Antonello Tolve /Vorrei partire da un tuo ricordo di Filiberto.
Bianca Menna / Filiberto, laureato in medicina, aveva una formazione culturale artistico/letteraria, iniziata in giovanissima et  (tra i 14 e i 17 anni) con la lettura dei classici italiani e stranieri. Tale lettura era stata pilotata da Tullio e Francesco Lenza, due dei tanti cugini materni molto più grandi di lui, con i quali instaura un colloquio culturale fitto e duraturo nel tempo che gli apre la mente al confronto critico dei generi letterari e artistici anche interpretati dal punto di vista psicoanalitico.
Un ricordo fulgido degli anni ’50… la sua spericolata intuizione che lo porta ad attribuire a Masolino un dipinto di Masaccio sito nella Chiesa di S. Clemente a Roma e a inviarne il saggio a Roberto Longhi, uno dei massimi esperti del settore. Longhi pur non essendo d’accordo con le sue argomentazioni, lo invita a Firenze per un colloquio (aveva capito che in quel giovane c’era della stoffa..) e gli pubblica il famigerato saggio sulla Fiera Letteraria da lui diretta.

AT / Da quale riflessione nasce la volont  di istituire una Fondazione e quali sono state le linee guida, le varie anime seguite nella stesura di questo progetto dedicato, appunto, alla figura di Filiberto Menna?
BM /grazie a mio suocero che, immediatamente dopo la scomparsa di Filiberto, siamo riusciti a convincere una serie di istituzioni ad avvicinarsi e credere nel nostro progetto. La Fondazione nasce dal desiderio di ricordare la sua figura all’interno di una citt , Salerno, in cui ha operato non solo come docente universitario (non dimentichiamo che a Salerno è stata istituita la prima cattedra di Storia dell’arte contemporanea e che Filiberto, ricoprendone il ruolo di docente, è stato il primo docente, in Italia, ad insegnare questa disciplina rivolta al presente) ma anche come intellettuale di respiro internazionale. Le varie anime seguite nel progetto seguono le passioni e le attitudini di Filiberto.
Oggi, accanto alla sede di Salerno la Fondazione ha anche uno spazio su Roma. La scelta di aprire l’orizzonte anche sull’ambiente romano è stata definita, ancora una volta, dalle scelte di Filiberto, dalle citt  in cui è vissuto.

AT / La Fondazione nasce, almeno da un punto di vista istituzionale, nel 1989. Anche se soltanto nel 1993 sono state avviate, dopo aver ordinato la biblioteca, tutta una serie di attivit  trasversali al luogo di studi. Tra i vari incontri ce ne sono alcuni che ricordi con particolare interesse?
BM / Ordinare la biblioteca è stato soltanto il primo passo. Come ricordi la fondazioni dal 1993 ha avviato tutta una serie di progetti e di attivit . La trasversalit  è dettata dal fatto che gli interessi di Filiberto sono stati sempre trasversali. Oltre ad ospitare alcuni amici tra questi Gillo Dorfles, Alberto Boatto, Achille Bonito Oliva, Lea Vergine, Tommaso Trini e Renato Barilli la fondazione a organizzato, negli anni, alcuni convegni internazionali. Filiberto Menna. Il progetto moderno dell’arte (a cura di Achille Bonito Oliva e Angelo Trimarco) assieme ai vari incontri di Arte di Sera e ad altre manifestazioni, ne è esempio luminoso.

AT / Giulio Carlo Argan è stato il primo presidente della Fondazione. Quale è stato il suo interesse e il suo operato all’interno dell’istituzione salernitana e quale quello dei successivi presidenti?
BM / Quando comunicai a Giulio Carlo Argan che era intenzione della famiglia Menna dare vita a una fondazione dedicata a Filiberto ne fu felice, entusiasta e prodigo di consigli. Era stato sindaco di Roma e come uomo di cultura e politico aveva gi  avvertito l’esigenza di una cultura fattuale che potesse permeare tutti gli strati sociali partendo dal territorio e dalle scuole di ogni ordine e grado per il coinvolgimento di un pubblico più vasto multietnico e multiculturale. Con slancio accolse la nomina a primo Presidente della Fondazione Filiberto Menna, successivamente attribuita agli illustrissimi Achille Mango, Giuseppe Cantillo e Angelo Trimarco che con il loro lavoro hanno dato lustro e notoriet  alla Fondazione sia in Italia che all’estero.

AT / Chiuderei con un altro ricordo legato non tanto alla persona, ma al critico d’arte, al teorico.
BM / Filiberto, da osservatore attento qual era del mondo dell’arte ha saputo cogliere il cambiamento profondo della realt  sociale, politica ed economica, da cui l’uomo contemporaneo e l’arte inevitabilmente vengono condizionati.
Nel suo percorso di critico d’arte militante ha sempre adottato per le sue riflessioni, una metodica analitica capace di mettere in luce l’effettiva realt  dell’arte e la relazione di questa con le sue origini storiche. Il suoi lavoro e i suoi scritti, che purtroppo si sono conclusi nel 1989, sono ancora oggi estremamente attuali per l’intuizione di una dinamica tuttora attiva che si muove fra l’esigenza del nuovo, e la volont  di progettazione e costruzione, dove il processo è più impo            6        rtante dell’opera finita.

Nella foto, da sinistra / Gillo Dorfles, Bianca Menna e Angelo Trimarco in occasione degli incontri Figure dell’Arte 1950-2000, Sede della Fondazione, Salerno 2005.