« … vivo continuamente nella mia infanzia… abito sempre nel mio sogno di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realt ». Cos, nella sua autobiografia, Ingmar Bergman, cineasta di levatura mondiale. L’infanzia vissuta nel rigore del clima nordico e nella ancora più algida oppressione “educativa” del padre, pastore luterano una asfittica rappresentazionedel mondo -peccato confessione punizione perdono grazia – dalla quale il figlio, ormai adulto eateo ossessionato dal “silenzio di Dio”.
Sinfonia d’autunno, l’ennesima riflessione sul proprio doloroso vissuto, che la trasfigurazione artistica non riesce completamente a sublimare. Dio, una ingombrante Presenza-Assenza, indifferente alla esistenza della singola creatura “gettata nel mondo”. Ancora una volta la storia di un percorso doloroso, di un inappagato bisogno di amore che naufraga nella incomunicabilit , approda nella solitudine.
Il tentativo fallito di riconciliazione tra madre e figlia, durato lo spazio di una notte rancori mai sopiti, ricordi al veleno, sensi cristiani di colpa e sinceri pentimenti. Sette anni di separazione inutilmente trascorsi. La memoria non aiuta a essere felici. Una pièce nata per il teatro, balzata alla notoriet  mondiale per la versione filmica del 1978, con l’indimenticabile duo Ingrid Bergman- Liv Ullmann, restituita con sensibilit  psicoanalitica alla forma teatrale originaria, dalla sobria e raffinata lettura di Gabriele Lavia la tecnica del realismo opportunamente privata della componente mlo; il motivo della microconflittualit  familiare borghese, privata dei suoi toni più accesi, prosciugato; i grumi tematici del teorema bergmaniano stavolta concentratinella dialettica irrisolta fra tre personaggi.
Charlotte (Anna Maria Guarnieri), gi  pianista ora in declino, l’arte anteposta alla famiglia. Eva, (Valeria Milillo) la figlia “buona”, infelice per la morte del figlioletto ma soprattutto per non saper perdonare. Viktor il marito pastore protestante (Danilo Nigrelli), la vita priva di qualsiasi nota edonistica e sovrastata dal senso del dovere. Sullo sfondo Helena, la sorella disabile (Silvia Salvatori), la vita ridotta a un disarticolato balbettio.

Sinfonia d’autunno, teatro borghese di parola di altissimo livello, esente da urli e scompostezze pseudoavanguardistiche, permeato di moderna, composta classicit , in cui la recitazione costituisce il cuore della performance. Il tema della solitudine che insidia pericolosamente la vita di ogni artista.
Anna Maria Guarnieri, un mito del nostro teatro, si ripropone con sorprendente disinvoltura e agilit  scenica. Intatta la profondit  del suo sguardo che buca, mutata di colore solo l’eterna frangetta, virata in bianco con civetteria. Si fa ammirare oltre che per la finezza del dettato, soprattutto per la misura con la quale rinunciando a pur legittimo ruolo di prima donna, gioca, senza perdere un minimo di carisma, a favore di una coralit  alla quale concorrono ineccepibilmente Viktor-Nigrelli, Eva-Melillo e Helena-Salvatore, che il ruolo costringe ad affidarsi unicamente al linguaggio del corpo.

Al centro della intenzione di regia di Lavia la felice intuizione di tradurre nei termini visivi dell’ Assenza il vano dibattersi dei personaggi tra Essere e Nulla e la loro vita vissuto come «possibilit  che non».
Charlotte non esegue nessun pezzo, cita autori, manca il piano- oggetto-feticcio nel quale ha sublimato in forma socialmente accettabile la sua mostruosa egolatria e il disamore per le figlie. Il figlioletto morto di Eva sopravvive in absentia in breve filmato e nel culto feticistico che i genitori fanno dei suoi giocattoli.
Uniche note colorate nella atmosfera plumbea che suggerisce l’elegante scenografia in bianco e nero di Alessandro Camera il fondale ravvivato da un megaschermo quadrettato a mo’ di finestra desolatamente vuoto di paesaggio. Perfettamente aderenti all’intento di regia l’accurato disegno Luci di Simone De Angelis e i costumi di Claudia Calvaresi. Alle musiche originali di Giordano Corapi la traduzione sonora del senso interiore di vuoto sei note ostinatamente ripetute, un basso continuo cui il suono del carillon conferisce sapore di infanzia perduta.

Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman
Teatro Mercadante- piazza Municipio- Napoli

La durata dello spettacolo è di 1h e 45′ senza intervallo
Orari 30 gen. ore 21.00; 28 e 29 gen. ore 17.00;
31 gen. ore 19.00;
1 feb. ore 18.00

Per saperne di più
tel.081.5524214
www. teatrostabilenapoli.it

Biglietteria tel.081.5513396

In foto, due momenti dello spettacolo