«…Poich nella mia vita non ho mai gustato la vera felicit  dell’amore, voglio innalzare a questo che è il più bello di tutti i sogni un monumento nel quale, dal principio alla fine, sfogherò fino a saziarlo appieno questo amore. Ho in mente l’idea di un Tristano e Isotta…» (Richard Wagner, 16 dicembre 1854). L’intento del compositore tedesco si è pienamente realizzato, innalzando all’amore il più imponente e coinvolgente monumento che il teatro d’opera abbia mai realizzato.
Dopo un’assenza di undici anni, è ritornato al San Carlo il capolavoro wagneriano proposto nell’allestimento firmato Llus Pasqual, ideato da Ezio Frigerio e Franca Squarciapino per scene e costumi (premiati con l’Abbiati) e diretto da Zubin Mehta.

Le promesse e non solo quelle di Wagner sono state tutte mantenute
l’allestimento è sorprendente per tutti i motivi che qui elencheremo, ma il primato va alla bacchetta di Mehta, senza dubbio. quasi un luogo comune affermare che il rendimento dell’orchestra del teatro San Carlo è direttamente proporzionale all’autorevolezza di chi la dirige teorema dimostrato per l’ennesima volta. Il complesso strumentale del lirico napoletano non ha nulla da invidiare a compagini blasonate e celebrate in tutto il mondo. Coesione, attenzione alla qualit  del suono, perfetta intesa con le voci, rispetto per la direzione sono tutti elementi che concorrono a creare una performance eccellente. Mehta ha diretto per cinque ore di fila il capolavoro di Wagner, senza il minimo cedimento nell’attenzione e nella tensione, che ha saputo tenere vive in tutti gli orchestrali per tutta la durata dell’opera.
Estrema raffigurazione del Romanticismo al tramonto, Isotta, splendidamente incarnata da Violeta Urmana, effonde la sua anima e il suo amore in tutta la vicenda fino al dolci vapori in cui si immerge nelle ultime battute dell’opera. Tristano, Torsten Kerl, eprime la drammaticit  del binomio amore-morte, fino al sacrificio estremo, fino a quando, nella più tragica esaltazione, “ode la luce” e barcolla fino a raggiungere le braccia dell’amata e in esse morire, attingendo la sua luce, l’amore.
Alle due voci dei protagonisti, superbe per intonazione e resa scenica, si uniscono quelle non meno potenti ed efficaci di Stephen Milling (Re Marke di Cornovaglia), Alfredo Nigro, Jukka Rasilainen, e soprattutto quella, splendida e penetrante, di Lioba Braun, nel ruolo di Brangne.
Un appuntamento con l’eccellenza, da non perdere.

Ultima replica gioved 5 marzo
Per saperne di più
www.teatrosancarlo.it/it/spettacoli/tristano-isotta.html

Nella foto di Francesco Squeglia un momento dello spettacolo