Con il suo occhio di vetro di quasi tre metri, il telescopio VST sar  per qualche anno il più potente esploratore celeste a tempo pieno. Un sofisticato scout che, aprendosi al firmamento in ogni notte serena, dalla sua postazione su una vetta andina raccoglier  l’immagine di grandi aree di cielo al fine soprattutto di assecondare quelle ricerche di astrofisica e cosmologia che abbisognano di ampi campioni statistici, ma anche per documentare come cambia il cielo e per monitorare il traffico dei piccoli corpi del Sistema Solare che ci affascinano e che ci potrebbero impaurire.
VST è stato concepito a Napoli una dozzina d’anni fa, in quella peculiare decade di fine millennio segnata da un rinascimento immaginario, quando ci sembrò che il bene avesse vinto sul male e che si potesse sognare e osare, tutti insieme appassionatamente. Un grande bluff con un duro risveglio. Eppure VST è stato ed è un sogno che soltanto la malasorte ha impedito di vedere gi  realizzato, un piccolo trionfo ancora da celebrare di quella stagione che, ahinoi, ha partorito più di tutto Gomorra.
L’idea di fabbricare un grande telescopio di survey specializzato nell’imaging ottico del cielo prese concretezza nel 1995, quando l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte si vide inopinatamente assegnare un cospicuo finanziamento straordinario grazie alla generosa mediazione di Gerardo Marotta. Molti soldi l  dove la povert  era stata endemica avrebbero potuto determinare più guai che vantaggi, invogliando l’Osservatorio a esporsi con iniziative non garantite da una continuit  delle risorse. Questa aleatoriet  è il grande inganno degli interventi straordinari per il Sud che hanno costellato questa terra di innumerevoli e vergognose cattedrali nel deserto.
L’escamotage fu di trovare un partner disposto ad accollarsi l’onere della gestione del telescopio, lasciandone a noi la sola realizzazione. Fu cos che entrò in gioco l’European Southern Observatory (ESO), un colosso multinazionale che opera due formidabili Osservatori sulla Ande del Cile, l  dove il cielo è ineguagliabilmente rilucente di stelle. Uno di questi è sul Cerro Paranal, poco più a sud del Perù, e ospita il più potente telescopio ottico del mondo, il VLT. L’ESO accettò di accogliere a Paranal lo strumento proposto dai napoletani (che per la contiguit  con VLT prese il nome di VST = VLT Survey Telescope), di predisporgli una casa, di curare la realizzazione di una supertelecamera per registrare le immagini che avrebbe raccolto, e di gestire tutta la baracca per 10 anni. Il compenso per Napoli venne pattuito in un utilizzo gratuito part-time del VST.
L’operazione lanciava Capodimonte nell’agone internazionale, senza precostituire alcun tipo di debito per l’Istituto. Tra l’altro, per progettare e realizzare l’opera s’era scelta una strategia che potesse sviluppare il know-how tecnologico e le capacit  manageriali delle aziende e di giovani ingegneri e fisici del Sud, per lo più arruolati a contratto nella presunzione, poi sostanzialmente verificata, che la partecipazione al VST potesse essere per loro un trampolino di lancio verso il mondo della produzione e dei servizi.
Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, o almeno non ci riescono subito. Partito felicemente nel 1998, nel 2002 il VST sub una prima, drammatica battuta d’arresto quando, durante il trasporto in Cile, lo specchio primario dello strumento, un capolavoro d’ottica realizzato a Mosca, venne disintegrato per cause accidentali in un porto del Brasile. Un disastro senza precedenti. Stringemmo i denti e ricominciammo da capo. Ma i ritardi costano denaro e questo denaro non c’era. Visitando le stanze dei potenti col cappello in mano, si potè far fronte anche a questo problema. Vari avvicendamenti nel microcosmo dell’astronomia locale e nazionale aggiunsero ulteriori difficolt  al progetto. L’acme delle crisi venne raggiunto nella primavera del 2007. Bisognò rimboccarsi le maniche per avviare e consolidare un’inversione di rotta, facendo leva sul lavoro dei veterani napoletani, sull’impegno dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, subentrato a Capodimonte nella propriet  del progetto, sul sostegno e lo stimolo ininterrotto di ESO e sulla professionalit  di alcuni partner industriali del Nord.
E all’avvio dell’estate 2009 sembrava ormai fatta. Quando gi  pregustavamo il momento in cui avremmo ammirato la prima immagine del cielo prodotta da VST, mentre l’ultimo, complesso elemento del telescopio, il robot che sorregge lo specchio primario, viaggiava per mare alla volta del Cile per completare una realizzazione di assoluta eccellenza internazionale, un nuovo incidente di trasporto si è frapposto tra noi e il successo. Fa male vedere il frutto di due anni di lavoro corroso dall’acqua. Ma non molliamo. Siamo gi  al lavoro per rifare ciò che è stato danneggiato, e di nuovo col cappello in mano per trovare i soldi necessari senza attendere che si completi l’estenuante battaglia con le assicurazioni. La festa del VST è solo rimandata di qualche mese.

Nell’immagine, struttura del telescopio napoletan            6     o gi  montata e funzionante nella sua cupola a Paranal

*astrofisico (Universit  Federico II), gi  direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte a Napoli