Stasera c’è spettacolo? To play! Dopo i primi minuti si intuisce che la risposta è proprio NO. Quindici forse venti maschi e femmine di ogni et , apparentemente seduti tra il pubblico nel parco di villa Pignatelli, si alzano, si rincorrono tra palcoscenico, zona sottopalco, tra la gente, gridano, vengono alle mani, tentano di scagliarsi sedie, qualcuno va in bici, altri fingono di giocare a carte. Si assiste ad una scena che può succedere di vedere in un vico di quartiere napoletano o tra le bancarelle di un mercatino rionale in cui all’improvviso ambulanti, guappi di carta pesta, zantraglie, urlano, litigano, senza poter capire motivo e parole della loro rozza sceneggiata. L’idea e la regia di questa strana rappresentazione è di Donatella Furino ed Emma Campili. Al termine della caotica performance, simile a un teatro di strada tra popolani, loro spiegano di voler mettere in scena Amleto mostrando come un gruppo di aspiranti attori si prepara allo spettacolo nelle prove. Donatella spiega la tragedia come una amena favola.

L’illusione di vedere qualcosa di interessante svanisce subito.
La tragedia incombe su di noi pubblico abituato ad aver visto per anni nella Villa Museo, noto nell’ Ottocento e nei primi decenni del XX secolo per concerti e spettacoli con illustri ospiti internazionali della famiglia del principe Pignatelli Cortes d’Aragona, musica e prosa di alto pregevole spessore culturale.

Muta la performance ma rimane il caos. Gli allievi di questa scuola di teatro, che pensano di fare teatro sperimentale, litigano per l’assegnazione delle parti, si lamentano della mancanza di un capocomico, gesticolano, continuano a correre, si siedono tra il pubblico, si alzano.
Si prova l’incontro tra Amleto e due suoi amici. La regia tenta di correggere senza risultato. Cambia scena. Amleto incontra Ofelia. Urla, la aggredisce verbalmente, la spintona, la fa cadere più volte ricevendo applausi da alcuni di entrambi i sessi. La violenza sulle donne è piacevole da vedere? Va incoraggiata? Fa notizia e fa spettacolo? Viene in mente quella madre di una ventenne bruciata viva in auto dal suo ex fidanzato definito da lei come giovane gentile educato innamorato. Il parroco e i vicini di casa del branco che ha violentato una sedicenne giudicano i delinquenti bravi ragazzi figli di famiglie per bene. Una famiglia può essere definita tale anche se educa i maschi alla violenza? Chi ha applaudito non ha mai imparato dal teatro, fonte dalle sue origini greche, di non violenza, democrazia, pace e fratellanza tra i popoli, accettazione come suo amico e dialogo col diverso per religione, lingua, usi e costumi, scelte sessuali? Altra dabbenaggine è vedere Ofelia bendata in scena.

Daniela Cenciotti, nel ruolo della madre di Amleto, e Fabiana Fazio in Ofelia, solo loro due, hanno dimostrato professionalit  ed esperienza teatrale nella loro pregevole recitazione.

Inspiegabile la presenza di questo gruppo in un Festival con spettacoli di alto livello culturale, impegno sociale e politico di attori e registi di fama mondiale provenienti da tante nazioni.

Oggi, mercoled 29 giugno, giornata intensa con 5 prime al Napoli Teatro Festival Italia. Claudio Santamaria a Villa Pignatelli alle 19.
" La casa di Bernarda Alba" a Sant’Angelo dei Lombardi in Irpinia alle 20. Una regia di Robert Lepage al Politeama alle ore 21. Il Teatro dei sensi a Donnaregina Vecchia ore 21. Un Mar boliviano al Nuovo alle ore 23. Si replica alla Galleria Toledo Peccato che fosse puttana, spettacolo pregevole, regia di Laura Angiulli e Mare Mater, la storia della nave scuola Caracciolo per diventare uomini di mare per 750 ragazzi orfani o poveri ospitati dal 1813 al 28, alle ore 21 a Molosiglio nella base della Marina Militare . Partecipano allo spettacolo a ingresso libero, in programma fino al 2 luglio, i ragazzi della banda musicale Centro Ester di Barra, Canta Suona e Cammina dell’associazione Life_Scugnizzi a Vela e del Centro Anspi “San Francesco Caracciolo” di Miano.

Per saperne di più

www.napoliteatrofestival.it

In foto, una scena di
La casa di Bernarda Alba; in basso, la nave scuola Caracciolo