Due versioni filmiche, la prima del 1950 e il remake del 1987, una serie innumerevole di rappresentazioni teatrali, a partire dalla prima a Chicago nel 1944, attestano la perenne attualit  dei temi affrontati da Tennessee Williams ne Lo zoo di vetro. Molto inusuali o per la drammaturgia americana del tempo l’eterno oscillare tra realt  e illusione e la consapevolezza che l’abbandonarsi ai sogni e alla speranza è causa di frustrazione e approdo alla solitudine. La famiglia, guscio protettivo e al tempo ipogeo claustrofobico, luogo di scontro, preannuncio di una lunga galleria di personaggi femminili disturbati, e di uomini in bilico tra una durezza prevaricante e la fuga.

La semplice storia, una famiglia tipo, se non fosse mutila del capo, un’assenza presente in diverso modo in Amanda (Milvia Marigliano) e nei suoi due figli, Tom (Arturo Cirillo) e Laura (Monica Piseddu).
La madre, ancora affetta dalla sindrome dell’abbandono, è divenuta mostruosamente possessiva nei loro confronti. Tom, anche io narrante dellintera vicenda, è tornato a casa dopo anni di vagabondaggi, desidererebbe fuggire di nuovo, ma è trattenuto dall’amore per la sorella fragile e claudicante, chiusa nelle sue rveries materializzate in piccoli animaletti di cristallo, lo zoo di vetro, appunto. I suoi sogni si infrangeranno, come “frammenti di arcobaleno”, quando Jim (Edoardo Ribatto), un amico del fratello dichiara di essere gi  impegnato e prossimo alle nozze. Tom non resister , andr  di nuovo via, spinto dalla necessit  di dimenticare, consapevole che “la distanza più grande tra due luoghi è il tempo”.
Di quest’opera di sapore autobiografico definita dallo stesso autore “dramma di memoria”, il Cirillo regista sottolinea con molti segni l’aspetto straniante della dimensione onirica, l’eccedenza dell’altrove sul dove, l’opzione feticistica per il luoghi immaginari del sogno per alleviare il peso dello scacco esistenziale. Primo tra tutti, il cinema, divina mistificazione, arte suprema dell’inganno di massa, luogo privilegiato di proiezione di meccanismi inconsci, oltre che di immagini.
Fotogrammi di star, sospesi in aria quasi a voler dare alle illusioni una collocazione spaziale. Gli ambienti della casa accorpati in un unicum, assenza di scene e presenza realistica di suppellettili modeste per esprimere la condizione della famiglia (Dario Gessati). L’uso sapiente del disegno luci (Mario Loprevite) come occhio che scruta le interiorit  tormentate dei personaggi. Il collezionismo feticistico degli animaletti di vetro, emblema di fragilit  e di effimero. Falsa preziosit  rilucente, rinchiusa in uno stipo.
Deliziose le mises delle signore a cena (Gianluca Falaschi), sapientemente fuori moda, ritratto di una modesta condizione e di una situazione vissuta sopra le righe. Del deep South americano nessuna traccia dei Wingfield di Saint Louis. La loro vicenda vorrebbe avere una valenza più universale, ma la scelta delle indimenticate melodie di Tenco, fungendo da indicatore temporale, ci rimanda irrimediabilmente all’Italia dei Sessanta del secolo scorso.
Il mood malinconico che avvolge tutta la pièce non viene nemmeno dissipato dalla bossa, ballata goffamente da Laura Mas que nada, che vuol dire manco per niente. Apprezzata l’agile traduzione di Gerardo Guerrieri, funzionale alla superlativa impetuosit  di Milvia Maragliano, padrona incontrastata della scena. Calibratissima nel rendere, con variet  di toni e sfumature sapientemente alternate, la sfaccettata personalit  di Amanda. Straripante e patetica. Al suo amore asfissiante Tom/Cirillo oppone, nel confronto iniziale, una reazione rabbiosa, forse un po’ troppo urlata e monocorde. Più a suo agio ed equilibrato in seguito, e particolarmente convincente nei toni malinconici e dimessi di io narrante che d  ragione del doloroso epilogo della vicenda. Con delicatezza minimale, assecondata anche dalla sottile figura e l’intensit  espressiva del viso, Monica Piseddu conferisce al personaggio di Laura grande credibilit . Molto performante la prova di Edoardo Ribatto presenza scenica e timbrica seducente delineano a tutto tondo le ambiguit  di comportamento di Jim.

Teatro Nuovo
Via Montecalvario, 16, 80134 Napoli
081 497 6267

Repliche
Gioved 12 febbraio , venerd 13 e sabato 14 alle 21.00. Domenica 15 alle 18.30

In foto, una scena dello spettacolo nello scatto di Laila Pozzo