Napoli Teatro Festival, venerd 21 giugno 2013. Stasera al San Ferdinando ha debuttato applauditissima, in prima mondiale, un’operafondamentale della drammaturgia vivianea. L’alto livellodella performance è risultato di una composita e fortunata compresenza di elementi che rende certi eventi teatrali epocali, primo tra tutti l’incontro tra Arias e Viviani.
SE BUENOS AIRES INCONTRA NAPOLI

Un confronto tra due culture geograficamente lontane ma umanamente vicine per la desolazione degli spazi, l’emarginazione dei soggetti e la fatica di sopravvivere in congiunture storiche negative. Il lembo orientale della Napoli storica, la piazza Mercato degli inizi del secolo scorso, quella delle esecuzioni capitali, e i margini polverosi e assolati della Pampa urbana di Buenos Aires dimostrano analogie impressionanti, per cui Arias riconosce nella scrittura di Viviani, mai conosciuta prima, il mondo degli umili e le scene di vita circense che tanto parte hanno avuto nel segnare i suoi ricordi infantili e la sua sensibilit  nei confronti del melodramma e degli spettacoli di strada, un curioso misto di circo, music hall e teatro, allestito per poter resistere a una vita predestinata di fame e miseria, alleviata dalla trasgressione passionale, l’ unica forma di libert  che di cui possono godere gli emarginati.
MASSIMO GALLO E MONICA NAPPO
E poi i due protagonisti, Massimiliano Gallo- Samuele e Monica Nappo- Zenobia, nel pieno della loro maturit  artistica. Lui figlio d’arte e in palcoscenico sin dalla più tenera et , come Viviani, in un ruolo che fu del Viviani attore, impegnato in ruoli sempre più prestigiosi nel teatro dialettale di parola e in quello musicale, e a cinema con Ozpetek, De Angelis, Cotroneo. Lei con alle spalle una lunga militanza nella drammaturgia contemporanea e il cimento nei monologhi impegnati nella tortuosa ginnastica dell’anima (è stata la prima in Italia a portare in scena «448» di Sarah Kane), dodici anni nella compagnia di Toni Servillo, giù fino ai ruoli cinematografici con registi prestigiosi Ozpetek e Allen. Ultimi, ma non per importanza, tutti gli altri attori, perfettamente impegnati in una coralit  alla quale la sapiente regia ha impresso un ritmo perfetto, privo di cedimenti. Tra questi spicca Tonino Taiuti- Bagonghi (cani, topi e pulci ammaestrate) timbrica seducente e inconfondibile, temperamento musicale, tempismo della vis comica, funambolismo del corpo e della parola, il meglio della tradizione napoletana di commedia, il sapore delle maschere, le suggestioni dell’avanspettacolo, il nobile marionettismo di Totò. Un interprete ideale del teatro vivianeo.
LA STORIA
Sul fondale la fedele rappresentazione primo novecentesca della piazza del Carmine. Al centro della scena la solitudine di una misera comunit  circense, idealmente iscritta nella pista circolare, separata dall’esterno da una serie di drappi rossi, segno del labile confine tra la vita e uno spettacolo, peraltro mai rappresentato. Ai lati due carrozzoni, quello di Zenobia, moglie bistrattata del cavallerizzo Roberto e quello di don Ciccio, proprietario del circo e padre di Nicolina di cui si è invaghito Roberto, un Roberto Di Leva, focoso e impetuoso al punto giusto. In questo spazio angusto si gioca l’intera vicenda, basata su una duplice triangolazione moglie-marito amante. Roberto fuggir  con Nicolina e Giannina, moglie del clown, Samuele fuggir  con Giannetto il toscano. Zenobia e Samuele, i due protagonisti, puniti dalla vita, lei per il suo amore cieco venato di quel rassegnato masochismo, tanto presente nelle figure femminili del teatro di Viviani, cieche e sorde ai maltrattamenti ” e non è a dire che non mi vuole bene…” ; lui per la dedizione esclusiva al suo mestiere di clown che ha consentito alla moglie delle libert  che lo renderanno ridicolo agli occhi della piccola comunit . A far precipitare gli avvenimenti il pettegolezzo malevolo e la denuncia anonima di Bettina,altro topos della drammaturgia vivianea, reso en travesti, con maliziosa spigliatezza da Gennaro Di Biase.
SENTIMENTI FORTI DA MELODRAMMA
Arias non ha paura di aprire al melodramma e ai sentimenti forti, quelli che da sempre hanno segnato il successo del teatro popolare, senza tuttavia cadere nei sentimentalismi, grazie alla sapiente scrittura teatrale di Viviani, rafforzata da una nuova e più agile sintassi narrativa che valorizza in pieno l’intreccio inestricabile di pianto e riso. Il regista argentino, naturalizzato francese, naviga con autorevolezza nei tre atti originari, l’ultimo riassunto brevemente, riproponendoli senza soluzione di continuit , in linea con i canoni rappresentativi più recenti, resi peraltro possibili dalle moderne soluzioni scenografiche, ma conserva una sostanziale fedelt  alla rappresentazione naturalistica, che resta pur sempre la cifra distintiva del teatro di Viviani, evitando la tentazione di una lettura eccessivamente intellettualistica e consentendosi solo qualche garbata concessione a un simbolismo di facile lettura, “madama cacciuttella”, in forma             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBdi sagoma calata dall’alto, il cavallo rappresentato da due figure umane, una con testa equina e l’altra piegata ad angolo in funzione di corpo. E qualche surreale materializzazione che Zenobia, rmai vedova,fa del suo passato recente. Suggestive e essenziali le soluzioni scenografiche di Tramonti, i costumi di Maurizio Millenotti, preziosi per l’ unit  tonale e sensibilit  cromatica, il sempre puntuale disegno delle luci di Pasquale Mari, i movimenti coreografici di Luigi Neri, cui il ritmo dello spettacolo deve non poco.
LA SUGGESTIONE DELLA MUSICA

Notevole lo scioglimento della tensione erotica della Tarantella segreta nei modi tradizionali della tammurriata. Qualche perplessit  sull’affidamento della Canzone a sotto’o carcere al Narratore che ha in mano l’immagine del volto di Graziella. Infine, considerata l’importanza della musica e delle canzoni, che tanta parte hanno nel teatro vivianeo, sia quando sottolineano un clou drammatico sia quando impiegate in una funzione comica di contrasto, particolare menzione meritano gli arrangiamenti musicali di Pasquale Catalano che equilibrano in giusta misura le ingenuit  armoniche del Viviani “compositore”, rivisitandone la melodia e rafforzando le armonizzazioni alla luce delle suggestioni del teatro musicale contemporaneo. Senza mai prevaricare. Impeccabile l’esecuzione delle musiche dal vivo. Uno spettacolo ben riuscito, dunque elegante, innovativo pur nel rispetto della tradizione, curato nei minimi particolari. Numerosi e meritatissimi applausi a scena aperta hanno affettuosamente accompagnato i momenti più esilaranti della performance.Tutta da godere.

Lo spettacolo sar  in scena al Teatro mercadante dal 19 febbraio al 2 marzo 2014

Nelle foto di Salvatore Pastore (Agenzia Cubo) in alto, Massimo Gallo. In basso, un’immagine di scena e Mauro Gioia