Il ritorno di P draig Timoney, artista islandese classe ’68, a Napoli si preannuncia come un evento dalla caratura internazionale. Infatti fino al 12 maggio nelle sale del Museo Madre sar  possibile ammirare la più ampia mostra personale dell’artista ospitata da un’istituzione pubblica. Una vera e propria retrospettiva di met  carriera, comprendente oltre cinquanta opere realizzate nell’arco degli ultimi vent’anni e che ha nel suo nome un omaggio alla citt  ospitante ” A lu tiempo de..”, infatti è l’incipit di “‘O cunto e Masaniello”, canzone della Nuova Compagnia di Canto Popolare composta nel 1974. Il titolo non è affatto casuale.
L’artista islandese di nascita e newyorkese d’adozione, tra il 2004 e il 2011 ha scelto Napoli come luogo di residenza e ispirazione delle sue opere. Ecco perch questo può essere definito come un “ritorno del figliol prodigo”, con un mostra che al centro ha una forte critica allo stile puro, unitario e immediatamente riconoscibile. Tentando di scardinare il paradigma modernista che vuole lo stile unitario unico e solo sovrano delle arti figurative, Timoney si dirige nella direzione totalmente opposta. Sono presenti opere astratte ma anche di foto realismo, citazioni artistiche disseminate lungo tutta la mostra senza tuttavia rendere quest’ultima elitaria.
Come puntualizza Alessandro Rabottini, il curatore della mostra, Timoney dona molto al suo pubblico, ma chiede tantissimo in cambio. Ogni spettatore, infatti, è chiamato a completare il percorso interpretativo di ogni singola opera, di ogni dubbio o sfumatura di significato sciogliendo un punto chiaro a tutti i visitatori quella di P draig Timoney è molto più simile a una mostra collettiva che a una personale. Ogni singola opera sembra infatti realizzata da un artista diverso, puntando in continuazione i riflettori sul centro della mostra una critica alla nozione di “stile”. Scuole apparentemente opposte trovano in Timoney un’armonia quasi naturale rivendicando la molteplicit  con cui la realt  si presenta ai nostri occhi.
Facilmente si riconosce in alcuni dei suoi lavori il surrealismoche immediatamente cede il passo a paradossi visivi di Magrittiana memoria, che lasciano tuttavia spazio alla sperimentazione incessante di nuovi materiali. La fotografia è accompagnata da lavori basati sul dispositivo della rifrazione.
L’esempio più coraggioso di sperimentazione è dato dalla colla di coniglio materiale generalmente usato per la preparazione delle tele che Timoney fa invece diventare pittura trasformandolo in immagine. Accanto al medium principale della mostra, la pittura per l’appunto, si trovano installazioni, fotografie e sculture che conciliano la pop art con la più alta tradizione della storia dell’arte. La ricerca di Timoney non risulta mai fine a se stessa. Sembra essere sempre un invito che l’artista porge ai propri spettatori a mettere in discussione l’arte classicamente intesa per far spazio a un modo più ampio e completo di comunicare. Non risulta assolutamente casuale, quindi, che la prima grande retrospettiva dedicata all’eclettico artista islandese, sia ospitata dal museo d’arte contemporanea di Napoli.
In aggiunta alle oltre cinquanta opere dell’autore vi sar  anche la più ampia monografia realizzata dedicata a Timoney, pubblicata da Electa e curata da Alessandro Rabottini contenente oltre 140 riproduzioni a colori e diversi saggi critici di Gavin Delahunty e Dominic Molon. La mostra è aperta al pubblico fino al 12 maggio, l’ingresso è gratuito il luned e a pagamento dal mercoled alla domenica.

Orari dal luned al sabato 10.00 19.00; domenica 10.00 20.00; chiuso il marted
Costo del biglietto intero 7 euro, ridotto 3,50 euro; luned ingresso gratuito

Per saperne di più
www.madrenapoli.it

Nelle foto, l’artista con il curatore (a sinistra) e opere in mostra al Madre