Sicuramente Eduardo De Filippo avrebbe dato il suo plauso a questa versione di “Io l’erede” scritto da lui settant’anni fa e rappresentata al San Ferdinando nell’ambito di Napoli Teatro Festival 2012. La versione di Francesco Saponaro- che firma la regia- è moderna, ma tiene fede a un testo che, pur di generazioni diverse, è attuale.
L’inizio a sipario chiuso, la voce registrata di Enzo Moscato, accompagnato al pianoforte dal maestro Mariano Bellopede. I bravissimi attori cominceranno ad alternarsi in scena ognuno interpretando il personaggio con ritmo e disciplina scenica, facendo dimenticare al pubblico che recitano in spagnolo un testo napoletano.
Bella la scelta delle quattro canzoni incise da Moscato che accompagneranno tutto lo spettacolo, con la sua voce melodica e particolare ha regalato momenti di poesia musicale. La scena quasi asettica ma essenziale, con velatini che nascondono porte, uscite, e segreti, qualche tenda, tavola con sedie dove oscure verit  verranno servite da Ludovico Ribera come una amara portata.
Luci semplici e funzionali, un pubblico attento e divertito. Una operazione, quella di Saponaro, che ci riporta al teatro classico, una regia che con il suo stile rispetta i tempi drammaturgici di uno dei più grandi autori Internazionali.
Dice il regista”Ho potuto scegliere con libert  gli interpreti, rispettando l’et  dei personaggi come indicato dall’autore. I protagonisti sono quarantenni, non più figli e non ancora genitori, in questo senso, la coppia dei Selciano è metafora di una sterilit  biologica e morale.”
E aggiunge “Siamo eredi di generazioni che hanno faticato a risollevarsi dalle macerie della seconda guerra mondiale e poi hanno patteggiato, arrendevoli nelle loro belle case a godersi il panorama del golfo, a riempirsi la bocca di pasticcini e di falsi valori per nascondere, dietro un velario, la loro resa della vita. Io l’erede ci ricorda che oltre quel velo non resta che una grande desolazione intellettuale e civile”.
Trama- Una commedia amara sull’eredit  e la carit  cristiana, sui ”falsi valori” che una famiglia trasmette, di generazione in generazione. la storia di uno straniero venuto dal mare, Ludovico Ribera, che con le sue rivelazioni porta scompiglio nella borghese famiglia Selciano, compromettendo quella facciata colta e rispettabile che si è disegnata. Ludovico è figlio di Prospero Ribera, vissuto per trentasette anni in casa Selciano come ospite del generoso padre dell’avvocato-capofamiglia Amedeo, da sempre benefattore dei diseredati. Questo misterioso personaggio si presenta come suo legittimo erede e pretende ora, cos come era stato per il padre, di essere accolto dalla facoltosa famiglia Selciano. Di fronte al rifiuto dei Selciano, Ludovico prima li accusa di aver reso il padre, con la loro ostentata magnanimit , un parassita, e poi riesce a convincerli, soprattutto perch dar  loro la possibilit  di continuare a esercitare quell’opera di benefattori che d  tante soddisfazioni al loro ipocrita amor proprio, facendoli sentire in pace con la coscienza. Egli però sar , come il padre, ladro, oggetto di scherno e derisioni, quasi fosse un buffone di corte, ma in cambio vivr  alle spalle della famiglia e in più godr  dei favori di una delle donne dei Selciano, cos come era gi  accaduto per il defunto Prospero.
P.S. La trama è ispirata a un evento reale Eduardo infatti ospitò nella sua casa un amico giornalista licenziato per le sue posizioni antifasciste. Alla sua morte, un altro giornalista gli chiese di prendere lo stesso posto.
Note- Saponaro è considerato uno dei giovani registi più interessanti della scena italiana, dopo il diploma all’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria e al Master per Organizzatori, Amministratori e Direttori di Teatro dell’ETI inizia la sua carriera come regista assistente di Toni Servillo, Marco Baliani.Francesco Silvestri e Renato Carpentieri. Ha fatto parte del Comitato Artistico del Mercadante – Teatro Stabile di Napoli. stato regista assistente di Toni Servillo per sabato, domenica e luned (2002) di Eduardo De Filippo e Il lavoro rende liberi (2005) di Vitaliano Trevisan entrambi prodotti da Teatri Uniti, compagnia con cui sviluppa, nel corso degli anni, un rapporto di assidua collaborazione.
Premio E.T.I. Gli Olimpici del Teatro 2009 miglior spettacolo di innovazione’ per Chiòve
Premio Associazione Italiana Critici di Teatro 2008 miglior spettacolo di innovazione’ per Chiòve
Premio Girul  2006 miglior regia’ per L’Orso e una Domanda di Matrimonio
Menzione speciale della giura Premio E.T.I. Scenario 1997 per Arpa Muta, progetto Pino Pascali

Nell’imagine, un momento dello spettacolo fotografato da Francesco Squeglia

Per saperne di più
www.napoliteatrofestival.it