“Quasi per un atto di magia” Carlo Levi, confinato a Aliano, in quel lontano paese della Lucania dove finiva la strada e per andare oltre si doveva continuare a dorso di mulo, vi è poi tornato per sempre. In quel “silenzioso angolo del piccolo cimitero” tra “le pene e il pianto di un brandello di umanit  condannata a un’esistenza senza peccato e senza redenzione” in una terra elevata a simbolo della lotta per l’affermazione della libert  e dei diritti degli uomini più svantaggiati. “Punto inesistente da cui nasce ogni cosa”. Parole di autenticit  tra le pagine del nuovo libro dello scrittore di Stigliano Vito Angelo Colangelo “Cronistoria di un confino. L’esilio in Lucania di Carlo Levi raccontato attraverso i documenti” (pagg136, euro12) per le accurate edizioni (napoletane) Scritture&Scritture.
Nel bel libro, breve storia che una volta finita, si riprende dall’inizio per gustare tutti i segni sparsi nel testo, l’autore traccia un ritratto di Levi intriso di note umane, suonate con l’ armonia di una straordinaria e semplice sapienza compositiva; riesce a ricreare quell’ atmosfera, dagli anni della sua formazione al breve (quasi 10 mesi) ma intenso periodo del confino, prima a Grassano, quindi a Aliano.
Pagine fitte di incontri, avvenimenti, ideali espressi, di vita, di storia Illuminante. Dove si resta incantati dalla capacit  suggestiva e generosa vitalit  comunicativa di dipingere quell’uomo, esplosione di emozioni, ansia, rabbia,debolezze, desideri dalle tinte forti che si miscelano in un’alchimia di relazioni. Leggendolo è impossibile non raffigurarsi quei luoghi annidati tra le montagne, e il mondo contadino che Levi ha intensamente vissuto, scritto e ritratto. Documenti ricuciti con una certosina perizia, offrono con ricchezza di particolari l’esatto disegno dei tempi di un paese diverso. Il tempo si è fermato a Aliano, fissato in queste pagine, nelle 52 preziose “carte” che testimoniano i momenti salienti del confino di Levi e con le 11 preziose foto(tavole fuori testo) della gente di l. Dentro questa storia c’è la L ucania che racconta e ascolta,c è il passato su cui si è depositato il presente, senza schiacciarlo. Una vittoria sullo scorrere del tempo.
Ne parliamo (di seguito) con l’autore.

Carlo Levi, la voce di una metafora
Quando ha “conosciuto” Carlo Levi?

“Ho letto per la prima volta, Cristo si è fermato a Eboli, ai tempi del ginnasio. Ero appena arrivato in collegio, a Empoli, nel 1961, quando due dotti sacerdoti, che si occupavano di noi studenti, avendo saputo che io arrivavo dalla lontana Stigliano, in provincia di Matera, mi chiesero se conoscessi il libro di Levi. Alla mia risposta negativa, mi invitarono a leggerlo e a parlarne con loro, man mano che la lettura fosse andata avanti. Quel primo impatto con le pagine del Cristo assunse significati importanti per me, quindicenne, per motivi di studio lontano dalla mia terra, cos ben rappresentata dal grande scrittore torinese. Fui molto grato ai due padri scolopi e volli citarli, molti anni dopo, quando ricordai l’episodio, nella mia prima pubblicazione Gente di Gagliano”.

Cosa l’ha spinta a scrivere di lui?

“Nel 1975 andai a insegnare a Aliano e ebbi subito modo di percepire che molte persone nutrivano un forte sentimento di avversione nei confronti di Carlo Levi, cui si addebitava la colpa di aver parlato male, nel suo libro, di Aliano, evidenziandone le miserevoli condizioni di vita. Ciò naturalmente non era vero, o almeno questa era e rimane la mia convinzione. Ma ciò che maggiormente mi infastidiva era il constatare che la maggior parte dei denigratori del libro di Levi il libro non lo aveva mai sfogliato e parlava … per sentito dire! Di questa strana situazione amavo discutere con i miei alunni della scuola media e capii che dovevo far conoscere loro quel libro. Da allora il Cristo diventò il testo di narrativa, anche quando, dopo ventidue anni, andai via da Aliano”.

Quando iniziò la sua avventura leviana?

“Nei miei primi anni alianesi approfittai del privilegio di entrare in contatto con persone che avevano conosciuto direttamente Carlo Levi. Ebbi modo negli stessi anni di scrivere sul periodico locale La voce dei calanchi, fondato su iniziativa del dinamico parroco don Pietro Dilenge, volli presentare cos i personaggi più importanti del Cristo leviano, operando un raffronto tra i personaggi reali e quelli letterari. Alcuni anni dopo, considerato l’interesse che i miei articoli avevano suscitato, usc un saggio, Gente di Gagliano, che fu prefato dal meridionalista Giovanni Russo e ebbe molto successo, tanto da essere tradotto in tedesco da Christa Droth Wagner, una professoressa originaria di Monaco che insegnava all’Universit  di Leeds”.

