L’et  vittoriana, et  bifronte per eccellenza la liberalizzazione del commercio, l’impero coloniale al massimo dell’espansione, il trionfo della borghesia puritanesimo borghese sessuofobo di facciata, in pubblico, e ossessioni sessuali, feticismo e deviazioni sado-maso, in privato. Dr. Jekl e Mr. Hide. Wilde, il mito estetizzante della bellezza e la fuga dalla realt , ma anche la sfida perduta della trasgressione omosessuale. Georg Bernard Shaw, il tema della prostituzione approda a teatro nel 1898, privo di retorica ma con un residuo di pruderie la più antica professione del mondo non viene mai nominata.
Quale valore di rottura conserva oggi un testo come La professione della signora Warren? Quanto ancora valida la tesi, cara a Shaw, sulla prostituzione come reato creato e sfruttato da una ipocrita societ  capitalista, nel dopo Moana di escort, veline e teen ager che non si danno per bisogno? L’opera ha perduto di mordente. Da tempo. Anzi, nella mentalit  attuale, profondamente mutata, si stenta a comprendere l’intransigenza della giovane Vivie Warren nel non accettare la madre che l’ha fatta vivere nel benessere, ma senza affetto, con i suoi proventi di ex prostituta etenutaria di bordelli.
Il personaggio è psicologicamente piatto, monocorde, quanto flessibile, disinvolto e spregiudicato è quello di Kitty. A Giancarlo Sepe, cui si deve la traduzione, l’adattamento e la regia della pièce, tutto questo non sar  sfuggito. La commedia rinverdisce nella sua nuova traduzione che conferisce essenzialit  e freschezza linguistica ai dialoghi. Giovano i tagli che riducono a due i quattro atti originari il secondo, quello in cui la madre adduce la miseria per giustificare la sua scelta agli occhi della figlia diviene una breve citazione. Felice anche la collocazione in avanti del tempo, aicinquanta del secolo scorso, cui inequivocabilmente rinviano gli splendidi costumi e gli arredi di Carlo de Marino.
Come egli stesso ha avuto modo di dichiarare, Sepe si è avvicinato tardi al teatro di Shaw, forse per il carattere datato di certe tematiche. Ma per altri versi, sar  stato attratto dalla finezza psicologica e l’impeccabile architettura retorica dei dialoghi, cui hanno dato risaltol’ottima performance dall’intera compagnia. Giuliana Lojodice tenerezza materna, ricatto affettivo, vittimismo. Equilibrata polifonia di stati d’animo. Una Kitty Warren perfetta. Con lei l’eleganza, il portamento, la disinvoltura e la classe dei tempi in cui il cappello era una componenteimprescindibile dell’abbigliamento. Profumo di teatro dell’epoca d’oro. Un’altra perla alla lunga collana di successi, e ci auguriamo non l’ultima, data la sua intenzione di abbandonare le scene. Come darle torto? Con l’aria che tira nelfunzionamento e la gestione della istituzione teatro,pesso in conflitto con i valori attoriali intrinseci e con l’arte.
Assecondano la lettura di regia in fondo classica di Sepe, in linea con la più nobile tradizione del teatro di parola e la centralit  attoriale, l’intera compagnia, in perfetto aplomb con i rispettivi personaggi. L ‘ancora aitante Giuseppe Pambieri, voce sensuale e grande presenza scenica, un perfetto sir George Croft, cinico e spregiudicato socio in affari di Kitty, reso ancora più interessante nella sua mise dandy. Vuole comprare l’amore di Vivie che ama riamata lo scanzonato Frank, cui Fabrizio Nevola conferisce giovanile baldanza. Roberto Tesconi, fisico allampanato e umore sanguigno, è il “vivace” pastore Samuel Gardner, padre di Frank ma anche padre naturale di Vivie. I due fratelli dovranno rinunciare al loro amore. Pino Tufillaro è un calzante Praed, uomo di classe e grande sensibilit , vecchia e intimo conoscente di Kitty al punto di essere il padre della ragazza. Federica Stefanelli è Vivie, la figlia intransigente, bella prova da co-protagonista nel non facile confronto finale con la madre e fisique du rle appropriato, il suo vitino sottile, l’ ideale per le gonne ampie dei Cinquanta.
Sobrie e di atmosfera le musiche originali di Davide Mastroianni, ma troppo brevi per essere incisive. Suggestiva la colonna sonora a cura di Harmonia Team. Accurato il disegno luci di Gerardo Buzzanca. Certi chiaroscuri recitativi si perdono per – voluta?- insufficienza di microfonazione, specialmente se detti dando le spalle al pubblico.
Il punto debole è nella messa in scena. Dopo un inizio originale e promettente di due fari d’auto puntati in apertura sul pubblico in pieno buio, le luci rivelano un confuso ibrido tra la classica rappresentazione naturalistica e il nuovo trend che apre al visivo e ai proiettori in vista arredi senza scene, messi al centro o accantonati, a seconda delle esigenze di ambientazione. La parete di fondo occupata da un telo bianco che non prelude a immagini di forte valenza evocativa o a brevi sequenze filmiche di impatto che diano al linguaggio verbale valenza multimediale. L’ unico, timido ricorso alla visivit              6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeB è affidato a una immagine fissa che rimandaalla Banca d’Inghilterra e all’incombere sulla vita di tutti del “Dio Danaro… è mancata a Sepe quella che lui chiama “la libert  di tradire” , da lui esercitata nell’adattamento teatrale di testi lettarari. Impeccabile la direzione degli attori, scarno il sostegno scenografico. Operazione registica di buon mestiere, senza cattive sorprese, ma anche priva di brividi. Poco aperta alla suggestione delle nuove tecnologie immersive che regalano allo spettatore emozioni nuove e offrono una percezione totalizzante del flusso narrativo teatrale.

La professione della signora Warren
Al teatro Mercadante dal 22 aprile al3 maggio
22, 24, 28 aprile e 1 maggio ore 21; 30 aprile ore 17; 25 aprile e 2 maggio ore 19.00 26aprile e 3 maggio ore 18
Per saperne di più
www.teatrostabilenapoli.it/?p=scheda_spettacolo&id=127&t=la-professione-della-signora-warren

Nella foto, una scena dello spettacolo