FlexN, danza di un gruppo degli Usa, al teatro Augusteo, inserito nella programmazione di Napoli Teatro Festival Italia, è uno spettacolo di pulsioni di protesta contro la discriminazione razziale, l’ingiustizia, la violenza del sistema politico sociale americano. Racconta la dura realt  densa di cronaca quotidiana traumatica, sopraffazione, prepotenza, virulenza, legata ad un facile uso di armi per ogni et . E’ ancora Far West vissuto in citt , in ogni luogo, scuole, tribunali, uffici, locali di ritrovo.
L’idea ai registi, Reggie Gray e Peter Sellars, nasce dal tragico episodio della morte di Eric Garner, afro-americano, ucciso da un poliziotto bianco e, subito dopo, l’uccisione di Michael Brown, ragazzo nero. La violenza sui neri in particolare da molti poliziotti, in America, è cronaca quotidiana. La cultura razzista è ancora viva come alle sue origini in un paese democratico, paladino della pace nel mondo. Anche, se in verit , impone la pace con armi micidiali, bombardamenti anche su scuole e ospedali, violenze sulle donne, minori, prigionieri militari e civili, sostituendo un dittatore loro amico ad un altro ostile anche a paesi confinanti loro alleati.
Scrive Grey «Flex significa danza con un messaggio politico. Le origini sono nella musica e nella cultura dei locali giamaicani. Flex è uno stile dell’Era della Informazione. La danza nasce in un modo tutto suo a significare argomenti molto complessi e problemi della vita ». Sellars aggiunge «L’arte deve stimolare l’immaginazione e guardare verso orizzonti migliori. Qui non facciamo sit-in di protesta, ma FlexN potrebbe essere un dance-in perch questa generazione non è seduta».
In scena 16 ballerini, tra cui tre ragazze, in abiti da semplici cittadini che vediamo nelle strade delle nostre citt , su musiche mix di Epic B, si esprimono in una forma spettacolare emotiva, politica, spirituale, per 1′,30′, molto creativa espressa in linguaggi inventati. Si alternano balli di gruppi, in coppia, da soli, creando scene di violenza sulle donne, lotte tra bande di giovani criminali in quartieri abitati da diverse etnie, improvviso uso di pistole e fucili da guerra tra gruppi o tra singoli al primo accenno di litigio facendosi giustizia da soli, noti canti in coro di protesta, aggressioni a omosessuali.
Anche la scenografia, light sculpture e lighting design di Ben Zamora, parla di fratture sociali. Sul fondo segmenti di neon, lati di figure geometriche disgregate, si accendono, si spengono, si frantumano, impazziscono illuminandosi alternativamente, corrono su tutta la superfice, si uniscono, si allontanano, non formando mai una nuova immagine aggregante o normale. Spettacolo avvincente, originale, superlativo, con un prologo in cui i ballerini, di ogni et , di diverse nazionalit , completano gli esercizi di riscaldamento in scena, e poi, alla fine, tra gli applausi, ognuno si esibisce in un a solo sul palco o in platea, per ringraziare il pubblico.
La danza, arte antica, è linguaggio del corpo espresso in movimenti ritmici dettati dalla musica. Diffusa a ogni latitudine, anche tra i popoli primitivi, assume carattere corale popolare, culturale, folcloristico, evocando in costumi d’epoca tradizioni, eventi storici bellici religiosi.
Sempre piacevole, è presente nella lirica come danza classica, sulle piste ghiacciate, nelle piscine, nel variet , nelle riviste, nella ginnastica artistica, nelle sale da ballo e nelle feste con musiche classiche o popolari, jazz, valzer, tango, rumba, polka, can-can, charleston, mazurca, rock and roll, tarantella, ndrizzata, ecc. E’ espressione culturale di un popolo. Si balla sul palco, sull’aia dopo il raccolto, in strada, in casa, nelle balere, nelle discoteche, nelle scuole.
