Dalla sua espressione trapelava l’amaro. Era seduto al tavolino di un caff, solo. Stingeva tra le mani una sigaretta che fumava avidamente. Il fumo circondava la sua figura, si guardava intorno, i suoi occhi erano quasi gialli. Davanti a s aveva un piccolo quaderno rivestito di cuoio scuro. Sembrava senza ispirazione. Chinava il capo sul foglio scriveva per dieci minuti, poi, alzato il capo, strappava il foglio e ricominciava. Quel giorno il tempo era molto brutto.
Questo poeta era abbastanza conosciuto in citt , il suo nome era Firmaci. Era un cliente fisso del caff Amato. Sedeva abitualmente in quel posto. Il caffè era strutturato con un ampia sala centrale, al centro c’era il bancone e si tre lati i tavoli, una parte di questi affacciavano su delle finestre che davano sulla strada. Firmaci occupava sempre l’ultimo tavolino vicino ai finestroni; da l aveva un ottima visuale sia nella sala sia sulla strada. A volte lo si vedeva in compagnia di amici, sempre gli stessi. Portava abiti fuori moda, sembrava che vestisse a caso anche se conservava un proprio stile: cappotto lungo e un capello largo erano elementi fissi.
Oggi penso che sia di cattivo umore, non l’ho visto salutare nessuno. Sta bevendo un t da circa quindici minuti e ad ogni sorso ritorna sul suo viso la solita espressione. Lui mi conosce. Decido quindi di avvicinarmi.
“Salve!”
“Buongiorno caro, come si va?” rispose con tono affabile.
“Beh, solitamente a questa domanda rispondo con un benino ma quest’oggi le dirò che va male.”
“E come mai?”
“Cosa le dovrei dire? Forse il tempo, forse il poco sonno, o semplicemente il mio maledetto carattere.”
“Senti un po’. Questo s che è interessante. Cos’ha il suo carattere che le ha fatto venire a noia questa giornata?” rimasi un po’ perplesso dal tono della sua risposta.
“Diciamo che sono propenso alla malinconia e poi sono molto lunatico.” Dissi in modo schietto.
“Lunatico… beh anche io lo sono quindi la capisco bene.”
“Anche lei non ha un’aria felice stamane, cosa le è accaduto?”
“Eh, questa è una bella domanda! E la risposta necessita un’altra domanda: cosa intende per accaduto?”
Rimasi un po’ stupito dalla sua domanda e mi sembra più un modo per raggirami che un interessamento sincero.
“Cosa le è successo? Ha incontrato un creditore? Non si sente bene?”
“Eheheh… a me non capitano mai queste fortune! Lei ha indovinato il mio stato d’animo ma non certo la causa. Purtroppo a me capita di vivere più che la vita la sua proiezione. Quindi di tanto in tanto inciampo in qualche pensiero, mi scontro con qualche concetto.”
“Se permette dovrei ridere io…”
“Oh, è bene che lo faccia!” e un sorriso apparve sul suo volto.
“Stavo scherzando” risposi con tono serio.
“No, io non stavo scherzando”.
“E quindi con quale pensiero ha combattuto oggi, signor Firmaci?”
“Mi dispiace ma non saprei dirle quale o quali pensieri si sono presentati, ma le assicuro che quando non riesco a scrivere mi innervosisco molto e di solito in questi giorni i pensieri si presentano senza successione logica, uno più folle di un altro.”
“Anche io scrivo, lo sa? Però se l’ispirazione non c’è evito, perch non fa come me?”
“E cosa sarebbe quest’ispirazione? Una musa le si presenta, la prende il braccio e le scrive i suoi versi?” disse con tono provocatorio.
“Questa potrebbe essere un’immagine poetica di quello che si chiama ispirazione.”
“Ne vuole una meno poetica? Bene. Lei, a quanto ho capito, quando sente questa strana sensazione corre al tavolo lasciando ogni cosa che sta facendo e vomita parole… mi sono avvicinato meno poeticamente?” a queste parole rimasi veramente stupito…
“Diciamo che questa è poco poetica, ma rende l’idea. Quando un pensiero mi sfiora, e ne sono catturato, affascinato, scrivo.”
“Mi scusi, mio caro, ma penso che questo sia tutto fuorch poesia.”
Le parole di questo strano uomo cominciavano a darmi fastidio.
“E perch? Lei, che tutti chiamano poeta, cosa può dirmi della poesia?” volevo ingannarlo, portarlo all’errore.
“La poesia, cos come la prosa, non può avere delle regole assolute, precise. Sarebbe follia! Purtroppo in qualche tempo molti folli si accanirono a dettare regole poetiche della consistenza della polvere. Di sicuro le posso dire che l’ispirazione ha un ruolo non-primario, o meglio, l’ispirazione può suggerire un idea, ma di certo la tecnica poetica è quella veramente importante.”
“Non so se ringraziarla o mandarla al diavolo…”
“Che bello, ne sono onorato…” rispose interrompendomi.
“E comunque”continuai “ora la devo lasciare, è stato un piacere.”
“Il piacere è tutto mio.”
Mi alzai e chiedendo permesso mi allontanai. Andai dove avevo lasciato il mio cappotto.
Uscii dal locale, la temperatura si era abbassata rispetto al mattino e quasi non sembrava di essere a ottobre. Mi incamminai senza una meta precisa, nelle ultime luci del meriggio, seguendo la strada. Le persone si affrettavano sotto la pioggia mentre io godevo a sentire l’acqua che            6                  «    oè è á trapelava nelle mie scarpe. Affondai il piede fino in fondo, quasi a strizzare il calzino umido, un brivido percorse la mia schiena.

GIOVANI(SSIMI) AUTORI

Carlo Baghetti (21 anni) è iscritto alla facolt  di lettere moderne dell’Universit  Federico II di Napoli. Curatore di eventi artistici, è appena partito per Parigi dove rester  per nove mesi grazie a una borsa di studio del progetto Erasmus