Quante volte sar  capitato di stare in piedi, d’avanti a un’opera d’arte o seduti, guardando la pagina di un libro che la ritrae e pensare, dopo magari anche una lunga e attenta riflessione “mah, questo lo saprei fare anche io”. Potrebbe sembrare presunzione, ma quel pensiero, quell’esclamazione a volte detta anche con tono esasperato è invece perfettamente normale, perch a volte non capiamo il senso di quello che vediamo o quello che l’artista ha voluto esprimere ci è oscuro oppure, semplicemente, tante volte basta trovare una galleria che esponga quello che fai per passare per artista. Quest’ultimo, in particolare, sembra essere il problema che circonda l’arte moderna, l’arte contemporanea, che guardiamo con occhio forse troppo critico, addirittura prevenuto, causa di lapidari giudizi tuttavia non sempre errati. Ma il pensiero galeotto, “Questo lo saprei fare anche io”, a quanto pare non è sempre testimone di critiche negative e di opere incomprese, può infatti diventare effettivamente motore di iniziative volte a promuovere la stessa arte contemporanea, a rivalutarla, a darle linfa nuova e nuova visibilit , quando chi quel famoso pensiero lo ha partorito, decide di prendere cazzuola, scalpello, pennello in mano e dar sfogo alla propria vena artistica.
QUESTO LO SAPREI FARE ANCH’IO
Ed è per questo che nasce “Un’opera per il Castello. Questo lo saprei fare anch’io. Il contemporaneo ricerca il suo pubblico, concorso per giovani artisti indetto dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della citt  di Napoli, in collaborazione e con il sostegno del Servizio V della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee, nell’ambito del Piano Arte Contemporanea. Il concorso, preludio a una mostra che si terr  dall’11 maggio (inaugurazione alle 18) al 4 giugno nella cornice meravigliosa di Castel Sant’Elmo, si propone quindi come una vetrina eccezionale per gli artisti emergenti bisognosi non solo di visibilit , ma anche di vedere riconosciuto il loro operato, importante per la crescita culturale di tutto il territorio. Ed è proprio in questo senso che va ad inserirsi questo progetto, nell’ottica della valorizzazione e divulgazione dell’arte contemporanea che viene ormai svolta da anni nei musei napoletani e che vede Castel Sant’Elmo, dopo gli imponenti lavori di restauro e la sua restituzione allo spazio urbano, protagonista assoluto attraverso la realizzazione di numerosi eventi, mostre e manifestazioni.
ANASTATICA SENSIBILE
Protagonista della mostra, assieme ai progetti degli altri dieci finalisti (Alessio Ballerini e Pietro Riparbelli, “Castle Sound”; Giulia Beretta, Francesca Borrelli e Silvia Lacatena, “Altalene”; Fabrizio Cotognini, “MigrazioneImmigrazione”; Giulio Delvè, “Cambiamento di paradigma”; Francesco Fossati, “Follow me, without exception”; Michele Giangrande, “Arca”; Domenico Antonio Mancini, “30 22 8070”; Mariagrazia Pontorno, “I guardiani del castello”; Antonella Raio, “The Bridge”; Cristiano Tassinari, “26 letters”) sar  “Anastatica Sensibile”, di Daniela Di Maro, opera vincitrice del concorso. Si tratta di una piattaforma in legno posta in alto, da cui pendono innumerevoli tubi trasparenti in pvc. Ognuno di questi ultimi sorregge, una Rosa di Jericho. L’irrigazione casuale delle piante, regolata da un sensore di movimento e da un software apposito, è determinata dal passaggio dei visitatori della sala che saranno quindi non solo spettatori, ma protagonisti, partecipi dell’opera stessa che stanno ammirando, aiutati da una luce led che illuminer  la Rosa che si sta schiudendo relativa al loro passaggio. Una menzione speciale da parte della giuria (composta da giovani, storici dell’arte, professori universitari e dell’Accademia di Belle Arti, galleristi, curatori, esperti del settore e rappresentanti di realt  che interagiscono con le giovani generazioni di artisti, oltre che da un rappresentante della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee) l’ha meritata poi “Follow me, without exception”, progetto di Francesco Fossati volto a coinvolgere il pubblico del museo in maniera diretta, consistente in una performance per cui ogni singolo visitatore verr  preso per mano e condotto per il percorso del museo da una persona diversamente abile. Alcuni visitatori verranno poi fotografati durante il tragitto percorso mano nella mano con i loro accompagnatori e da questo materiale fotografico verranno scelti tre scatti che verranno esposti durante la mostra del progetto, diventando al tempo stesso documentazione della performance ed opera d’arte che mette il pubblico in una posizione centrale.
IL RUOLO DELLO SPETTATORE
E sembra proprio questo il nodo centrale della faccenda, il motivo su cui basare l’arte contemporanea nel tempo dei social network, dei touch screen e della comunicazione globale l’interattivit . Il linguaggio artistico muta, si evolve in contemporanea con le esigenze del pubblico, del nuovo pubblico ch            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«e, evidentemente, non si accontenta più di quello che si può solo vedere, sentire o toccare, un pubblico che sente superate le distinzioni tra le arti e, soprattutto, la distinzione tra artista e spettatore, un pubblico, insomma, che vuole sentirsi parte di quello che sta vedendo, toccando o sentendo, che vuole viverlo, che vuole esserne quanto più possibile il protagonista. Ed allora il contemporaneo cambia, “cerca il suo pubblico”, sperimentando, confrontandosi con la complessit  dei nostri tempi e con il capovolgimento di fronte che vede i fruitori dell’opera non più come semplici spettatori, ma come sua parte integrante, sempre pronti a pensare, ma ora anche determinati a dimostrare che “questo lo saprei fare anch’io”.

In foto, l’opera vincitrice