La campanella della corvetta “Flora” della Marina borbonica è apparsa nel porto di Napoli. Per la prima volta si brinderà al nuovo anno domenica 1 gennaio nel più antico e spettacolare molo della città che, per l’occasione, sarà aperto al pubblico dalle 11.00 alle 13.00. Al molo San Vincenzo con il sindaco Luigi de Magistris, Pietro Spirito, presidente Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Raffaele Caruso, comandante della Marina Militare, il presidente Propeller Club, Umberto Masucci, l’assessore al Mare, Daniela Villani. Viviamo in una città strana in cui i miracoli non ci stupiscono. Nelle teorie urbanistiche Napoli è il classico modello di città. In origine, la città è un insieme di tribù o villaggi, per difendersi e meglio favorire il commercio e le attività artigianali, governata dagli esponenti più anziani di ogni ceppo.
Neapolis ha già in origine dieci fratrie, gruppi provenienti da altre zone non solo greche, tra cui gli Antinoiti, Oinoei, Ateniesi, Spartani, Cumani, Kretondi, Ausoni. Napoli nasce come libro di storia e modello di studio sociologico e antropologico.
La storia di 27 secoli la leggiamo sotto la cenere di Stabia Pompei Ercolano, sui graffiti nelle antiche cisterne sotto il livello stradale di 35/45 metri, negli scavi archeologici di San Lorenzo, Santa Chiara, in piazza Municipio e piazza Nicola Amore, nelle catacombe di San Gaudioso e San Gennaro, nel porto di Pozzuoli, Baia e Miseno.
Prima protettrice una figura mitologica nata dai versi di Omero: Partenope, giovane Sirena dalla voce suadente.  Città del culto delle Anime del Purgatorio, del sangue di due santi che si sciolgono sempre negli stessi giorni da secoli, della presenza di munaciéllo nelle antiche case, di un popolo “la Corte dei Miracoli” raccolto in un ampio lenzuolo e portato in Paradiso. Dotata di illuminazione nel 1835, definita da Twain in gita sul Vesuvio «un collare di diamanti i lampioni a gas disposti a semicerchio lungo il bordo dell’ampia baia che scintillavano nell’oscurità meno vividi delle stelle sopra di noi».
Goethe la vede come città Paradiso dedita alla raccolta differenziata e al concime naturale nei campi. L’ingresso all’Inferno immaginato da Virgilio nel lago d’Averno, luogo incantevole col tempio di Apollo, dio delle Muse. La regina Elisabetta nel 1961 su via Partenope, guardando baia e panorama, esclama “my God”. La prima ferrovia che collega la città con Portici e poi anche con Cassino. Città con chiese conventi castelli regge definita pagana da Leopardi, più bella di Vienna e Parigi dal giovane Mozart.
Ora anche il golfo ritorna a parlare e ricordarci una pagina gloriosa di una città capitale di un regno, meta ambita nei secoli del Grand Tour, dedita allo studio della cultura greco-romana con i primi scavi al mondo con metodi scientifici e con intenti di conoscere il proprio passato.
Il 23 dicembre 1798, la rivoluzione della Repubblica Partenopea, spinge i Borbone a fuggire dal porto di Napoli e l’ammiraglio Nelson procede all’affondamento delle navi che non possono essere armate. Il ritrovamento della campanella tra i moli Angioino e Immacolatella Vecchia pone in risalto il valore storico economico culturale del nostro porto col Vesuvio come faro, Sorrento Capri Procida Ischia come perle,  sin dalle origini.
La campana è stata trasferita al Museo Archeologico per essere restaurata.  A breve saranno riportati alla luce quattro cannoni e diversi altri oggetti ritrovati all’interno della nave. Un lavoro di grande valore che rientra tra le opere del Grande Progetto. Non è stata decisa la destinazione finale della campana, dei cannoni e delle palle di cannone.
Per la corvetta i tempi di recupero sono complessi e costosi. La fantasia e la vulcanica vena poetica del napoletano: La nostra Sirena ha suonato la campanella per svegliarci. Napoli è risorta.
Si vive una nuova vita in una città affollata di turisti anche stranieri. Teatri e musei con record di presenze. Alberghi pieni con prenotazioni già per il prossimo dicembre. Due milioni di viaggiatori in più e 17 linee di volo da Capodichino. La ripresa economica rende felici tutti ma il ritrovamento di un reperto commuove e fa ogni partenopeo orgoglioso di essere custode di un patrimonio culturale mondiale pari al 65% del 75% presente in Italia.
Una piccola campana fa venire in mente la storia di una città all’avanguardia con spirito rivoluzionario nelle arti visive, teatro, musica e canto lirico e melodico, danza, filosofia, economia, industria navale, meccanica, conserviera, fabbriche di centinaia tipi di pasta a Gragnano nel 1503. In questi ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative di eventi da parte di associazioni e di privati.
La più originale e ardita, ideata da donne, è Sos Partenope, lanciato da ilmondodisuk che fa prevedere un incremento turistico mai raggiunto. A Napoli è bestemmia dire che la donna è il sesso debole. Il popolo napoletano diventa editore di un vocabolario della propria lingua “Dictionnaire amoureux de Naples”, giunto alla 4° edizione in Francia, ideato da JN Schifano, autore di libri e saggi sulla storia della nostra città, ideatore di molteplici eventi nel periodo in cui era direttore del Grenoble.
Non è solo un vocabolario ma un narratore di aneddoti, modi di dire, proverbi, di illustri che hanno reso nota la città, privo di errori storici e pregiudizi.Un’operazione editoriale corale in cui sono coinvolti i giovani per la  traduzione  e la grafica.

Corbetta Flora | ilmondodisuk.com
Nella pagina, la campanella della Flora e lo staff del ritrovamento


La campanella di una nave suona in caso di pericolo. Quella della Flora canta a festa, scuote chi non crede ancora al miracolo turistico realizzato con la cultura, chi pensa di non partire più lontano in cerca di lavoro. Essa canta in coro con chi fa arte e ora sono tanti di ogni età e sesso. La campanella portata quasi a galla da Partenope invita tanti a venire a tuffarsi nella cultura partenopea nutrendosi di pizza, spaghetti, babà, gelati, caffè. Napoli non è più un Paradiso abitato da diavoli ma un ponte su una stiva colma di iniziative di una nave che va a gonfie vele su cui soffiano sorrisi, voci straniere, cori in ogni lingua.