Quando ho cominciato a lavorare con Ornella Falco mi colpiva la singolarit  con cui risolveva il confronto tra il ruolo istituzionale e quello creativo di impronta personale, confronto non sempre facile, e i risultati che riusciva a raggiungere. L’ortodossia che connota un lavoro spesso impone una sorta di spersonalizzazione del soggetto che lo realizza nella sua essenzialit  a favore di clich, anche collaudati, ma che alla lunga si rivelano ripetitivi e monotoni.
La burocrazia si fonda su questi presupposti, assumendo che la formalizzazione veste l’universo documentale pubblico di quella ufficialit  che gli si addice e quindi riconosciuta dall’intero stato. Ma fare informazione pone il soggetto che lavora di fronte a un bivio seguire le regole segmentate tipiche di chi fa informazione, ossia rapida espressione di eventi in una sorta di elegiaca ma fedele sintetizzazione dei fatti, o esprimere il proprio pensiero e, senza alterare la notizia, dire la propria.
Noi, pur restando ancorati al ruolo di operatori pubblici, abbiamo scelto di lasciare la nostra impronta nel lavoro che quotidianamente svolgiamo come Ufficio Stampa e abbiamo scelto di essere dei promoter di immagine nel pubblico, in quanto Public relation e in quanto persone, curando il rapporto con i giornalisti, che a loro volta hanno regole che seguono o che personalizzano con esigenze lavorative diverse e con le quali è necessario in qualche modo confrontarsi e con aspettative di semplificazione che costringe spesso a tagliare, limare, aggiustare, per raggiungere il risultato voluto.
Questo confronto nel tempo crea intese e, potremmo dire, un feeling che in certi casi suona come un marchio doc che riduce i rischi di una cattiva informazione o di notizie false e rappresenta una fonte continua cui attingere, come un archivio, quando si vogliono riempire pagine o limitare vuoti di idee. Cos negli anni, ed è quello che continuiamo a fare ogni giorno, rispondiamo alle esigenze di pubblicizzazione di eventi realizzati nell’Istituzione dall’Istituzione, ma anche da artisti moderni che sfidano le convenzioni e amano confrontarsi con l’antico, e tutto questo grazie all’enfatizzazione che mettiamo in tutte le cose che facciamo in un lavoro di ibridicit , tra l’essere redattoriali, con le proprie idee, e formali con quanto avviene nel panorama più vasto del programma ministeriale.
Personalmente ho sempre coltivato la discrezionalit  nel rapporto con i giornalisti che sono i nostri destinatari di riferimento per dare risalto a quanto viene realizzato non solo nel Museo Archeologico di Napoli ma nell’intero territorio della Soprintendenza per i beni Archeologici, cercando di dare la massima disponibilit  e fornendo risposte alle loro richieste, ovviamente nei limiti di quella segretezza negli atti d’ufficio sancita dal superiore ministero.
Ancora oggi l’Ufficio Stampa e P.R., pur tra mille difficolt , in primis i ricorrenti passaggi identificativi degli accorpamenti e dei distacchi degli ultimi anni, svolge un ruolo fondamentale per il rilancio e la valorizzazione del patrimonio culturale, oltre che per la diffusione e la pubblicizzazione di tutte quelle iniziative che ogni anno vengono programmate e che richiedono un costante impegno da parte nostra.
I risultati sono visibili attraverso il sempre maggiore coinvolgimento di Istituzioni Pubbliche (Scuola ed Enti e Organizzazioni Territoriali e Nazionali) e Organizzazioni Private (Associazioni e Agenzie), oltre che Artisti, Artigiani e soggetti giovanili che si affacciano al mondo dell’arte. Dietro le manifestazioni, realizzate o che si realizzano, c’è un grandissimo e paziente lavoro organizzativo e una pianificazione che coinvolge molti soggetti e, in tutta modestia, crediamo che il lavoro svolto dal nostro Ufficio, come pure dal Servizio Educativo, sia di notevole rilevanza per il completamento del vasto mosaico rappresentato dalla cultura italiana e dalle istituzioni che proprio dal paziente, e spesso sapiente, lavoro di molti costruiscono la fitta ragnatela di funzioni utili alla sopravvivenza di uno Stato.

Nella foto, Paolo Poli e Giuliana Gargiulo nel dibattito/incontro organizzato al Museo archeologico