Lara Sansone riporta in scena al teatro Sannazaro fino al 6 gennaio “La festa di Montevergine”. Sceglie la commedia di Raffaele Viviani per ricordare la nonna Luisa a vent’anni dall’addio al suo teatro Sannazaro nel ruolo di capocomico, direttore artistico e produttore di mitiche stagioni teatrali. In un periodo di crisi in ogni settore, Lara produce uno spettacolo con un cast di circa 50 attori tra cui alcuni che hanno recitato con Luisa.

L’allestimento scenico originale nasce da una attenta lettura e interpretazione dell’autore.
Sul palco, un portale gotico della chiesa della Madonna nera e tavoli di una locanda.
La sala, illuminata da festoni di lampadine colorate al soffitto e abolite le rosse poltrone di velluto, gli spettatori siedono intorno a delle panche con fiaschi di rosso vino e taralli napoletani. L’effetto è suggestivo. Il palcoscenico invade la platea. Il pubblico numeroso partecipa con vivacit  all’azione scenica. I palchi superiori diventano balconi con gente gioiosa affacciata.

Attori, scugnizzi, cantanti, recitano tra il pubblico, prima di accedere sul palco.
L’ilarit  coinvolge e straripa alla comparsa di un vero asinello che portando in groppa don Rafele attunaro (l’ottonaio) interpreta muto e paziente il suo ruolo come è la sua natura. E ancora con O’tiro a tre, tre attori cavalli vivaci e focosi che saltano sui tavoli, cantano, nitriscono.

E’ la festa della plebe devota ma anche immersa nelle gioie della vita cantare, mangiare, bere, vivere le passioni dell’amore. Sono presenti mestieri e personaggi tipici napoletani.

‘O vrennaiiuolo (venditore di biada e crusca), a cagnacavalle(cambiavalute), o sanguettaro (barbiere esperto di sanguisughe), a farenara (venditrice di farina), Lara è a Maesta (padrona di bottega), o lignammo (costruttore di carrozze di legno), o a duie mantice, o chianchiere (macellaio), o maccurunaro (il cuoco), o caffettiere, o cafone, il finto cieco o zoppo, il mendicante, a tabaccara, l’acquaiola, il declamatore, o canatatore, o stalliere, l’ovaiolo.
Viviani inizia a vivere la Napolidella fine Ottocento travagliata dal colera dell’84, dalla crisi che investe il Mezzogiorno costretto ad emigrare, dalla selvaggia dominazione dei Savoia che oltre a impossessarsi di oro e opere d’arte, tolgono lavoro alle industrie e falciano la folla esasperata nelle piazze con i cannoni e governano con continue arresti e rappresaglie.
Inizia a studiare, sollecitato dai comizi degli intellettuali, per denunciare la malvagit  che rende drammatica la vitae come altri poeti e drammaturghi usa l’arte per fare politica. Il palcoscenico diventa podio per ribellarsi come autore, cantante, attore, macchiettista, mimo, tanto da diventare vedette internazionale.
Uomo del popolo narra i problemi dei suoi concittadini, le loro delusioni, amarezze, umori e miseria, esaltando umanit  e cultura.Diventa un poeta sociologo. La colta e vivace regia di Lara offre uno spaccato della societ  napoletana rispettando il linguaggio del testo. Viviani, Di Giacomo, Bracco e altri si cimentano nel trasformare il dialetto in lingua nota e studiata in più nazioni per poter cantare le melodie napoletane musicate da Mascagni, Donizetti ed altri eccellenti musicisti.
L’orgoglio di essere custodi e protagonisti di una cultura millenaria riscatta l’offesa di essere umiliati da una famiglia rozza di una citt  provinciale che oltraggia una capitale per secoli.
Lo spettacolo è una pagina di Storia. In scena la Memoria di un vissuto tragico ma colto. E’ uno spettacolo che diverte sollecitando risate per la sua tessitura pirotecnica di intricate vicissitudini che non si possono raccontare. Va visto entro il 6 gennaio per cogliere le pittoresche sfumature, la comicit  nella bravura degli attori adulti, giovani, ragazzini.
Hanno collaborato Retroscena s.r.l., coreografie di Alessandra Di Napoli, costumi di Luisa Giorgi Marchese, musiche elaborate da Paolo Rescigno studio 52, trucco di Ciro Florio.

Per saperne di più
www.teatrosannazaro.it

Nelle immagini di Massimo Romano, due momenti dello spettacolo