Coinvolge adulti giovani bambini di ogni ceto sociale. E’ rito propiziatorio o ringraziamento religioso pagano. Per tutte queste sue caratteristiche socio-culturali, Flex, documento di inaudite atrocit , ha emozionato e coinvolto tutti. Molti hanno ricordato la guerra del 1940, in cui per tre anni, americani e inglesi hanno bombardato dal cielo, giorno e notte, Napoli, distruggendo monumenti, chiese, conventi, navi nel porto, ospedali, palazzi storici, rifugi, in cui il popolo è stato costretto a vivere e dormire, seppellendo in un attimo centinaia di innocenti.
Dopo la liberazione della citt  dall’esercito tedesco, con moto spontaneo di uomini donne e ragazzi, mentre i nuovi nostri alleati villeggiavano a Sorrento e Capri. Accolti come amici, gli americani, nel loro noto stile di rozzi volgari prepotenti, hanno violentato donne e bambini di entrambi i sessi, rubato e saccheggiato opere d’arte ignorando il loro valore ricco di memoria per una citt  dedita alla cultura, alla fratellanza, all’ospitalit  di altre etnie dalle sue origini. Atrocit  subite che hanno ispirato letteratura, film, teatro, musica, canzoni.
Napoli è, forse, la citt  che più di molte altre, può apprezzare, comprendere, valorizzare, la colta protesta di giovani contro ogni tipo di violenza dettata da assenza di cultura di esseri non definibili umani che inneggiano al razzismo, all’omofobia, all’uso folle delle armi, al non rispetto del proprio simile, alla violenza su donne considerate ignobilmente oggetti di sesso.

OGGI CALA IL SIPARIO SULLA RASSEGNA
Ultimo giorno di programmazione per il Napoli Teatro Festival Italia, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival e diretto da Franco Dragone. Venerd 15 luglio, al Teatro San Ferdinando (ore 19) Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe firmano la regia de IL SERVO dall’omonimo testo di Robin Maugham, traduzione di Lorenzo Pavolini. Una "commedia nera" – di cui ricordiamo la celebre versione cinematografica di Joseph Losey negli anni ’60 – che fa dello scavo psicologico dei personaggi la chiave di lettura, mentre la trama – ambientata all’interno di una casa – crea una ragnatela subdola, lentamente tessuta dal servo. In scena Maria Laila Fernandez, Tony Laudadio, Lino Musella, Andrea Renzi, Emilia Scarpati Fanetti.
Dopofestival con Giovanni Block e Dirotta Su Cuba
Per il dopo festival si segnala nel cortile del Museo Madre (via settembrini 79, inizio ore 21.30 – ingresso gratuito fino a esaurimento posti) il concerto dei Dirotta Su Cuba (venerd 15 luglio). Una serata organizzata da Spazio Nea di Luigi Solito e curate da Gianni Nappa, Cesare Settimo, Alessandro Leone, Sarah Galmuzzi.
Happening boliviano a Santa Croce del Sannio
In chiusura chiusura, venerd 15 luglio, ore 21.30, nel centro storico di Santa Croce del Sannio (Benevento) lo spettacolo – happening messo in scena dal Teatro de los Andes. Intitolato Dalle Ande agli Appennini, La pace ieri, oggi e sempre, è frutto di una residenza teatrale effettuata, tra il 4 ed il 14 luglio, dal regista e drammaturgo, Arstides Vargas argentino, residente in Ecuadore realizzata in collaborazione e con il gruppo ecuadoregno Malayerba. Il Teatro de Los Andes, storico gruppo boliviano di teatro di ricerca fondato da César Brie e Giampaolo Nalli nel 1991, ha sempre condotto ricerche sulla memoria andina, ricollegandosi ai miti del luogo. Nell’ultima serata del festival, insieme a gruppi ed associazioni del luogo, propone nelle strade dell’antico borgo sannita uno spettacolo corale cui affidare un accorato messaggio di pace e fratellanza universale.

Per saperne di più
Teatro Mercadante Piazza Municipio tel. 3442881266
Villa Pignatelli Riviera di Chiaia, 200 Tel. 3441457016
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In foto, una scena dello spettacolo