Rispetto per la gente di Basilicata?

“Gi  in questo mio primo lavoro mi sforzai di dimostrare che erano ingiuste le accuse mosse a Carlo Levi non solo dagli alianesi, che provavano risentimento verso di lui, ma anche da molti critici, che spesso per pregiudizi ideologici c            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
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“Altre abitudini, altri sentimenti e pensieri, altro aspetto delle cose, delle terre …”. Trova che è ancora cos?

” Ovviamente sia il Sud, sia Aliano hanno conosciuto profondi mutamenti, e non tutti positivi, rispetto ai tempi in cui Levi visse l’amara esperienza del confino. Tra gli elementi negativi basti pensare al tumultuoso passaggio dalla societ  contadina alla societ  industriale. Facendo riferimento ad Aliano, penso che chi la visitasse oggi, stenterebbe a riconoscerla, perch è radicalmente cambiata ciò grazie alla meritoria attivit  degli attuali amministratori, che ne hanno migliorato l’assetto urbano, avendo la perspicacia di salvaguardare il centro storico, e hanno creato una serie di strutture, che possono davvero concorrere ad un soddisfacente sviluppo del turismo culturale. Elemento importante di crescita, bench non risolutivo di problemi complessi e spesso drammatici.
Qualche cambiamento sarebbe auspicabile sul piano dei comportamenti e degli atteggiamenti collettivi la rinuncia al pettegolezzo, alla critica fondata sul pregiudizio, allo scetticismo paralizzante, alla fatalistica rassegnazione, vizi antichi che purtroppo segnano ancora frange della comunit , è un obiettivo non ancora pienamente raggiunto ….”

Ha scritto tanto su Levi…

“Con questi intendimenti ho scritto successivamente altri libri come Un uomo che ci somiglia, sulla vita e sull’opera di Levi nel centenario della sua nascita, e recentemente Cronistoria di un confino, utilizzando i documenti che alcuni anni prima erano stati recuperati su iniziativa della Proloco alianese allo scopo di creare un Museo storico su Carlo Levi e che adesso hanno trovato una sistemazione più razionale nella sede della suggestiva Pinacoteca istituita dalla attuale Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco Antonio Colaiacovo.
Ma anche il corposo capitolo che in Migrazioni e migranti, edito da Scrittura & Scritture, ho dedicato al tema “Carlo Levi e l’emigrazione”, intende confermare l’idea dell’autenticit  del rapporto che l’intellettuale torinese continuò ad avere con il Mezzogiorno e la Lucania per tutta la sua vita”.

Cosa significa per lei scrivere?

“Mi è sempre piaciuta la considerazione di chi ha affermato che l’importanza dello scrivere risiede nel fatto che permette a chi scrive di costruire e tenere in vita un dialogo continuo con se stesso e con gli altri.
Io amo spesso ricordare, a me stesso prima che agli altri, che pubblicare un lavoro presuppone la coesistenza nell’animo di chi scrive di un duplice contrastante sentimento, di presunzione e di umilt  un vero ossimoro, dunque. L’autore di una qualsivoglia opera letteraria presume che ciò che egli scrive possa incontrare l’interesse di un numero più o meno grande di lettori, con cui va a dar vita a un dialogo ideale; e per ciò deve avere poi l’umilt  di sottoporsi al giudizio dei lettori, accettandone anche le critiche più aspre”.

Prossimi programmi letterari?

“Sto lavorando intorno all’idea di scrivere una storia del Premio Letterario Nazionale “Carlo Levi”, istituito a Aliano vent’anni fa ad opera della Proloco e del Circolo Culturale “Nicola Panevino” e gestito attualmente dal Parco Letterario “Carlo Levi”, proponendo, oltre alla storia del Premio, che ho avuto la fortuna di vivere direttamente fin dall’inizio, un profilo dei ventiquattro vincitori e delle loro opere. Il lavoro mi sembra intrigante e utile, considerati l’autorevolezza e il prestigio dei premiati da Franco Rosi a Raffaele Nigro, a Piero Guccione, ad Alberto Bevilacqua, a Giuseppe Pontiggia, a Raffaele Crovi, a Gerardo D’Ambrosio, a Stefano Rodot , a Giorgio Montefoschi, a Vincenzo Cerami, a Gianni Oliva, tanto per citarne alcuni. Un vero stuzzicante florilegio, molto rappresentativo del panorama letterario ed artistico del nostro secondo Novecento!”

Nella foto in alto, il professor Colangelo. In basso, piazza Roma ai tempi di Carlo Levi