“Il Metodo” commedia di Jordi Galceran, autore catalano, tradotta e adattata da Pino Tierno regia di Lorenzo Lavia con Giorgio Pasotti Fiorella Rubino Gigio Alberti Antonello Fassari, è andata in scena a Castel Sant’Elmo sulla terrazza Piazza d’Armi in un teatro con 700 posti allestito per gli eventi di Napoli Teatro Festival Italia su cui è appena calato il sipario. Il testo ricalca lo schema narrativo di un classico giallo. Non c’è il morto e mancano poliziotti, commissario, investigatore. Ma c’è la vittima, vivo fino alla fine, della crudelt  che deve sopportare chi cerca lavoro e deve affrontare una severa selezione. Quattro sono i protagonisti rimasti dopo le prime tre dure selezioni per un solo posto di direttore del personale di una famosa multinazionale. I quattro sono in attesa dell’ultimo colloquio in una sala elegante con tre poltrone e file di neon al soffitto. Scenografia di Gianluca Amodio.
Abiti eleganti ( costumi di Alessandro Lai), raffinati nei modi, gentili e ossequiosi, sono direttori di altre aziende che aspirano a un lavoro più prestigioso e ad uno stipendio più soddisfacente. E’ assente uno dei dirigenti idoneo alla selezione. L’attesa non è lunga. Notizie e domande giungono scritti su carta con dei bussolotti giunti dall’alto con la tecnica dell’aria compressa attraverso un tubo trasparente posto in scena. Prima informazione scompagina il gruppo. Vengono a sapere che uno di loro è gi  funzionario dell’azienda.
Parte la caccia a chi si cela da concorrente. Gentilezza e raffinatezza spariscono. I rapporti si mutano in sospetti, domande insinuanti, parole offensive, mezze bugie. Ognuno tenta tra incerte verit , segreti personali e menzogne di allontanare da se ogni sospetto. Ciascuno è sottoposto a interrogatorio sulla sua vita privata dagli altri. Il giallo incuriosisce e appassiona il pubblico. Il finale è top secret.
La commedia con altri spettacoli chiude il Festival che a parere di molti merita elogi per aver selezionato un buon numero di spettacoli, per l’affluenza di pubblico nei pomeriggi e nelle serate fino a tarda ora, per aver distribuito la programmazione in più luoghi della citt . Idea geniale è di aver scoperto Castel sant’Elmo, faro di Napoli come il Vesuvio, luogo più che idoneo per tali eventi. La sua magia, le sue innumerevoli aperture, archi, finestre cannocchiali sulla citt  e l’ampia terrazza sul fiabesco panorama della citt  fatto di cupole, campanili, regge, conventi, musei, colline illuminate che chiudono l’orizzonte, la baia, rendono piacevole la sosta prima degli spettacoli in scena nei teatri al chiuso e all’aperto.

Ultimo elogio, il più meritato, è di aver ospitato testi di autori stranieri, produzioni di altri teatri, attori e registi stranieri e italiani ed emergenti napoletani.
Napoli è stata citt  di fama internazionale per la musica, teatro, architettura e archeologia. Deve tornare ad essere in una forma più moderna meta del Gran Tour internazionale. Deve bruciare usi e costumi di citt  provinciale come aveva negli anni ’60 in cui dominava in pittura ancora Pitloo e Notte. Eppure operava Colucci e alcuni futuristi come Piscopo. E’ diventata citt  nota quando alcuni giovani pittori e pittrici, Persico, Balatresi, Panaro, Pisani, de Falco e altri hanno chiuso col passato. L’Accademia delle Belle Arti è ora inserita nella cultura della citt  e dell’Italia. Il MADRE, museo di arte contemporanea, il Teatro san Carlo, il Conservatorio san Pietro a Majella sono noti per le iniziative a livello internazionale.
Il Teatro non può essere legato alla tradizione. Napoli deve far salti verso il futuro per incrementare il turismo, oro della citt , eliminare la disoccupazione, dar lavoro e certezze ai tanti emigranti. Può farli per avere radici salde e antiche nella cultura. Il passato vive se germoglia un futuro eccellente.

Un grazie va da tutto il numeroso pubblico allo staff di giovani gentili e professionali
che ha incontrato agli ingressi, nelle sale dei teatri, nella navetta di collegamento per Sant’Elmo.

In alto, un momento dello spettacolo nello scatto di Salvatore Pastore