Fantasia,forza immaginativa, estrosit , estrema ricercatezza lessicale, elegante prosa musicale sono la cifra distintiva che da sempre rende unica e inconfondibile la scrittura di Ruggero Cappuccio, sin dai tempi di Shakespea Re di Napoli, in cui gi  rivelava grande sensibilit  e propensione per le arditezze stilistiche e metaforiche della rutilante prosa barocca. Eros e giovinezza.
Ora, con Casanova, l’enfasi cade sui temi della decadenza senile e della morte. Il settantatreenne ex seduttore è giunto al capolinea. il 1798, sta vivendo l’ultima notte di una vita lunga e avventurosa Da tredici anni vive nel castello di Dux, Boemia, funge da bibliotecario di palazzo, ospite- prigioniero a stento sente tollerato. Scrive, attende alle sue memorie. L’arrivo improvviso di nuovi ospiti lo costringe a spostarsi in un più modesto altrove. Presagio di un trasloco definitivo.
Rinchiuso in una camera dalle nude pareti da sepolcro imbiancato, Casanova, in bilico tra sogno e incubo, chiede inutilmente di uscire. E l, in quella stanza si consuma la nemesi storica lui che ha fatto della donna un oggetto, diviene oggetto di giudizio da parte di cinque donne entit  reali o eterno femminino moltiplicato in figure fantasmatiche che irrompono come Furie dall’inconscio? A nulla possono i residui verbali delle sue armi seduttive contro l’atmosfera inquisitoria nella quale lo cala una delle donne dall’identit  non dichiarata. Inutilmente Casanova finge di essere altri da s.sotto accusa.

Cappuccio si confronta con il mondo settecentesco e gli stilemi di un tipo di scrittura letteraria a lui congeniale, quasi a voler celebrare, da “avventuriero della penna”, un gemellaggio con il suo illustre predecessore.
L’esplorazione linguistica non rimane però fine a se stessa attraverso l’autoanalisi si fa scandaglio, strumento intuitivo di conoscenza di valori e falsi miti di una societ  al tramonto. L’aspetto più originale del suo testo drammatico è nel tipo di scrittura classica e nuova al tempo stesso, nelle scelte linguistiche attraverso le quali valorizza la grande sensibilit  psicologica del veneziano nel calarsi nella mentalit  femminile. Ricorrendo all’approcci intuitivo, la poetica drammaturgica dell’autore tratteggia gli aspetti più reconditi e umani del personaggio Casanova, nella convinzione che solo per questa via ci si possa avvicinare all’ ineffabilit  dell’io profondo. L’arte è intesa come “ricerca di prove che dimostrino eventi mai accaduti”; “falsificazione dei fatti come gesto eversivo in grado di estendere i confini della verit “; esclusivo credere nell’oltre. Naturale, quindi, che il focus della narrazione sia rivolto non al seduttore, bens allo scrittore Casanova, che nelle sue memorie ha gi  trasformato la ripetitivit  monotona degli amplessi in intellettualismo erotico, puraletteratura libertina in linea con I gingilli indiscret di Diderot e Le relazioni pericolose di Chaderlos de Laclos.

Ma Cappuccio, dando per scontata anche la celebrazione del lato cerebrale dell’amore, insiste sul semplicericordare,
sommesso e dolente, errabondo e decantato, tenero e ironico, in bilico tra straniamento, monologo interiore e assemblaggi di vissuto, allestiti secondo la sintassi atemporale dei sogni. qui l’aspetto più originale della sua chiave di lettura Casanova d  luogo a una sincera operazione di scavo interiore che prelude alla ricerca di una nuova innocenza, dopo aver scoperto di essere stato, più che soggetto, strumento della pulsione erotica, a cui tirannianessuno degli umani può sfuggire.

L’interesse per il Casanova maturo non è nuovo.
Fellini aveva gi  rimosso dal personaggio le incrostazioni di superficialit , mediante l’esplorazione visionaria di un eros degradato a puro esercizio meccanico che svela, al di sotto degli splendori, miserie personali e macerie di una intera epoca (Casanova, 1976). Anche Scola aveva proposto un Casanova stanco, vecchio, demod nelle sue culotte di seta e l’eccesso di belletto sulle guance (Il mondo nuovo (1986).
Da par suo, Roberto Herlitzka (foto) riesce a dare grande dignit  e spessore a questo Casanova opaco e privo di glamour, del tutto inedito nella sua capacit  di dare ascolto agli altri; e , punta sul potere seduttivo della parola, su una recitazione ricca di variet  di toni e sfumature esitazioni, pause, non detto, in sapiente alternanza tra ascolto di silenzi e vario argomentare, ironie e sbigottimenti che fanno da contraltare ad accuse e derisioni provenienti dall’universo femminino impegnato in un incessante volteggiare, elegante anche quando a tratti diviene più simile a un sabba di streghe, grazie anche alle suggestioni musicali di Marco Betta.
Gli indicatori temporali settecenteschi sono affidati alle belle acconciature di Desire Corridoni e ai tratti essenziali e di nuda eleganza dei costumi di Mariangela Caggiani busto culotte guardinfante e tulle. Minimale e dimessa al punto giusto, la mise scura di            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJB Casanova. Convincenti, le prove di Marina Sorrenti, la donna senza identit , e di Franca Abategiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori, Rossella Pugliese. Alla felice invenzione registica di Nada Baldi, si devono i movimenti coreografici da bambola meccanica impressi ai personaggi femminili una colta citazione fellinianail semplice ma efficace disegno luci, e l’incessante movimento scenico delle donne, cui spetta il compito di dissimulare il carattere mattatoriale della performance 75 minuti ininterrotti di one man show, sostenuti alla grande e senza il minimo cedimento da uno strepitoso e applauditissimo Herlitzska, felicemente dimentico delle sue tante primavere. Potenza dell’arte.

Casanova di Ruggero Cappuccio
Napoli, Teatro Nuovo
Fino all’8 marzo 2015
Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (feriali), ore 18.30 (domenica)
Per saperne di più
0814976267
botteghino@teatronuovonapoli.it