E’ uscito dalla scena del mondo circa un mese dopo aver compiuto 102 anni, il 13 marzo del 2002.
Cittadino onorario di Napoli dal 1990, Hans Georg Gadamer, uno dei grandi pensatori del Novecento, allievo di Martin Heidegger, è stato un importante punto di riferimento dei borsisti dell’Istituto italiano per gli studi filosofici fondato dall’avvocato Gerardo Marotta. La filosofia greca al centro dei suoi seminari. Soprattutto perch riteneva che, in una societ  dominata dalle tecnologie, l’essere umano avesse bisogno di antichi valori.
Riproponiamo alcuni delle sue opinioni, espresse in un’intervista di Donatella Gallone, tratta da “Napoli verso il terzo millennio” (Proimez editore 1992).

Professore Gadamer, Napoli verso il terzo millennio. Quale sar , secondo Lei, la funzione della cultura e dell’Istituto italiano per gli studi filosofici nei prossimi anni?
L’iniziativa dell’avvocato Gerardo Marotta costituisce una realt  di grande significato nello scenario internazionale. La vita nei paesi industrializzati è diventata anonima. In tutto il mondo. In Germania come in Italia.
Che cosa determinerebbe questo fenomeno?
L’estendersi degli studi nelle universit .. E cambiato lo stile dell’insegnamento. Gli studenti ora devono percorrere un itinerari prefissato. Non sono liberi delle loro decisioni. La laurea finisce per essere il documento del documento. Non c’è esame senza documento. A miei tempi era tutto diverso.
E come si colloca in questo contesto l’Istituto italiano per gli studi filosofici?
L’istituto interrompe questa anonimia. Il docente diventa realmente un partner. A Napoli anch’io ho molti appuntamenti con i borsisti. Molte conversazioni. Come nei congressi scientifici. Dove l’elemento rilevante non sono le conferenze, i discorsi pubblici, ma gli incontri nei corridoi.

Un modello da imitare?
Spero che vengano fondati istituti dello stesso tipo un po’ dovunque.. Con un rapporto di collaborazione con l’Universit . A Napoli e altrove. Perch sono due attivit  che si completano a vicenda una a più ampio raggio e l’altra delimitata a un uditorio selezionato.

Istituti di questo tipo, dunque, come punti di riferimento culturale?
Certo, perch l’Istituto fondato dall’avvocato Marotta non è solo un istituto filosofico. La fascia di interessi è ampia, come inesauribile è l’energia dell’avvocato che estende la sua attivit  in vari campo. Naturalmente non posso raccomandare di far nascere un secondo avvocato, ma sarebbe questa la formula più efficiente…Ironia a parte, questa istituzione è un paradigma per altre realt .

C’è chi considera l’Istituto troppo elitario… Che rapporto può avere con la realt  urbana, per il suo progresso e sviluppo?
Elitario, senza dubbio. Ma la democrazia è una forma elitaria. Non può progredire senza lite… La vita moderna è in grande misura automatizzata. E’ difficile proiettare questo processo solo verso il bene. L’automatizzazione incapsula tutto in regole. Ecco perch i giovani di oggi sono pessimisti. Perciò è necessario dare vita a nuove lite… Per combattere il despota dei nostri giorni, la burocrazia, una gerarchia con un trono vuoto.
Il problema di Napoli, per alcuni intellettuali, è la costruzione di una nuova classe dirigente…
Uno dei fenomeni più interessante cui abbiamo assistito in questi ultimi tempi è la deregulation avviata dall’ex presidente Ronald Reagan. Non era un grande leader ma aveva la spontaneit  dell’outsider. Un uomo di ieri con una grande apertura verso il futuro. Reagan ha verificato la forza trainante delle cose non prescritte, non prestabilite. E gli italiani hanno, in quest’ambito, un talento naturale.
E a Napoli… Qual è il rapporto tra cultura, creativit  ed effetto stimolante?
C’è un collegamento molto stretto. La regola, al contrario, ha la forza di rendere superflue iniziative e immaginazione. Questa carenza è il dramma dell’est. Il sistema comunista era estremamente dogmatico. Tutti dovevano adeguarsi alle condizioni date, nessuno poteva cerarne nuove. La Repubblica democratica tedesca era uno stato burocratico fino in fondo. La ragione era imprigionata, paralizzata…

Nella foto di Enzo Barbieri, il filosofo Han Georg Gadamer, padre dell’Ermeneutica, con Antonio Gargano, segretario dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici