La Cantata dei giorni pari, quella per indicare i giorni fortunati e dell’allegria. La Cantata dei giorni dispari, quelli che la tradizione popolare partenopea era solita indicare come negativi, in cui tutto gira tutto storto e bisogna dissimulare per mandare avanti la commedia della vita. Due modi originali che Eduardo scelse per intitolare le raccolte delle numerose opere che hanno segnato il suo lungo percorso creativo di scrittura teatrale. La prima include prevalentemente le opere scritte per il teatro di rivista, atti unici in prevalenza di taglio comico o umoristico; l’altra le opere della maturit , largamente segnate dall’incontro con Pirandello e dalle tematiche conflittuali che si consumano all’interno della famiglia borghese. Con mano felice Francesco Saponaro ha attinto alle due fonti.
Dolore sotto chiave (foto di Salvatore Pastore, ag, Cubo), scritta nel 1964 e Pericolosamente, scritta nel 1938, due pièce che all’apparenza hanno poco o nulla in comune, tranne il tema della morte, posto quasi in ombra dalle modalit  completamente diverse con cui esso viene trattato nei due atti unici. A ricordarci di questo trait-d’union tematico ci pensa un sapido prologo, ispirato alla novella pirandelliana I pensionati della memoria riscritta in versi con verve linguistica tutta napoletana dal poeta Raffaele Galiero e declamato sul proscenio, a sipario chiuso, da un godibilissimo Giampiero Schiano, schiattamuorto a suo perfetto agio nel declinare il cinismo filosofeggiante di Pirandello assieme a quello più casereccio alla Eduardo Nicolardi (“Quanno mor’io chiagniteme nu quarto d’ora e basta…”).

Proposta gi  con successo nell’edizione 2014 del Napoli Teatro Festival, la felice rilettura di questi due lavori ritorna per deliziare il pubblico e intrattenerlo piacevolmente mostrando che ci si può divertire con intelligenza, senza rinunciare alla pacatezza della riflessione.
A ben vedere i due lavori sono legati tra loro anche da una continuit  di taglio farsesco e paradossale struttura e trama basate su situazioni e personaggi eccentrici, ma credibili; ambientazione naturalistica prosciugata, situazioni verosimili, sviluppi inaspettati, risvolti stravaganti spinti fino al grottesco. Il nesso più forte resta comunque quello umoristico, dato che il comico, apertamente legato alla comicit  e alla risata spensierata e a tutto tondo, apre ad atmosfere e situazioni di chiara ascendenza pirandelliana false normalit  ben presto smascherate dai risolti assurdi degli eventi che celano al fondo della risata un sottile retrogusto amaro.

Prima situazione. A un marito fedifrago e ipocrita viene nascosta la morte della moglie.
Gli tocca subire, suo malgrado, le premure sincere di sua sorella e quelle interessante di chi dovrebbe costruire il monumento funebre alla defunta. Paradosso essere protetti, non richiesti, da un presunto dolore che si gradirebbe ricevere. Seconda situazione. Due vecchi amici si ritrovano dopo anni. Il primo, spostato, lo invita ad andare a vivere presso di lui. Il malcapitato si trova di fronte a una scespiriana bisbetica in sedicesimo, domata e ridotta all’obbedienza a colpi di pistola, non sempre caricata a salve. Non sar  facile sottrarsi a quell’incubo. Le conflittualit  familiari rivissute in chiave umoristica e risvolti inusitati, prima che divengano nella fase della maturit  artistica oggetto di dramma.

Saponaro dirige con mano sicura, imprimendo un ritmo nervoso a un trittico di autentici cavalli di razza recitazione pirotecnica, spumeggiante, dal dettato velocissimo.
In perfetta sintonia, nonostante i tempi accelerati. I tre attori egualmente persuasivi nell’impersonaresette ruoli Tony Laudadio, marito fedifrago e pistolero, Giampiero Schiano, schiattamuorto, architetto e amico ritrovato, Luciano Saltarelli nei ruoli en travesti di sorella premurosa e asfissiante prima, e di moglie bisbetica, poi. Essenziale e spiritosa la scena di Lino Fiorito conla trovata di dare alle porte la sagoma esagonale di un coperchio di bara.
Teatro gremito, applausi insistiti, divertimento assicurato.

La durata dello spettacolo è di un’ora e 10 minuti senza intervallo
Orario recite 13 marzo ore 21.00; 11 e 12 marzo ore 17.00; 14 marzo ore 19.00; 15 marzo ore 18.00
Teatro San Ferdinando, Napoli, piazza Eduardo De Filippo 20
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