurri e uno frontale in oro dipinti con tecnica pittorica veneta smaltata marmorea, creano Venezia, citt  borghese e di mercanti, e Belmonte luogo del Sogno. Da quattro ingressi entrano ed escono gli attori che si prestano anche nel ruolo di servi di scena per spostare tavoli e sedie. Su un lato intorno a un tavolino i mercanti cristiani, al centro l’ebreo, su una poltrona Porzia e Nerissa abitanti di Belmonte. Tre realt  nello stesso spazio accentuano il tema dominante dell’opera.
Attori in giacca e cravatta dialogano in veneto. Jessica, figlia di Shock, ha abiti da domestica. Porzia in rosso fuoco e Nerissa in giallo margherita hanno abiti da sciantose. Porzia non ha nella gestualit  scenica regalit . Appare con la sua ancella donnina allegra da postribolo. All’annuncio del principe del Marocco, scappa in modo infantile gridando «l’uomo nero mi fa paura». Una frase che non c’è nell’opera. Quando il principe fallisce la prova «Ah, che liberazione, che quelli del suo colore abbiano egual fortuna».
All’arrivo di Bassanio si getta subito ai suoi piedi «Vi prego, aspettate un giorno o due prima di rischiare; se scegliete male perdo la vostra compagnia». Nello spettacolo domina la frivolezza che concede ad alcuni di sorridere divertiti ad altri di andar via nell’intervallo. Silvio Orlando appare opaco nel ruolo di Shock. Espone il suo dramma di uomo solo, lacerato dalla fuga della figlia, dilaniato dalle offese e umiliazioni, in tono pacato. Non è colui che medita la vendetta tanto da preferirla al denaro. Quando rievoca ha riso delle mie perdite, si è fatto beffe dei miei guadagni, ha disprezzato il mio popolo, ostacolato i miei affari, allontanato i miei amici, infiammato contro di me i nemici, e tutto questo perch? Perch sono ebreo», è seduto, voce fievole di chi sta leggendo la nota spesa al salumiere. La sua bravura di attore è svilita dalla regia.
A Napoli, nella stessa settimana, il Mercante anche alla Galleria Toledo con la regia di Laura Angiulli. Due Shock diversi Orlando e Giovanni Battaglia. Due Porzia che non si somigliano. Una puerile e futile, l’altra austera. Due letture opposte. Una interpretazione favolistica e l’altra drammatica sintetizzata senza fronzoli in chiave moderna in poco più di un’ora. Il teatro d’autore è opera d’arte che può essere commentata secondo la propria cultura.
Con Orlando, la Popular Shakespeare Kompany con Andrea Di Casa, Fabrizio Contri, Milvia Miragliano, Simone Luglio, Elena Gigliotti, Elisabetta Mandalari, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Sergio Romano, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati. Musiche di Arturo Annecchino, scene di Carlo de Marino, luci Pasquale Mari, costumi Sandra Cardini, assistente regia Nicoletta Robello. Produzione Veronica Mona con Oblomov films s.r.l. e Compagnia Enfi Teatro.

Spettacoli dal marted al sabato ore 21,15 domenica ore 18. Prezzo euro 15 ridotto euro 10

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In foto, tre momenti dello spetatcolo